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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Il caso

Con i passaporti dorati (non solo per i russi) l'Ue ha incassato 22 miliardi di euro

La Commissione europea ha chiesto agli Stati di abrogare i programmi di cittadinanza e residenza destinati agli investitori. Di cosa si tratta e quanto valgono

I governi mettano fine ai passaporti e ai visti d'oro. È la richiesta lanciata dalla Commissione europea con una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad abrogare "immediatamente" i programmi di cittadinanza che consentono a ricchi investitori di Paesi terzi di ottenere il lasciapassare nell'Ue, in cambio chiaramente del loro lauto contributo all'economia locale. Si tratta di una pratica in uso da tempo in 14 Stati dell'Unione. Attivisti anti-corruzione e difensori dei diritti umani ne chiedono da tempo lo stop, sostenendo che dietro questi documenti "dorati" si nascondano spesso attività criminali e di lobby da parte di oligarchi e sodali di regimi autoritari. Ma gli appelli finora erano caduti nel vuoto, anche perché tali programmi di cittadinanza hanno portato circa 22 miliardi di euro di soldi freschi nel Vecchio Continente. 

La raccomandazione di Bruxelles

Le cose potrebbero cambiare con la guerra in Ucraina. Il Parlamento europeo, infatti, ha approvato una risoluzione in cui impegna gli Stati membri a porre fine a tali programmi sottolineando come i visti d'oro stiano vanificando alcune delle sanzioni Ue nei confronti della Russia, per la precisione le sanzioni individuali comminate a centinaia di cittadini russi, oligarchi e politici, a cui stono stati congelati i beni e i conti detenuti nei Paesi Ue. Tali misure, però, non si applicherebbero a chi ha ottenuto la cittadinanza in uno Stato membro. Secondo le stime ufficiali, si tratterebbe di circa 30mila russi.

La Commissione lo ha ribadito nella sua raccomandazione, sottolineando come alcuni cittadini russi e bielorussi che "sostengono in modo significativo la guerra in Ucraina" potrebbero aver acquisito la cittadinanza nell'Ue, e quindi il diritto di circolare liberamente nello Spazio Schengen. Per il commissario alla Giustizia Didier Reynders, "i valori europei non sono in vendita. Riteniamo che la vendita della cittadinanza mediante 'passaporti d'oro' sia illegale a norma del diritto dell'Unione, metta in grave pericolo la nostra sicurezza e apra la strada alla corruzione, al riciclaggio di denaro e all'elusione fiscale".

A dirla tutta, non è la prima volta che la Commissione si è attivata contro i visti e i passaporti d'oro: nell'ottobre 2020 ha avviato procedure di infrazione contro Malta e Cipro per i rispettivi programmi in materia e ha invitato la Bulgaria a fornire maggiori informazioni sul suo programma di cittadinanza per gli investitori. Ma il fenomeno non riguarda solo loro.

Chi ci guadagna

Secondo uno studio del Parlamento europeo, ci sono due tipologie di programmi in Europa: i programmi di cittadinanza (Cbi), con cui si ottiene il passaporto (più ambito), e quelli di residenza mediante investimenti (Rbi), che concedono invece dei visti. In entrambi i casi il meccanismo è lo stesso: l'ottenimento della cittadinanza o del permesso di soggiorno è legato agli investimenti fatti su imprese, proprietà e titoli di Stato, che vanno da un minimo di 10mila euro in Lettonia ai 2 milioni richiesti da Cipro. 

Dal 2011 al 2019, hanno beneficiato di tali schemi circa 132mila persone di tutto il mondo, facendo guadagnare ai Paesi che li hanno utilizzati circa 21,8 miliardi di euro. In totale, sono 14 gli Stati Ue a prevedere questi programmi: Malta, Cipro e Bulgaria sono quelli che hanno adottato i Cbi, che sono gli schemi più ambiti perché danno la cittadinanza, che di fatto è una cittadinanza Ue. Ci sono poi altri 9 Paesi, come l'Italia, che hanno schemi Rbi, che sono quelli con il più alto numero di domande accettate, con circa 100mila permessi di soggiorno rilasciati. 

In generale, oltre la metà di visti e passaporti dorati hanno riguardato cittadini cinesi e russi. I cittadini cinesi predominano tra i partecipanti agli schemi Rbi, con ben 55mila permessi di soggiorno rilasciati. A seguire russi e cittadini dei Paesi ex Urss, con un totale di circa 20mila visti. I cittadini russi predominano invece tra i partecipanti alla Cbi, rappresentando oltre il 45% di tutte le cittadinanze rilasciate. Sapere con certezza quanti e quali siano i beneficiari di tali programmi non è facile. Sia il Parlamento, sia la Commissione europea hanno lamentato più volte la mancanza di trasparenza da parte degli Stati membri, oltre che i rischi legati a corruzione e riciclaggio. Per esempio, a Malta i passaporti dorati erano finiti al centro delle polemiche dopo l'uccisione della giornalista Daphne Caruana Galizia, che aveva indagato sui presunti scambi di favore tra politici e oligarchi (anche russi) favoriti da questo schema.

I casi più noti

Tra i casi noti di beneficiari, i media e organizzazioni come Transparency international hanno scovato il patron del club di calcio Monaco, Dmitry Ryboloblev, e il suo ex vice e oggi procuratore sportivo Vadim Vasilyev. O ancora Arkady Volozh, fondatore di Yandex, il "Google russo" e Dmitry Doykhen, creatore di Sportmaster, catena di giornali sportivi molto nota in Russia. Ci sarebbe anche una figlia dell'ex presidente Boris Eltsin, oltre a diversi oligarchi (ma sono solo sospetti) legati al cerchio magico di Putin. Tutti i nomi citati hanno ottenuto passaporti maltesi o ciprioti.

Per capire l'importanza per Malta e Cipro dei Cbi bastano alcuni dati: nel 2019, gli investimenti legati a tali programmi hanno rappresentato rispettivamente il 2,1% e il 4,5% del Pil di questi due Paesi. Anche chi ha promosso gli Rbi ha fatto buoni affari: il Portogallo ha incassato negli anni 5 miliardi di euro, sempre secondo le stime del Parlamento Ue, seguito da Spagna con 2,7 miliardi, e la Grecia, con 1,9. E l'Italia? Nel nostro Paese una legge del 2017 prevede che chi investe almeno 500mila euro in una start-up innovativa, o 1 milione di euro in una grande azienda o per finalità benefiche, o 2 milioni in buoni del Tesoro può ottenere il permesso di soggiorno. Non è chiaro quanti cittadini stranieri abbiano ottenuto tali documenti (neanche il Parlamento europeo è riuscito a ottenere tali dati). Secondo una inchiesta dell'Irpi, sarebbero almeno 10, per un incasso di 11 milioni di euro.

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