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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Economia

Nuove miniere "sostenibili" e più riciclaggio per non restare senza batterie in Europa

La proposta del Parlamento Ue per ridurre la dipendenza da Paesi terzi di materie prime critiche. Il nodo è l'inquinamento prodotto dall'estrazione

Ogni anno, l'Europa importa materie prime per una spesa complessiva di 31 miliardi di euro. E la transizione ecologica aumenterà non poco la domanda di una parte consistente di queste materie, quelle considerate "critiche" perché vitali per settori centrali per l'economia, dalle batterie delle auto elettriche alle energie rinnovabili, passando per le diverse tecnologie digitali, la difesa e l'aerospazio. Secondo la Banca mondiale, la produzione di minerali come grafite, litio e cobalto, dovrebbe aumentare di quasi il 500% entro il 2050 per soddisfare le nuove esigenze. Ma nell'Ue l'80% di materiali come il litio proviene da Paesi terzi, con i quali, tra l'altro, i negoziati commerciali sono spesso complessi. Cosa fare? Una risposta è arrivata al Parlamento europeo, che ha proposto una strategia basata su tre punti centrali: diversificazione dell'approvvigionamento, apertura di nuove miniere e potenziamento della filiera del riciclaggio.

Cosa sono le materia prime critiche

Il testo, approvato dalla plenaria di Strasburgo, riguarda le "materie prime critiche" (Crm, Critical raw material). La Commissione europea ha inserito in questa categorie 30 materie. Di queste, solo 3 sono attualmente estratte in buona quantità nel territorio Ue (il 50% della domanda è coperta da miniere europee), mentre ben 17 hanno un tasso di dipendenza da Paesi terzi pari all'80%. Tra queste ci sono il litio utilizzato nelle batterie delle auto (attualmente, la fonte intern principale è il Nord del Portogallo), l'indio utilizzato nei semiconduttori e il cobalto utilizzato nelle turbine a reazione. Per le terre rare, poi, che sono sempre più centrali per l'elettrificazione dei trasporti, dipendiamo quasi per il 100% dalla Cina.

La dipendenza dell'Europa

La dipendenza da Paesi terzi è un problema non tanto sotto il profilo dei costi, quanto della sicurezza dell'appovvigionamento: "Questi minerali - si legge in uno studio del Parlamento europeo - sono disponibili solo in una manciata di Paesi, alcuni dei quali sono noti per avere un ambiente economico e politico impegnativo. Si può dire che esiste una tensione intrinseca tra due gruppi di Stati: da un lato, i Paesi generalmente più ricchi ma dipendenti dai Crm cercano di garantire il loro accesso a quei materiali al fine di soddisfare la loro domanda sempre crescente a prezzi vantaggiosi. D'altra parte, i Paesi ricchi di Crm, che sono spesso meno sviluppati, cercano di generare i massimi ricavi da quei materiali e di impiegarli entrambi per perseguire i propri obiettivi, che possono variare dal sostegno allo sviluppo locale a una maggiore influenza geopolitica". Queste tensioni hanno portato a numerose controversie a livello dell'Organizzazione mondiale del commercio, e la concorrenza globale è destinata a essere sempre più feroce, secondo lo studio del Parlamento.

La strategia del Parlamento

L'Eurocamera propone dunque di fare innanzitutto i conti con questa situazione di conflitto globale e di diversificare le fonti di approvvigionamento. In secondo luogo, la strategia punta sul riciclaggio dei rifiuti. Potenziare il recupero e il riuso "è cruciale - dicono i deputati - data la presenza significativa di Crm nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero migliorare i loro sforzi per raccogliere e riciclare correttamente i prodotti a fine vita con Crm, invece di accumularli nelle case e nelle discariche, o incenerirli". Secondo gli eurodeputati, "sono necessari controlli più severi delle esportazioni dell'Ue di prodotti chiave di rifiuti Crm" e chiedono l'istituzione di una nuova task force per coordinare le attività nazionali sui Crm.

Queste azioni, nella strategia globale, servono a contenere la domanda e a rendere più sicura la catena di approvvigionamento. Ma lo stesso Parlamento ammette che non saranno sufficienti ad affrontare la crescente necessità di Crm. Ecco perché il testo chiede "di esplorare le possibilità di approvvigionamento sostenibile negli Stati membri ricchi di tali materie". La misura è formulata in modo non perentorio e una ragione c'è: l'estrazione di queste materie comporta non pochi problemi sotto il profilo ambientale. Per esempio, l'estrazione di cobalto e terre rare comporta la produzione di sostanze altamente inquinanti e persino di scorie nucleari. Come rendere tali processi sostenibili visti gli alti standard europei? La strategia non lo dice, ma passa la palla agli Stati membri, esortati "a rendere i loro processi di autorizzazione per i progetti di prospezione e approvvigionamento più efficienti in termini di tempo e trasparenti, senza abbassare gli standard ambientali e sociali".

E sta qui la vera grande sfida. Secondo la Commissione europea, i giacimenti di materie prime critiche nell'Ue ci sono, soprattutto in Portogallo, Spagna, Svezia, Finlandia, Francia, Austria e Slovacchia. Anche in Italia sono individuati alcuni giacimenti. Trasformarli in nuove miniere, secondo la Commissione, potrebbe portare 700mila posti di lavoro in più. Ma bisogna capire come conciliare l'estrazione con l'ambiente. Una questione che sarà sempre più dibattuta ai tavoli di Bruxelles, e non solo.

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