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Domenica, 26 Maggio 2024
Disinformazione / Polonia

Cos'è questa storia della nuvola radioattiva verso l'Europa

Mosca sostiene di aver colpito un deposito di uranio impoverito in Ucraina, generando una nube tossica. Sui social è scattato l'allarme. Cosa c'è di vero

"Un deposito di munizioni all'uranio impoverito inviate dall'Occidente è stato distrutto da un bombardamento russo e come conseguenza si è formata una nube radioattiva che si muove verso l'Europa". Lo scrivono le agenzie stampa russe, riportando le parole del capo del Consiglio di sicurezza di Mosca, Nikolai Patrushev. Secondo Patrushev, un aumento dei livelli radioattivi è già stato rilevato in Polonia. La notizia, ripresa anche da media occidentali come lo statunitense Newsweek, ha fatto presto il giro del web, spinta da post, con tanto di grafici allegati che mostrano l'aumento delle radiazioni radioattive nella città ucraina di Khmelnytsky, laddove si sarebbe originata la nube. Questi grafici, secondo la Paa, l'agenzia polacca per l'energia atomica, sono reali. Il rischio di una contaminazione in Europa, dunque, è reale?

La risposta l'ha data la stessa Paa: si tratta di una fake news. La Polonia, come il resto dell'Europa, non è sotto la minaccia di una nube tossica. Come dimostra la mappa attuale del Sistema europeo di monitoraggio delle radiazioni (Eurdep), che riportiamo qui sotto. La situazione, almeno sotto il profilo delle radiazioni radioattive, è sotto controllo anche a Khmelnytskyi. Qui, in effetti, il 13 maggio scorso si sono verificati dei bombardamenti da parte di alcuni droni russi che hanno ferito 21 persone e hanno colpito una struttura infrastrutturale critica, hanno riferito le autorità di Kiev. Questa infrastruttura, hanno detto altre fonti riportate dall'emittente polacca Tvn24, sarebbe un deposito di munizioni. Fin qui, le informazioni ufficiali polacche coincidono con quelle russe. Del resto, la disinformazione si basa di norma su un fondo di verità.

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Il problema della notizia riportata dalle agenzie stampa di Mosca è che non porta altri dati a sostegno della sua veridicità se non le parole di Patrushev. Al contrario, Tvn24 ha chiesto conferme alla Ppa. L'agenzia polacca per l'atomo ha innanzitutto escluso un aumento delle radiazioni in Polonia. Si è poi espressa sul grafico che circola sui social, in cui si mostra un aumento delle radiazioni elettromagnetiche nella città ucraina di Khmelnytsk. Il grafico è corretto, dato che proviene dai dati dell'Eurdep. Peccato che tale aumento risalga all'11 maggio, ossia due giorni prima dell'attacco dei droni russi: in quel giorno, la radiazione nella zona è passata da circa 100 a oltre 140 nano Sievert all'ora (il Sievert è l'unità di misura usata per calcolare l'impatto delle radiazioni sull'uomo). Questo incremento, sempre secondo la Paa, non solo non costituisce un pericolo, ma non è in alcun modo collegabile alla "presenza di uranio impoverito". Semmai, esso "è caratteristico dei processi naturali che si verificano, ad esempio, durante le precipitazioni".

Ma perché dunque il collegamento tra uranio impoverito e l'attacco (reale) a Khmelnitsky? Una prima ragione è che in questa città ucraina si trova una centrale nucleare. La Paa ha chiesto all'autorità di regolamentazione nucleare ucraina (Snriu) la situazione in questa struttura e nelle sue vicinanze. "Nella risposta fornita alla Paa domenica 14 maggio, la Snriu ha confermato che la centrale funziona in modalità normale e la situazione delle radiazioni nella regione rimane normale", ha detto l'agenzia polacca a Tvn24.

I missili britannici

I russi, in effetti, non citano la centrale, ma un deposito di munizioni. E qui forse si spiega la ragione della potenziale fake news. Il 20 marzo scorso, il Regno Unito ha annunciato l'intenzione di fornire all'Ucraina missili all'uranio impoverito. "L'uranio impoverito - scrive Tvn24 - è molto meno efficiente dell'uranio arricchito e non è in grado di innescare una reazione nucleare. Tuttavia, è molto denso, più del piombo, il che lo rende un'arma efficace. Tali missili sono usati da molti eserciti del mondo, inclusi Stati Uniti e Russia".

Il 21 marzo, il presidente Vladimir Putin ha reagito alla dichiarazione del Regno Unito avvertendo che Mosca "risponderà in modo appropriato dato che l'Occidente collettivo sta iniziando a usare armi con una 'componente nucleare'". Londra e Washington hanno replicato alle parole di Putin ricordando che i missili all'uranio impoverito sono armi standard e non hanno nulla a che fare con le armi nucleari. "La Russia lo sa, ma sta deliberatamente cercando di disinformare", ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Kirby.  "Come conferma Alessandro Dodaro, capo del Dipartimento Enea sulla fusione e sulla sicurezza nucleare, l’uranio impoverito è un metallo pesante che non può in nessuna maniera essere la causa di un qualunque fenomeno di radioattività, meno che mai nell’aria", scrive il Corriere della sera. 

Le vere intenzioni di Mosca

In altre parole, anche se quello colpito in Ucraina fosse stato un deposito di uranio impoverito, non si sarebbe generata alcune nube radioattiva, come ha dichiarato Patrushev alla Tass. Dichiarazioni che, alla luce di quanto detto, sembrano più orientate a dare una parvenza di ufficialità alle indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sui social media e rilanciate "da account noti per diffondere contenuti che coincidono con la propaganda russa", scrive sempre Tvn24. Se era questo il vero obiettivo del funzionario del Cremlino, l'azione di disinformazione è in parte riuscita: la notizia della "nuvola radioattiva" ha fatto presto il giro anche dei grandi media occidentali. Certo, la bufala è stata facilmente smentita dagli esperti. Ma Patrushev è riuscito comunque a far tornare in auge il tema dei missili all'uranio impoverito, "forse l'arma più perversa mai inventata", scrive Repubblica. 

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