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Domenica, 16 Giugno 2024
Processo al via / Israele

Perché Israele è accusata di genocidio e cosa rischia davvero

La Corte di giustizia internazionale dovrà pronunciarsi sulle azioni dell'esercito di Tel Aviv a Gaza. Il Sudafrica: "Sospendere i raid"

La Corte di giustizia internazionale (Cig) dell'Aia, il massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite, deciderà in queste ore se accogliere o meno la richiesta del Sudafrica di indagare su Israele per crimini di guerra nella Striscia di Gaza. La petizione, composta da 84 pagine, definisce un "genocidio" l'azione dell'esercito di Tel Aviv iniziata all'indomani dell'attacco di Hamas del 7 ottobre. Le vittime degli attacchi nella Striscia, secondo il ministero della Sanità di Gaza, sono state finora oltre 23mila, di cui almeno due terzi civili. 

L'accusa del Sudafrica

Il procedimento legale potrebbe andare avanti per diversi anni, ma il Sudafrica chiede alla Corte di dichiarare che, per fermare o prevenire il genocidio, il governo di Benjamin Netanyahu debba cessare immediatamente i combattimenti a Gaza. ''Gli atti e le omissioni di Israele lamentate dal Sudafrica hanno carattere genocida perché sono intesi a provocare la distruzione di una parte sostanziale del territorio palestinese, del gruppo nazionale, razziale ed etnico", si legge nella petizione. Pretoria accusa Tel Aviv non solo di perpetrare attivamente il genocidio, attraverso gli attacchi aerei per esempio, ma anche di fare poco o nulla per prevenire danni ai civili.

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"Gaza si è trasformata in un campo di concentramento", ha detto il consigliere legale sudafricano John Dugard durante la sua audizione alla Cig. "Qualsiasi motivo o tentativo di distruggere Hamas non preclude l'intento genocida di Israele nei confronti dell'intero popolo palestinese o di parte di esso a Gaza", ha aggiunto.

La difesa di Tel Aviv

Tel Aviv sostiene che le sue azioni nella Striscia siano legali perché dettate da ragioni di legittima difesa dopo l'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre, e accusa il Sudafrica di "diffamazione". Netanyahu ha inviato all'Aia un team di 14 legali, tra cui Aharon Barak, ex presidente della Corte suprema israeliana e tra i più critici della riforma della giustizia presentata nei mesi scorsi dallo stesso premier. 

L'Idf, il comando delle forze armate israeliane, sostiene di aver attuato tutte le misure precauzionali necessarie per evitare vittime civili, come il lancio di volantini nelle zone prima di attacchi imminenti, telefonate ai civili per esortarli a lasciare gli edifici presi di mira, e l'interruzione di alcuni raid quando i militari hanno potuto constatare la presenza di civili.

Cosa si intende per genocidio

Secondo il diritto internazionale, il genocidio si configura quando vengono commessi uno o più atti con l'intento preciso di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Tali atti sono: uccidere o causare gravi danni fisici o mentali ai membri di un determinato gruppo; infliggere deliberatamente condizioni di vita intese a provocarne la distruzione fisica totale o parziale; imporre misure volte a prevenire le nascite all’interno del gruppo; trasferire forzatamente i bambini da un gruppo a un altro.

I commenti di alcuni ministri di estrema destra del governo israeliano, e le loro proposte volte all'occupazione di Gaza e alla deportazione di palestinesi dalla Striscia, potrebbero sostenere l'accusa di genocidio. Non a caso, alla vigilia dell'audizione alla Cig, Netanyahu ha voluto sottolineare che "Israele non ha intenzione di occupare permanentemente Gaza o di sfollare la sua popolazione civile". 

Cosa rischia davvero Israele

Dimostrare un'accusa come quella di genocidio è molto complicato. Tutto ruota attorno alla possibilità dell'accertamento da parte dei giudici del 'dolus specialis', l'elemento soggettivo costitutivo del genocidio, spiega l'AdnKronos. Perché uno Stato venga ritenuto responsabile di un atto di genocidio o un individuo responsabile del corrispondente crimine, infatti, non bastano gli atti, che sono l'elemento oggettivo del genocidio - uccisioni, torture, ma anche le condizioni invivibili imposte ai palestinesi di Gaza - È fondamentale dimostrare l'elemento soggettivo, ovvero l'intento della "distruzione totale o parziale di un gruppo nazionale, razziale, etnico o religioso", come recita la Convenzione sul genocidio dell'Onu, sottoscritta sia dal Sudafrica, sia da Israele.

Pretoria lo sa bene, e non si aspetta una sentenza rapida su questo. Semmai, l'obietto è ottenere che la Corte ordini a Tel Aviv di "sospendere immediatamente le sue operazioni militari dentro e contro Gaza" in attesa di chiarire se ci sia genocidio o meno. Una tale sentenza potrebbe arrivare nel giro di qualche settimana, sostengono diversi esperti, e sarebbe giuridicamente vincolante per Israele. Ma non è detto che Netanyahu vi dia seguito. 

La posizione dell'Unione europea

L'Ue appare divisa sulla richiesta del Sudafrica. Un gruppo di oltre 50 eurodeputati di diversi Paesi del blocco ha pubblicato una lettera di sostegno alle petizione. E anche la vicepremier del Belgio, Petra de Sutter si è unita nel supporto all'azione di Pretoria. La Germania, invece, ha espresso la sua contrarietà all'accusa di genocidio, seguita in questo da altri governi Ue. Anche l'Italia, per voce del ministro degli Esteri Antonio Tajani, è su questa posizione: "Non condividiamo gli attacchi alla popolazione" e "continuiamo a invitare Israele a non superare i limiti della giusta reazione per sconfiggere Hamas", ma "il genocidio è un'altra cosa", ha detto il ministro.

La posizione dell'Ue potrebbe però cambiare nel caso in cui la Corte dell'Aia dovesse ordinare a Israele di sospendere i raid. La stessa Cig, nel 2022, chiese alla Russia di fermare la sua aggressione all'Ucraina in risposta a una petizione di Kiev, ma Mosca andò avanti. Un precedente che potrebbe creare un parallelo con Israele difficile da difendere, anche dai più strenui difensori del diritto di Tel Aviv a difendersi da Hamas.

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