L'Ue è un affare per l'Italia. Ma mai quanto per la Germania

Secondo uno studio dell'Ifo Institute, tra entrate e uscite, ogni anno Berlino spende in media 13,6 miliardi per l'Ue. In cambio, grazie al mercato unico, le sue imprese ne ricavano 118. L'Italia ne versa 3,5 con un incasso per le aziende tricolore di 40 miliardi

Far parte dell'Ue conviene. Almeno per i benefici che comporta la partecipazione al mercato unico. E' quanto emerge incrociando i dati della Commissione Ue e dell'Ifo Institute. Dati che spiegano bene la ragione per cui paesi come Germania, Francia, Italia e Olanda (ma anche, finora, Regno Unito) versino ogni anno alle casse di Bruxelles più di quanto incassino: è il prezzo da pagare per accedere ai guadagni dal mercato unico. E più paghi, più guadagni (salvo qualche eccezione).  

L'Italia contributore netto

Si prenda il caso dell'Italia: in campagna elettorale forze come la Lega e il Movimento 5 Stelle (ma anche in maniera più velata il Pd e Forza Italia) hanno sottolineato come il nostro paese sia un contributore netto dell'Ue, ossia versi alle casse comunitarie più di quanto riceva con i vari fondi europei per lo sviluppo regionale, la ricerca, la competitività e via dicendo. Al di là delle cifre spesso sballate, il concetto è vero: in media, tra il 2014 e il 2016, l'Italia, tra dare e avere, ha speso ogni anno 3,5 miliardi. Siamo i quarti contributori netti: in testa c'è la Germania con 13,6 miliardi, poi il Regno Unito con 7,6 e la Francia con 7,4. Poco dietro di noi, l'Olanda con 2,8. 

Do ut des

Ma perché versare più di quanto si riceve? Una spiegazione c'è. La Commissione Ue prova a darla volando alto: “I benefici derivanti dalla stabilità, dalla pace, dai valori comuni, dalla parità di condizioni nel mercato unico europeo o da una capacità negoziale che rivaleggia con le maggiori potenze mondiali, non si manifestano nei calcoli del saldo netto. Ad esempio, il mercato unico ha un impatto positivo significativo e diretto sull'occupazione e la crescita. Permette alle aziende di operare in modo più efficiente, crea lavoro e offre prezzi più bassi per i consumatori. Dà alle persone la libertà di vivere, studiare e lavorare dove vogliono”. 

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I benefici del mercato unico

I ricercatori dell'Ifo Institute hanno dato un “valore” a questi benefici, scoprendo che più si “investe” nell'Ue, più si guadagna. Vale per la Germania, che a fronte del saldo negativo di 13,6 miliardi, ne incassa 118 dal mercato unico. La Francia ne spende 7,4 e ne incassa 62. Il Regno Unito 7,6 e ne incassa 55. Meglio ancora l'Olanda: saldo negativo di 2,8 e benefici pari a circa 45 miliardi grazie al mercato unico. L'Italia si piazza al quinto posto per benefici: 40 miliardi circa all'anno, seguito dal Belgio (30).

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