Huawei e Zte, l'hi-tech cinese spaventa l'Europa

La Nsa statunitense sfruttò delle falle nel network di Cisco per spiare i cittadini americani, si teme che Pechino possa fare lo stesso con i prodotti dei suoi giganti delle telecomunicazioni

La Cina è sempre più presente nella nostra vita. I prodotti provenienti dal Gigante asiatico stanno talmente invadendo i nostri mercati che neanche più ci facciamo caso. Dagli oggetti che abbiamo in casa, alle borse, alle automobili, ai telefonini e così via. Ma ci sono dei settori che sono molto delicati e la presenza di prodotti cinesi sta cominciando a destare sospetti. Tra questi l'alta tecnologia, un settore in cui il mercato europeo è stato ultimamente più aperto verso la Cina rispetto anche a quanto lo sia stato anche in passato con gli Stati. Ma le cose potrebbero presto cambiare.

Occhi su Huawei

Quando nel 2013 il whistleblower Edward Snowden rivelò le operazioni di spionaggio a danno dei cittadini da parte della National Security Agency (Nsa) spiegò che queste furono possibili grazie a delle falle nei sistemi informatici della Cisco, falle di cui l'azienda non era al corrente e che erano state create dalla stessa Nsa. Ora c'è chi teme che delle falle del genere possano essere contenute nelle apparecchiature tecnologiche di compagnie come Zte e Huawei, entrambe considerate vicine a Pechino.

La Huawei è diventata la più grande azienda al mondo nel suo genere e sta puntando molto sull'Europa, che rappresenta il 35% delle sue entrate con ampi margini di crescita futura. L'azienda non produce solo telefonini e tablet, ma anche tecnologie che vengono utilizzate in diverse industrie. Il timore è che queste tecnologie possano contenere le stesse falle che avevano quelle della Cisco e che queste possano essere sfruttate dalla Cina.

L'azienda nega che questa però sia una possibilità realistica. "La sicurezza informatica è parte integrante del nostro modo di fare quotidiano. Nonostante le accuse infondate provenienti dagli Stati Uniti per molti anni, in Europa siamo stati riconosciuti per gli alti standard che assicuriamo", ha assicurato un portavoce di Huawei.

Le mosse di Trump

Negli Usa non ne sono affatto convinti e alle due compagnie cinesi da febbraio è vietato vendere apparecchiature telefoniche nei negozi dell'esercito. In più gli uomini di Donald Trump stanno anche pensando di impedirgli di partecipare a qualsiasi appalto pubblico. Nel Regno Unito è stato creato un servizio di monitoraggio sui prodotti Huawei che vengono introdotti nel mercato britannico e il British National Cyber Security Centre lo scorso mese ha chiesto ai fornitori di servizi di comunicazione di non comprare attrezzature dalla Zte.

E quelle di Bruxelles

Anche Bruxelles si sta muovendo per provare ad assicurare maggiore sicurezza ai suoi cittadini. Nel suo Cybersecurity Act la Commissione europea ha aumentato le garanzia richieste per vendere prodotti hi-tech ai giganti dell'industria, stringendo così l'accesso al mercato anche alle compagnie cinesi, ma qui non si pensa ancora a un blocco delle partecipazioni nei bandi pubblici, anche in settori delicati. Bruxelles non ha tra l'altro nelle sue mani il potere di bandire dei produttori, anche se volesse farlo, perché questo tipo di scelte spettano alle capitali.

Un eventuale bando però deve essere deciso in base a motivazioni che non siano considerate protezionistiche. Il problema principale dell'Europa è comunque che in questo settore continua a essere dipendente da Paesi non membri perché manca nel continente un gigante del settore che possa farsi carico di assicurare la fornitura di apparecchiature all'avanguardia per le infrastrutture informatiche.

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