Turchi, musulmani, ebrei: perché in Germania è emergenza razzismo

La strage di Hanau arriva a pochi giorni dalla scoperta di una serie di attacchi organizzati in varie moschee del Paese. Nell'ottobre scorso, un attentato fallito a una sinagoga. E l'intelligence tedesca segnala l'aumento esponenziale dei membri di organizzazioni che strizzano l'occhio al nazismo

Manifestazione di neo nazisti a Dresda in Germania

Appena una settimana fa, la polizia aveva sventato un piano volto a compiere una serie di atti terroristici in diverse moschee del Paese. Gli imam avevano lanciato l'allarme, chiedendo al governo maggiori protezioni. Ma purtroppo il fresco precedente non ha potuto fermare la strage compiuta mercoledi' notte ad Hanau, dove un quarantenne ha fatto fuoco sui clienti di due shisha-bar (locali dove si fuma il narghilè), uccidendo 11 persone. Un attentato che conferma la crescente ondata di razzismo e islamofobia che sta colpendo negli ultimi anni la Germania, e in particolare la comunità turca.

Qualcuno, in queste ore, ricorda l'attacco terroristico, rivendicato dall'Isis, avvenuto il 23 dicembre del 2016 a Berlino, quando un uomo tunisino si è lanciato con un camion su un mercatino di Natale, uccidendo 12 persone. Ma in realtà, la strage di Hanau ha un retroterra che affonda le radici da più tempo. E si intreccia con il crescente sentimento di odio nei confronti dei migranti e in particolare dei cittadini di origine turca, considerati un po' l'emblema della migrazione in Germania.

La lunga storia dei turchi di Germania

Secondo l'Ufficio federale tedesco di statistica, infatti, circa 2,7 milioni di persone con radici turche vivevano nei land tedeschi nel 2017, il 3,4% della popolazione complessiva e oltre la metà dei cittadini di religione musulmana presenti nel Paese. Le origini dell'immigrazione turca risalgono al 1961, quando la Turchia e poi la Germania occidentale firmarono un accordo bilaterale che prevedeva visti di lavoro agevolati per i turchi. Le prime ondate furono ben viste dall'industria tedesca, che aveva bisogno di manodopera a basso costo per rilanciare produzione ed economia dopo la guerra. Si trattava per lo più di operai con livelli di istruzione molto bassi, a differenza delle ultime ondate migratorie, che hanno portato invece migliaia di giovani laureati.

Gli attacchi 

La comunità, nel tempo, è diventata l'oggetto degli attacchi del fronte sempre più vasto che chiede una stretta sull'immigrazione. Il sentimento anti-migranti si è sempre più confuso con quello anti-turco. Anche per via delle difficoltà di integrazione di una parte cospicua di questa comunità, legata a doppio filo con il Paese d'origine. Per la destra estrema, i turchi di Germania sono una sorta di avamposto in Patria del potere di Ankara. Una visione favorita dalle recenti tensioni tra il governo di Recep Erdogan e l'Unione europea, Berlino compresa. Le foto che hanno ritratto lo stesso Erdogan fare da testimone all'ex leader della Nazionale di calcio tedesca, Mesut Ozil, hanno rinfocolato tali accuse. Ma per l'estrema destra il problema non sta nel calcio, ma nella religione. E nelle moschee.

Moschee e Imam

Non è un caso se negli attacchi registrati dalla polizia tedesca tra il 2018 e il 2019 nei confronti dei migranti, circa 180 hanno riguardato proprio le moschee. Per il fronte anti-migranti, questi luoghi di culto sono dei centri per i terroristi e per i presunti progetti di islamizzazione della Germania da parte, per l'appunto, della Turchia. Il governo di Angela Merkel ha cercato di rispondere a questa situazione proponendo una serie di nuove regole che sulla carta era rivolte a tutti i "funzionari religiosi" stranieri, ma che di fatto riguardavano gli imam. Oltre l'80% dei leader religiosi musulmani, infatti, proviene dall'estero, per lo più dalla Turchia. 

Nel progetto di legge, si sottolinea che “in virtù della loro funzione di modelli e consiglieri”, gli imam svolgono “un ruolo formativo” nelle comunità musulmane che è “importante per la coesistenza pacifica tra culture e religioni diverse, nonché per l'integrazione dei nuovi immigrati in Germania”. Il documento prosegue affermando che "la mancanza di competenze" di lingua tedesca da parte dei "funzionari religiosi" stranieri "potrebbe ostacolare l'integrazione dei membri del culto". 

Neo-nazisti

La proposta ha fatto storcere il naso alla sinistra e alle ong che lavorano con i migranti, poché considerata una sorta di cedimento del centrodestra tedesco alle pressioni dell'AfD, il partito che ha di fatto raccolto le istanze dei cittadini che protestano contro le presunte porte aperte dell'immigrazione. E che per alcuni non ha mai tagliato per davvero i ponti con le organizzazioni neo-naziste, che secondo diverse indagini stanno aumentando in tutto il Paese.

Proprio poche settimane fa, la polizia ha scoperto e messo al bando una organizzazione, Combat 18, il cui nome richiama le iniziali di Adolf Hitler. Secondo uno studio del servizio di intelligence nazionale federale tedesco, il numero di estremisti di destra attivi in ​​Germania nel 2019 aveva superato le 32mila unità. In decisa crescita rispetto al 2018, quando le autorità contavano 24.100 persone coinvolte nelle reti di estremisti di destra. Si tratta di organizzazioni che chiaramente rifutano pubblicamente qualsiasi accostamento al nazismo e che in alcuni casi sono legati all'AfD, partito che oggi rappresenta la terza forza politica del Parlamento tedesco e che in Europa è alleato di ferro della Lega. Ma per l'intelligence, il rischio che dietro tali gruppi si nascondano potenziali gruppi terroristici è alto.

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Antisemitismo e islamofobia

Al di là dei fenomeni politici, a preoccupare le autorità tedesche è il sentimento sempre più vasto di odio motivato da razza e religione che attraversa il Paese. E che colpisce non solo i musulmani. Perché se, stando un sondaggio dell'Ue, il 45% dei tedeschi non vorrebbe un musulmano in famiglia, un altro 41% ritiene che “gli ebrei parlano troppo dell’Olocausto” e “sono più fedeli a Israele che alla Germania”. Anche per questo, ben 1 ebreo tedesco su 2 dichiara oggi di voler lasciare il Paese per paura di ritorsioni. Tanto più dopo che il 9 ottobre scorso, a Halle, un ragazzo di ventisette anni aveva tentato di compiere una strage in una sinagoga nel giorno di Yom Kippur. Stage per fortuna non portata a termine. A differenza di quella di Hanau.

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