La Cina non vuole più la plastica dell'Europa: la svolta ambientalista di Pechino mette paura all'Ue

L'Unione sta aumentando le sue percentuali di riciclaggio, ma non riesce a smaltire tutti i rifiuti. Fino a oggi, il grosso veniva spedito nel colosso asiatico. Che però ora ha deciso di dire basta. Tasse sui sacchetti e stop a bicchieri e piatti tra le contromisure di Bruxelles e paesi membri

Dopo anni di crescita sfrenata la Cina si trova a fare i conti con un ambiente sempre più inquinato, sia nell'aria, sia per la quantità di spazzatura che viene prodotta nel Paese. Per questo il partito comunista ha deciso di dare una svolta ambientalista alla nazione mettendo regole e limiti più stringenti nella gestione dei rifiuti. Sembrerebbe un'ottima notizia per l'ambiente, ma purtroppo si tratta di una pessima notizia per l'Europa. Sì perché i Paesi dell'Unione, che stanno aumentando sempre di più le percentuali di riciclaggio della loro spazzatura, in realtà non hanno le strutture per smaltirla tutta e quindi ne esportano grandi quantità, soprattutto verso il colosso asiatico. O meglio la esportavano perché ora Pechino ha ridotto di molto le quantità che è disposta ad importare.

Le cifre che preoccupano Bruxelles

Dei 56,4 milioni di tonnellate di carta che i cittadini dell'Ue hanno gettato nel 2016, circa 8 milioni sono finiti in Cina, acquistati dai centri di riciclaggio che le trasformano in cartone che viene poi rimandano in Europa sotto forma di imballaggi per le esportazioni cinesi. Nello stesso anno, l'Unione ha raccolto 8,4 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica e ne ha inviati 1,6 in Cina.

Ma Pechino ha cominciato a imporre rigidi limiti alle importazioni di 24 tipi di "spazzatura straniera", inclusi scarti di plastica e carta mista non ordinata. Inoltre i limiti imposti della Cina sulle impurità in carta e cartone accettabili negli impianti di riciclaggio sono più severi di quelli dell'Ue e hanno uno standard quasi impossibile da soddisfare per i Paesi membri.

I tagli all'import già iniziati

Secondo quanto spiega Politico, le limitazioni hanno già avuto un effetto in Europa e lo scorso novembre la Cina aveva assorbito solo 6,4 milioni di tonnellate di carta europea, rispetto a 8 milioni di tonnellate nel 2016, mentre le importazioni di rifiuti di plastica sono diminuite del 36% lo scorso anno, scendendo a 1 milione. Ora con i nuovi limiti imposti la situazione diventerà ancora più complicata per l'Ue. "Tutti i centri di smistamento sono intasati, le nostre scorte superano i limiti consentiti", ha spiegato al giornale Pascal Gennevieve, capo della sezione carta di Federec, la federazione dei riciclatori francesi e direttore del riciclaggio presso il gigante francese di gestione dei rifiuti Veolia. "Subito dopo il picco di Natale, avevamo un sacco di carta e nessuna soluzione di esportazione. Tutti gli impianti europei sono pieni, saturi".

La Strategia Ue sulla palstica

La Strategia per la Plastica della Commissione europea, annunciata a gennaio, punta a rendere tutti gli imballaggi in plastica riciclabili o riutilizzabili entro il 2030 e a quadruplicare la capacità dell'Europa di smistare e riciclare i rifiuti. Un progetto che costerebbe fino a 16,6 miliardi di euro. Ma più che il denaro quello che manca all'Europa è il tempo, perché i rifiuti devono essere smaltiti già adesso. Per questo i Paesi membri stanno già attivando altre rotte di esportazione, e sempre verso l'Asia.

I nuovi mercati dello smaltimento

Tra l'ultimo trimestre del 2016 e il primo del 2017, la Malesia ha aumentato le importazioni di plastica sono più che raddoppiate arrivando a 180.000 tonnellate. Vietnam, Thailandia, Indonesia e India mostrano trend simili. Ma questo potrebbe non bastare. I Paesi asiatici importano infatti solo mezzo milione di tonnellate rifiuti di plastica - meno di un terzo di ciò che l'Europa prima spediva in Cina. L'Ue deve imparare a smaltire da sola i propri rifiuti se non vuole restarne sommersa. E deve farlo in fretta.

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