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“Dal call center alla mia impresa in piena pandemia: con la stampa verticale sfido il Covid”

La storia di Francesco Michelon e della tecnologia su cui ha scommesso nel momento peggiore della crisi e per dare un futuro alla sua famiglia. Mentre dall’Unione europea è in arrivo un aiuto concreto per chi vuole seguire la stessa strada

“Adesso o mai più”. Francesco Michelon, 36enne padre di due bambini, ha trovato il coraggio di sfidare la crisi e mettere su una nuova impresa nel bel mezzo della pandemia. Impiegato part time in un call center di Roma, Michelon ha scelto di tornare a dedicarsi alla sua passione per la tipografia e ha scommesso il suo futuro su una stampante verticale capace di trasformare le pareti di casa in opere d’arte o in gigantografie di famiglia. “Quando ho visto questa stampante sono rimasto folgorato”, dice oggi Michelon, che in quella tecnologia all’avanguardia ha subito riconosciuto “un modo per raggiungere le persone e portare nelle case un po’ di allegria, bellezza, colori, usando le immagini che ormai guardiamo solo sul cellulare”. Un sogno trasformato in realtà con sua neonata impresa Mik Wallprint, nuovo punto di partenza ma anche meta di arrivo dopo un lungo percorso segnato da momenti difficili.

Mettersi in proprio, paure e rischi

“Il 23 aprile scorso ho perso mio padre, che era malato di tumore”, racconta, ricordando le settimane confuse del primo lockdown per lui segnate anche dal difficile lutto. Di lì a poco “ho realizzato che dovevo svegliarmi, perché con questo lavoro che faccio ancora oggi in un call center è molto difficile andare avanti, soprattutto ora che è nata la bambina, la mia seconda figlia”. Nonostante la forza di volontà, mettere su un’impresa da zero non è stato facile. “La paura gioca un ruolo importante”, confessa Michelon spiegando il motivo che spinge tante persone nella sua situazione a non accettare “l’incognita dei rischi del mettersi in proprio”. “Io ho trovato il coraggio, forse grazie all’educazione che ho ricevuto e a tutte le esperienze che ho vissuto”.

La passione per la tipografia

Cresciuto a Osnabruck, città tedesca a un centinaio di chilometri da Dortmund, Michelon ha intrapreso da giovanissimo la formazione professionale per diventare tipografo. “In Germania si impara qualsiasi mestiere: si studia per tre anni sia la teoria che la pratica. E non impari solo a lavorare, ma anche ciò che ha a che fare con la tua professione, nel mio caso la grafica e la rilegatura". Dopo il diploma, Michelon ha iniziato a lavorare per la Meinders & Elstermann, una delle tipografie più rinomate di Osnabruck: “Tra i nostri clienti c’era anche la Volkswagen, per la quale stampavamo cataloghi in milioni di copie”. Un lavoro di precisione, che Michelon faceva volentieri. “Ho sempre avuto la passione per la stampa, era un mestiere che vivevo come un hobby”, ricorda con allegria. Un hobby che nel giro di poco tempo, quando Michelon aveva 25 anni, si è trasformato in un contratto a tempo indeterminato. Poi il colpo di scena: “Ho lasciato tutto per partire a fare il missionario all’estero. I miei colleghi sono rimasti senza parole”.

Dal Camerun all'Umbria

Una scelta che aveva un significato molto profondo: “Sono cresciuto in una famiglia cristiana e mi è stato insegnato non solo a fare bene le cose, ma anche a fare del bene”. Michelon è stato per anni “un missionario laico”, che andava in giro per il mondo “ad aiutare nelle parrocchie”, come in Israele “dove ho lavorato in una sorta di monastero-albergo che accoglieva i pellegrini” oppure “in Camerun, dove ho trascorso tre anni in seminario a studiare filosofia e teologia mentre aiutavo le persone che vivevano nel quartiere”. Poi è finito in Umbria dove si è dedicato al volontariato con gli anziani. “Ho trascorso quattro anni con una persona affetta da demenza senile. L’ho accompagnato come un amico”. 

Comincia una nuova avventura

Infine, l’arrivo a Roma, dove Michelon ha messo su famiglia e, da pochi giorni, anche un’impresa. “Il feedback della gente è molto positivo, ho iniziato con un po’ di pubblicità su Facebook nei gruppi di quartiere e sto ricevendo tante richieste”. Le persone sono curiose e vogliono sapere dal neo-imprenditore come funziona la nuova tecnologia che permette di stampare direttamente sul muro. Un investimento che Michelon è riuscito a fare grazie a un prestito privato, ma che potrebbe ricevere un aiuto anche dai fondi di ripresa che l’Unione europea vuole mettere a disposizione delle persone con una nuova idea imprenditoriale. Basti pensare che la digitalizzazione dell’economia Ue, uno degli obiettivi del cosiddetto Recovery Fund, verrà promossa con il 20% delle risorse in arrivo nei prossimi mesi. 

Far nascere un'impresa nell'Ue

Un altro intervento più specifico a favore di chi vuole creare una nuova impresa da zero è il fondo InvestEU, che permetterà di mobilitare oltre 370 miliardi di euro in investimenti pubblici e privati con l’aiuto della Banca europea per gli investimenti (BEI) e altre istituzioni finanziarie. Tra gli interventi attivati c’è il polo di consulenza, messo in piedi per fornire supporto tecnico e assistenza a favore dei progetti di investimento. Infine, è già online il portale InvestEU dove chi ha un progetto da promuovere può incontrare gli investitori grazie a una banca dati facilmente accessibile. Pochi esempi di aiuti concreti, da abbinare alla forza di volontà e alla determinazione dimostrata da Michelon, il tipografo che ha scelto di sfidare la crisi.

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