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Venerdì, 28 Gennaio 2022
EU4Future

"Servono mediatori linguistici per i bambini migranti in tutte le classi"

La proposta della maestra elementare Giuseppina Olia alla Conferenza sul Futuro dell'Europa: "Comunicazione e lavoro sono le basi per l'integrazione"

Per integrare i bambini migranti che sono entrati a fare parte delle nostre società "il problema della lingua è centrale", ma purtroppo nelle nostre scuole "non abbiamo interpreti o mediatori linguistici nella classi". Ne è convintala quarantenne Giuseppina Olia, maestra di scuola primaria in Sardegna, che è una dei 200 cittadini che hanno partecipato al quarto panel della Conferenza sul Futuro dell’Europa, nel quale si è discusso di migrazione e del ruolo dell'Unione europea nel mondo.

Da maestra cosa pensi che l’Europa dovrebbe fare per l’integrazione dei bambini migranti?
Il problema della lingua è centrale, non abbiamo interpreti o mediatori linguistici nella classi. I bambini che sono arrivati dall’Afghanistan ad esempio hanno varie età, sono stati accolti in una struttura che ha dato loro le basi linguistiche. La settimana scorsa sono arrivati nella mia scuola alcuni bambini dall’Afghanistan, in fuga dalla loro terra. Nella mia classe c’è una di questi bambini e lei conosce già qualche parola di italiano. Noi docenti con loro facciamo il tipo di lavoro che si fa con quelli di prima elementare, quindi a un’immagine facciamo associare un nome. Però questo non basta, è difficile, perché non gli permette di seguire lo stesso programma dei bambini loro età. Il problema della lingua  viene ancora prima di quello culturale. Servono mediatori linguistici che magari nelle aree centrali ci sono, non lo so, ma nelle zone più periferiche mancano. Sarebbe un aiuto fondamentale perché l’integrazione parte dalla comunicazione, e ai bambini basta davvero poco per creare un rapporto tra di loro.

Non avevi paura che il tema delle migrazioni avrebbe generato molto odio nella discussione nei sottogruppi?
La paura c’era, perché sappiamo che ci sono opinioni contrastanti. Nel mio sottogruppo c’erano italiani, greci, spagnoli, tedeschi e  un signore danese. Non ho mai notato niente di simile all’odio. Sono stati più i commenti da fuori, ma all’interno c’è stata grande collaborazione per trovare linee comuni e venire in aiuto all’Europa. I migranti sono solo di supporto al futuro europeo, non solo come manodopera ma anche come lavoratori specializzati, molti dei rifugiati che arrivano qui sono persone di cultura. L’Europa deve anche avere delle priorità: prima viene chi scappa dal proprio paese per guerre o persecuzioni, mentre l’Ue potrebbe invece aiutare gli Stati in difficoltà economica. Ma soprattutto: chi viene in Europa ha bisogno di formazione e lavoro, e questo deve iniziare prima ancora  del loro arrivo, così che una volta qui possano vivere una vita dignitosa.

Avete parlato di come gestire il fenomeno?
Sì, certo. Abbiamo discusso del modo corretto di gestire motivi della migrazione: quindi aiutare i Paesi di partenza, capire come affrontare i problemi lì, così da poter limitare i flussi in partenza. Non perché non vogliamo i migranti, ma perché dobbiamo come Europa essere nelle condizioni di offrire loro una vita dignitosa anche qui, anche se arrivano in gran numero o da rotte non sicure.

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Quando sei venuta a Strasburgo hai raccontato ai tuoi studenti cosa saresti andata a fare?
Sì, l’ho spiegato ai bambini, i miei poi sono in quinta elementare, quindi qualcosa già capiscono. Erano entusiasti! Mi chiedevano “maestra, portaci con te!”.  Appena rientrerò racconterò di questa prima parte di esperienza. Certo, ho dovuto chiedere giorni di permesso, perché venendo dalla Sardegna sono partita un giorno prima e tornerò un giorno dopo.

Come sono andati questi giorni?
Sono stati molto belli, tutto quello di cui abbiamo discusso alla fine ruotava sulla stessa esigenza di solidarietà e democrazia, e di una legge uguale per tutti: anche per chi arriva da fuori, per i migranti appunto, e del fatto che c'è bisogno di giuste regole per la convivenza. Tutto parte dal lavoro: sono persone che hanno bisogno di essere attive nella nostra terra, per essere più liberi di gestire loro vita.

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