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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Le previsioni

I salari sono il problema dell'Italia (anche secondo l'Ue)

La recessione dell'Europa non ci sarà, secondo la Commissione. Che rivede al rialzo le stime di crescita 2023 per il nostro Paese. Ma avverte sulla perdita di potere d'acquisto della famiglie italiane

Le buone notizie sono che quest'anno l'Ue eviterà la recessione (e lo darà soprattutto la Germania) e che l'economia italiana crescerà più di quanto previsto fino a pochi mesi fa. Le cattive riguardano invece l'inflazione, che continuerà a essere alta, anche se un po' meno di quanto preventivato in precedenza. Di conseguenza, il potere di acquisto delle famiglie italiane continuerà a contrarsi anche per via della crescita lenta dei salari e della fine delle misure di sostegno ai rincari, come il taglio delle accise. È quanto emerge dalle previsioni economiche invernali della Commissione europea.

Il Pil reale dell'Italia nel 2022 è stato del 3,9%, leggermente più alto di quello previsto nell'ultimo bollettino di Bruxelles, quello autunnale. Anche per il 2023 si attende una crescita più sostenuta: +0,8% contro una precedente stima di crescita dello 0,3%. E questo nonostante anche quest'anno il Pil italiano non godrà di un surplus di export. "Nel 2024, si prevede che" le esportazioni nette, "diventeranno leggermente favorevoli poiché le esportazioni di beni e servizi beneficeranno di una migliore prospettiva per il commercio internazionale e di flussi turistici ancora in ripresa", scrive la Commissione. "Insieme a una domanda interna in moderata espansione, si prevede che la crescita del Pil reale raggiungerà l'1,0% nel 2024", aggiunge.

Fin qui tutto bene, se non fosse per l'inflazione. Rispetto alle previsioni autunnali, l'inflazione in Italia dovrebbe essere ancora alta nel 2023, raggiungendo il 6,1%. Nel 2024, dovrebbe scendere al 2,6% (tasso più alto di quello previsto in precedenza). "I consumi delle famiglie - si legge nelle previsioni - continuano a essere frenati dalla perdita di potere d'acquisto, anche a causa della scadenza delle agevolazioni fiscali sui carburanti (a fine 2022) e di altre misure a sostegno dei redditi delle famiglie (a fine marzo 2023)". Meglio andrà "nella seconda metà dell'anno", quando "la spesa per consumi dovrebbe riprendere a crescere", e questo grazie al Pnrr. Nonostante questo, la 'spinta' degli investimenti non basterà a compensare la perdita di potere di acquisto delle famiglie e l'effetto di tale perdita su consumi e crescita. Il problema sono le "dinamiche salariali ancora contenute, dato il lento processo di rinnovo dei contratti collettivi e il meccanismo di indicizzazione molto parziale", spiega Bruxelles. La speranza (non solo per l'Italia) è che nel 2024 si realizzi una "stabilizzazione dei prezzi delle materie prime".

Una speranza anche per i conti del Paese, dato che il prossimo anno tornerà in vigore il Patto di stabilità dopo il lungo stop avviato con la pandemia:  "Non mi aspetto altri cigni neri", anche perché "ne abbiamo già avuti abbastanza", pertanto la clausola generale di salvaguardia, che ha sospeso il Patto di stabilità nel
2020, "verrà ragionevolmente disattivata a fine anno", ha detto il commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni.

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