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Lunedì, 28 Novembre 2022
Auto e ambiente

Chi è il tedesco che vuole salvare le auto a benzina e diesel

Il ministro delle Finanze di Berlino, amante delle Porsche, dichiara guerra alla messa al bando dei motori termici dal 2035 richiesta dall'Ue. E fa infuriare gli alleati ecologisti

Tedesco, liberale, ministro delle Finanze e amante delle auto di lusso. Christian Lindner sembra avere tutte le carte in regola per passare alla storia come “l’uomo che salvò le macchine a benzina e diesel”. Il ministro delle Finanze del governo tedesco di centrosinistra ha detto apertamente che non sosterrà il divieto di vendita di auto e furgoni commerciali con motore termico. Secondo Bruxelles, lo stop alle macchine inquinanti dovrebbe entrare in vigore in tutta l’Ue a partire dal 2035 per aprire la strada alla nuova mobilità a zero emissioni, oggi rappresentata dalle auto elettriche e che, in futuro, potrebbe coinvolgere anche quelle a idrogeno. Germania permettendo.

Per esternare la sua contrarietà alla messa al bando dei motori termici, Lindner ha scelto un palcoscenico per niente casuale, quello del Bundesverband der Deutschen Industrie, l’Associazione federale dell'industria tedesca. Il ministro ha definito semplicemente “sbagliata” la proposta sul divieto di vendita ed ha garantito che il governo tedesco “non accetterà questa legislazione europea”. Ma le scelte di Berlino non dipendono dal solo Lindner. 

Nel governo di coalizione guidato dal socialista Olaf Scholz ci sono anche i Verdi, chiaramente a favore del divieto. E infatti non si è fatta attendere la risposta a Lindner da parte della ministra dell’Ambiente, l’ecologista Steffi Lemke, che ha ricordato al collega di governo “la decisione concordata in precedenza” con gli alleati e che colloca la Germania tra i Paesi favorevoli alla messa al bando dei motori termici. La proposta Ue proviene inoltre dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, anche lei tedesca ma esponente dei cristiano-democratici della Cdu, il partito di centrodestra un tempo guidato da Angela Merkel. Una partita europea che si gioca soprattutto in Germania, la prima potenza industriale del continente.

“Nel settore dei trasporti abbiamo bisogno di una pianificazione sicura per l'industria automobilistica e di misure decisive che possano ridurre le emissioni di CO2”, ha aggiunto la ministra dell’Ambiente. Poche ore dopo il botta e risposta Lindner ha ribadito su Twitter il suo sostegno ai combustibili alternativi alla benzina e al diesel, ma ha anche abbassato i toni dello scontro con gli alleati ecologisti. 

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La posizione del ministro liberale potrebbe essere frutto di un calcolo politico mirato a sedurre il mondo dell’industria tedesca in un momento in cui la gran parte dell’arco parlamentare di Berlino sembra sostenere a spada tratta gli obiettivi di riconversione verde. Tuttavia, la guerra di Lindner contro il divieto sui motori a combustione potrebbe anche provenire dalla semplice passione per le auto che accompagna il politico tedesco dalla gioventù.

“Comprai la mia prima Porsche, una Boxster 2.5 usata nera, quando avevo 19 anni con i primi soldi (tassati) che ho guadagnato”, ha raccontato Lindner in un’intervista di qualche anno fa. “Attualmente - ha precisato - guido una Mercedes S500 ibrida plug-in” per fare “circa 120mila chilometri all’anno”. Ma nel tempo libero “guido una Porsche 911 SC, la pietra miliare del mio piano pensionistico" ha aggiunto con ironia. "Ce l'ho da diversi anni e non ho intenzione di farne a meno”, ha garantito Lindner prima di diventare ministro delle Finanze e di trovarsi a decidere sul futuro dell’industria automobilistica europea.

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