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Domenica, 27 Novembre 2022
Il report

I sussidi pubblici a gas e petrolio raddoppiati già prima della guerra in Ucraina

I dati sul 2021 di Ocse e Aie: "Così i governi promuovono il consumo eccessivo senza necessariamente aiutare le famiglie a basso reddito"

Con la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica, le compagnie che producono gas, petrolio e carbone hanno visto aumentare notevolmente i loro profitti, mentre i governi occidentali, per contenere l'inflazione record, hanno elargito sostegni ai consumatori. Ma il periodo di vacche grasse per i big del fossile era cominciato già prima del conflitto, con le principali economie mondiali (quelle riunite nel G20) che hanno aumentato di ben il 30% i loro sussidi pubblici "alla produzione e al consumo di carbone, petrolio e gas naturale". Se poi si allarga lo sguardo ai 51 Paesi che insieme rappresentano l'85% della produzione e del consumo globali di fossili, il sostegno statale è addirittura quasi raddoppiato. 

E' quanto emerge da un report dell'Ocse e dell'Aie, l'Agenzia internazionale per l'energia. I dati mostrano che il sostegno pubblico complessivo dei 51 Paesi presi in esame è passato dai 362,4 miliardi di dollari del 2020 ai 697,2 miliardi di dollari del 2021. La maggior parte dei sussidi arriva dalle casse dei Paesi del G20, tra cui figura l'Italia: insieme, le venti economie più ricche del mondo hanno speso 190 miliardi di dollari nel 2021, a fronte dei 147 del 2020. E in barba agli obiettivi climatici.

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Poiché i prezzi e il consumo di energia continuano ad aumentare, si prevede che i sussidi a famiglie e imprese aumenteranno ulteriormente nel 2022, si legge nel report. Certo, è difficile per un governo non aiutare chi è in difficoltà dinanzi ai rincari, ma è anche vero che i sostegni alle bollette non stanno contenendo l'impennata dei prezzi, anzi. "La guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina ha causato un aumento dei prezzi dell'energia e minato la sicurezza energetica. Aumenti significativi dei sussidi ai combustibili fossili promuovono tuttavia il consumo eccessivo senza necessariamente aiutare le famiglie a basso reddito", commenta il segretario generale dell'Ocse Mathias Cormann.

Insomma, il sussidio pubblico potrebbe essere un cane che si morde la coda. A tutto vantaggio dei profitti extra delle compagnie fossili. "Dobbiamo adottare misure che proteggano i consumatori dagli impatti estremi delle fluttuazioni degli andamenti dei mercati e dalle ripercussioni geopolitiche ma contemporaneamente rimanere sulla strada della neutralità del carbonio, garantire la sicurezza energetica e mantenere l'energia a prezzi accessibili", dice Cormann.

La soluzione? Per l'Aie bisogna utilizzare i fondi pubblici per aumentare la produzione da fonti rinnovabili e pulite. "I sussidi ai combustibili fossili - sottolinea il direttore esecutivo dell'Aie, Fatih Birol - sono un ostacolo a un futuro più sostenibile ma i problemi che i governi devono affrontare quando cercano di superarli sono esacerbati dalla volatilità dei prezzi del petrolio. L'aumento degli investimenti in tecnologie e infrastrutture per l'energia pulita è l'unica soluzione sostenibile all'attuale crisi energetica globale e il modo migliore per ridurre l'esposizione dei consumatori agli elevati costi del carburante", conclude.
 

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