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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Crisi energetica

La Spagna "svuota" le casse del piano Ue sull'energia: meno fondi per l'Italia

Madrid ha chiesto di attivare 84 miliardi di prestiti, un terzo di quelli previsti dal RePowerEU. Anche altri Paesi potrebbero seguire l'esempio

La Spagna ha deciso di richiedere gli 84 miliardi di euro in prestiti che non aveva ancora attivato nell'ambito del NextGenerationEU, il piano di rilancio dell'Ue post-pandemia. Una decisione che in qualche modo avrà un impatto negativo anche sull'Italia, e per la precisione sui fondi europei per il nuovo RePowerEU, il piano varato da Bruxelles per rispondere alla crisi energetica promuovendo investimenti nella transizione ecologica, nel risparmio energetico e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Secondo quanto previsto dalla proposta originaria della Commissione, infatti, il RePowerEU sarà finanziato con risorse comuni pari a 245 miliardi. Di questi, però, solo 20 miliardi saranno risorse fresche, ossia quelle derivanti dalla cosiddetta tassa sul carbonio pagata dalle imprese nell'ambito del sistema di scambio di quote di Co2, l'Ets. Il resto, 225 miliardi, è composto dai prestiti agevolati non utilizzati dai Paesi membri nei loro Pnrr. L'Italia ha già esaurito la sua scorta, mentre la Spagna, finora, aveva evitato di richiedere la sua parte di prestiti, concentrandosi sui soli sussidi a fondo perduto. Ma come scrive El Pais, Madrid ha cambiato idea, vista anche la grave crisi energetica che ha colpito il Paese iberico come il resto dell'Europa. 

Con questa decisione, la "cassa" del RePowerEU si riduce di un terzo: la quota di prestiti non utilizzati scende a 141 miliardi, ma il bottino potrebbe essere ancora più magro. Finora, oltre all'Italia, solo Grecia e Romania (e adesso la Spagna) hanno chiesto di accedere ai prestiti, che vengono stanziati da Bruxelles grazie ai fondi ottenuti dalla vendita dei bond europei. Questi prestiti hanno il vantaggio di avere interessi molto bassi rispetto a quelli che, per esempio, l'Italia otterrebbe vendendo i propri titoli di Stato. Ecco perché è alta la probabilità che, dinanzi all'inflazione e alla crisi energetica, anche altri Paesi Ue richiedano la loro quota di prestiti del Recovery fund. Per tutti, c'è tempo fino al 31 agosto 2023.

La riduzione delle risorse previste per il RePowerEU potrebbe dare man forte alla richiesta dell'Italia di istituire un nuovo fondo comune per far fronte alla crisi. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che a marzo presenterà una proposta per la creazione di un fondo di sovranità, che dovrebbe servire proprio come strumento anticrisi. Germania e Olanda hanno già fatto sapere di essere contrarie. 

  

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