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Martedì, 7 Febbraio 2023
La protesta / Norvegia

Sta arrivando meno gas in Europa, ma stavolta la Russia non c'entra

Lo sciopero dei lavoratori in Norvegia, secondo fornitore Ue dopo Mosca, potrebbe portare a un taglio del 25% della produzione. Proprio mentre Gazprom si appresta a chiudere il Nord Stream

La borsa di Amsterdam ha fatto registrare un nuovo aumento del prezzo del gas naturale in Europa, che ormai viaggia sopra i 170 euro. Ma stavolta, ad agitare i mercati non è tanto, o solo, la Russia: i problemi arrivano dal mare del Nord, dai ricchi giacimenti della Norvegia, che rappresentano la seconda fonte di forniture per l'Ue dopo Mosca. Equinor, il gigante energetico norvegese, ha annunciato tagli all'approvvigionamento verso i Paesi Ue, che potrebbero arrivare fino al 25% in settimana. Il motivo? La proteste dei lavoratori del settore, che chiedono retribuzioni più alte.

L'azione sindacale è iniziata in queste ore in tre centri di estrazione di gas e petrolio (Gudrun, Oseberg Sud e Oseberg Est) e da mercoledì 6 luglio e si estenderà ad altri tre (Kristin, Heidrun e Aasta Hansteen). La strategia di sindacati è di alzare progressivamente la portata della protesta: dopo il centro di Tyrihans, entro il 9 luglio, anche i giacimenti di Sleipner, Gullfaks A e Gullfaks C dovrebbero probabilmente interrompere la produzione. "Lo sciopero è iniziato", ha detto Audun Ingvartsen, il leader del sindacato Lederne, che ha spiegato che l'azione proseguirà finché i datori di lavoro non affronteranno le richieste di aumenti salariali per compensare l'aumento dell'inflazione.

Lo sciopero arriva in un momento delicato per l'Europa: la russa Gazprom ha annunciato che il gasdotto verso la Germania, il Nord Stream 1, verrà chiuso dall'11 luglio per 10 giorni in seguito a lavori di manutenzione. Altri tagli alle forniture operati nelle settimane scorse, hanno avuto l'effetto di far salire in alto i prezzi del gas, mentre i Paesi Ue stanno cercando di riempire più in fretta possibile le loro riserve per far fronte all'inverno ed evitare contraccolpi a famiglie e imprese.

Proprio per aggirare i tagli russi, l'Ue ha chiesto e ottenuto dalla Norvegia un maggior impegno nell'estrazione e nella conseguente fornitura non solo di gas, ma anche di petrolio. Per quanto riguarda il gas, dall'inizio dell'anno il Paese scandinavo, che già nel 2021 era il secondo fornitore Ue dopo Mosca, ha aumentato le sue consegne. Ma adesso, gli sforzi di Equinor, il gigante del settore di proprietà dello Stato, rischiano di venire vanificati dallo sciopero. 

Secondo la Reuters, la protesta dei lavoratori potrebbe ridurre la produzione di gas del 25% entro sabato, mentre quella di petrolio potrebbe subire una contrazione del 15% entro la fine della settimana. Il ministero del Lavoro norvegese sta cercando di favorire la conciliazione tra imprese e il sindacato Lederne, l'unico che non ha accettato l'accordo per il rinnovo del contratto nazionale di categoria trovato tra le compagnie energetiche e le altre sigle sindacali.  

Dal canto loro, i leader di Lederne dichiarano di non essere stati contattati dal governo e che l'obiettivo non è parlare a un tavolo ministeriale, ma fare in modo che "i datori di lavoro si impegnino con noi e ascoltino i loro dipendenti", ha affermato Ingvartsen. Il ministero ha avvisato che, in base alla legge nazionale, uno sciopero potrebbe venire fermato dalle autorità se si ravvedono circostanze eccezionali.

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