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Giovedì, 6 Ottobre 2022
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Ryanair dice addio ai biglietti a 10 euro: "Scompariranno per diversi anni"

L'annuncio del capo della compagnia low cost irlandese: "Prezzi in aumento, ma i clienti resteranno uguali"

Le tariffe da 10 euro, marchio di fabbrica di Ryanair, scompariranno per "diversi anni" a causa dell'impennata dei prezzi del carburante, ha affermato l'amministratore delegato della compagnia aerea low cost Michael O'Leary.

In una intervista alla Bbc, O'Leary ha dichiarato che il prezzo medio dei biglietti aumenterà di circa 10 euro nei prossimi cinque anni, dai 40 euro dell'anno scorso a 50 euro nel 2027. Riferendosi alle tariffe a 0,99 euro e 9,99 euro, ha aggiunto: "Non credo che vedremo queste tariffe nei prossimi anni". O'Leary, invece, è convinto che il numero dei clienti rimarrà stabile. "Pensiamo che le persone continueranno a volare frequentemente".

Biglietti sempre più cari

Le dichiarazioni del capo di Ryanair confermano le previsioni degli esperti secondo cui la crisi energetica in corso comporterà un ridimensionamento dei voli low cost rispetto al boom pre-Covid. Secondo Arnaud Feist, amministratore delegato dell'aeroporto di Zaventem, a Bruxelles, il modello a basso costo ha raggiunto i suoi limiti. Alla fine, "i prezzi dei biglietti aumenteranno. È inevitabile". Cosa è cambiato nel giro di pochi anni?

Innanzitutto, c'è la questione inflazione, con le annesse proteste del personale delle compagnie aeree: i sindacati, non solo delle low cost, sanno che con la ripresa dei viaggi superiore anche alle migliori attese, le compagnie stanno realizzando profitti giganteschi. E' vero che c'è stata la pandemia, e che il settore è stato tra quelli che ne ha più patito. Ma a pagarne le conseguenze sono stati anche i lavoratori, e con l'inflazione che erode il potere di acquisto delle famiglie a livelli record, è giunto il momento di dividere la torta anche con loro. 

"I lavoratori non solo sono in una buona posizione, ma hanno buone ragioni per contrattare e chiedere salari più alti in questo contesto", ha affermato al New York Times Laura Nurski, economista del lavoro presso Bruegel, un think tank di Bruxelles. "Le compagnie aeree cercano di offrire tariffe basse", ha detto. "Ma quando voli a buon mercato, il costo viene dai salari o dalle condizioni delle persone che ci lavorano", spiega. Per Arnaud Feist, ci sono "situazioni sociali a volte molto difficili" nelle compagnie low cost che non sono più sostenibili.

Errori di calcolo

Che un amministratore delegato parli come un sindacalista è significativo. Ma i problemi di Rayanair e simili raccontano solo una parte della storia. Le cancellazioni di questi mesi sono anche il frutto di quanto sta accadendo a terra, non solo tra il personale di bordo. E qui un ruolo centrale lo svolgono anche le compagnie di bandiera, che nonostante i generosi aiuti di Stato ricevuti dai vari governi, hanno tagliato i costi a partire proprio dai lavoratori. Si prenda il caso di Lufthansa, il gigante tedesco: nel 2019 aveva 138mila impiegati tra cabina e terra, oggi ne ha 100mila. Anche AirFrance ha tagliato di oltre 10mila unità il suo personale. E lo stesso è avvenuto nella selva di società esterne che gestiscono i servizi aeroportuali, dai bagagli ai controlli.

Una buona fetta delle cancellazioni registrate in questi mesi sono dovute proprio al fatto che gli aeroporti non hanno abbastanza personale per gestire la nuova ondata di voli. La liberalizzazione dei servizi aeroportuali è stata utile a ridurre i costi, e a rendere più facile la gestione delle crisi come quella vissuta in questi due anni. Ma adesso, il prezzo della precarizzazione dei lavoratori aeroportuali rischia di essere elevato. Compagnie e società di servizi a terra erano convinte di recuperare in fretta il personale tagliato durante la pandemia. Ma già a Pasqua si era capito che la previsione era sbagliata. Nell'industria dei viaggi europea, secondo Bloomberg, sono a oggi vacanti ben 100mila posti di lavoro: chi prima della pandemia era impiegato in aeroporto, ha trovato altre occupazioni. E adesso non vuole tornare indietro. 

Il caro carburante

"Le condizioni di lavoro sono peggiorate così tanto che il settore non è attraente", ha affermato Eoin Coates della Federazione europea dei lavoratori dei trasporti. I salari sono bassi e molte delle occupazioni suddividono la giornata lavorativa in turni poco attraenti che iniziano prima dell'alba o durano fino a mezzanotte o più tardi. "Nel frattempo, in tutta l'economia, il reddito e il potere d'acquisto sono stati ridotti", ha aggiunto. “Le persone sono alla fine della loro pazienza”. Lufhtansa ha ammesso le sue colpe: l'amministratore delegato Carsten Spohr, ha detto pubblicamente che è stato un errore aver tagliato i costi (ossia i posti di lavoro) durante la pandemia per cercare di salvare l'azienda. Il governo di Berlino, che è stato tra i più generosi nell'Ue a foraggiare la sua compagnia di bandiera, ha avvertito Lufthansa che "spetta alle aziende assicurarsi di essere datori di lavoro attraenti, con condizioni e salari decenti".

Se la crisi dei voli di questa estate porterà ad un aumento dei salari è tutto da vedere. Quello che sembra certo è che ad aumentare sempre più saranno i prezzi dei biglietti. E a trainarli verso l'alto, non saranno solo le rivendicazioni salariali dei lavoratori, ma anche i costi del carburante. Attualmente, compagnie come Ryanair stanno risentendo solo in minima parte dell'aumento dei costi dell'energia, e questo perché il prezzo del petrolio era stato negoziato prima dell'impennata di questi ultimi mesi. Ma prima o poi, anche questo nodo verrà al pettine. Tanto più che l'Ue, nel cercare di spingere anche il settore dell'aviazione verso la transizione energetica, ha previsto di aumentare le tasse ambientali. Per tutte queste ragioni, l'era dei voli low cost sembra destinata a finire. E con essa, potrebbero cambiare anche le abitudini di viaggio degli europei. Non a caso, già oggi i tour operator stanno rimodulando i loro pacchetti proponendo ai clienti mete più vicine da raggiungere in treno. O anche in auto. 

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