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Martedì, 7 Febbraio 2023
Il caso / Russia

La Russia schiera una "flotta fantasma" per aggirare embargo e tetto sul petrolio

Sarebbero già decine le petroliere russe scomparse dai radar prima dell'avvio delle sanzioni di Usa e Ue. I precedenti di Iran e Venezuela

Da un lato, c'è l'embargo sul petrolio avviato oggi dall'Europa, sulla scia di quanto già fatto dagli Stati Uniti. Dall'altro, il tetto al prezzo del greggio varato lo scorso fine settimana dall'Ue e dai suoi alleati del G7 per ridurre le possiiblità di Mosca di controbattere all'embargo rivendendo i barili a clienti terzi. Una doppia stretta a cui il Cremlino sta replicando schierando decine di "navi fantasma", secondo quanto ricostruito da Nos, l'emitettente radiotelevisiva pubblica dell'Olanda.

Stando a dati dell'israeliana Windward, che mappa le spedizioni via nave su scala globale, oltre quaranta petroliere russe sono scomparse dai radar negli ultimi giorni. Questo può accadere per due ragioni. La prima è tecnica: poiché le navi possono essere monitorate tramite i cosiddetti segnali Ais (Automatic identification system), ci sono alcuni luoghi del mondo dove tali segnali non sono così forti e il tracciamento può interrompersi. La seconda ragione è, invece, che l'equipaggio di una determinata imbarcazione abbia deciso di spegnere l'Ais. Il sospetto che sia questo il caso delle petroliere "fantasma" del Cremlino è più che concreto.

Anche prima che venissero imposte le sanzioni contro il petrolio russo, c'era stato già un aumento delle "attività oscure" delle navi cargo che trasportano greggio dei giacimenti controllati da Mosca. Colossi del settore energetico europeo come l'inglese Shell e l'olandese Vitol, infatti, hanno annunciato di aver interrotto gradualmente il loro commercio con Rosneft, il gigante del petrolio russo. Ma un conto è bloccare i carichi 'ufficiali', un conto è impedire che una fornitura di greggio arrivi nei porti europei, o venga trasportata da navi europee in Paesi terzi, attraverso altre strade.

Per esempio, una petroliera russa può spostare il suo carico direttamente in mare su una nave battente bandiera non russa senza che il passaggio di greggio venga tracciato. Non si tratterebbe di una novità nel far west del mercato dell'oro nero: già Venezuela e Iran hanno adottato questo stratagemma per sfuggire alle sanzioni occidentali. A complicare il quadro, ci sono anche gli interessi di chi fa affari con il trasporto di petrolio dalla Russia: nell'Ue, per esempio, Paesi come Grecia, Malta e Cipro, i cui armatori controllano una fetta importante del mercato, hanno chiesto e ottenuto un'esenzione dall'embargo stabilito da Bruxelles, ossia le loro navi potranno continuare a trasportare greggio russo, ma verso porti non occidentali.

L'embargo al petrolio russo potrebbe non funzionare

Di contro, tali petroliere hanno l'obbligo di rivendere gli eventuali carichi di Mosca a un prezzo massimo di 60 euro al barile. Questo obbligo è esteso anche a tutte le navi cargo che si affidano ai servizi assicurativi dei Paesi del G7 (e dell'Australia) per le loro attività: secondo Euractiv, si tratta del 90% del mercato mondiale del trasporto del petrolio. Per l'Occidente, la speranza è che tali accorgimenti possano alla fine colpire gli affari della Russia, ma molto dipenderà dal rispetto delle sanzioni anche da parte delle stesse imprese occidentali. Il Cremlino sta cercando nuovi sbocchi in India, Cina e Turchia, ma con poche petroliere a disposizione farà fatica a raggiungere i livelli. Ecco perché le navi "fantasma" potrebbero fare la differenza. 

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