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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Il pressing

Le compagnie aeree spingono perché l'Ue riduca i rimborsi per i ritardi

Al momento per i voli che arrivano oltre 3 ore dopo quanto previsto si può reclamare dai 250 euro in su, a seconda della lunghezza del volo

La pandemia di coronavirus ha dato un forte colpo alle casse delle compagnie di trasporti, in particolare quelle aeree. Nonostante la ripartenza dei viaggi le ripercussioni della crisi sono ancora forti, e le continue cancellazioni di voli degli ultimi mesi, dovute principalmente a una carenza di personale, sono solo uno dei sintomi più forti della difficile situazione. E adesso le compagnie stanno tornando a fare pressing sulla Commissione europea affinché ammorbidisca le regole sulle compensazioni per i ritardi. Come riporta Politico la presidenza semestrale ceca dell'Ue intende riaprire le trattative, ormai bloccate da tempo, sulla revisione delle norme comunitarie in materia di risarcimento, dopo che i negoziati si sono arenati per anni a causa di una disputa tra Regno Unito e Spagna sull'aeroporto di Gibilterra.

Le compagnie aeree sostengono da anni che è ingiusto che siano costrette a pagare centinaia di euro per un ritardo che probabilmente ha avuto un impatto trascurabile sul viaggio di un passeggero, sottolineando che spesso il risarcimento è molto più alto del prezzo del biglietto. "Credo che tutti concordino sul fatto che se si pagano 50 euro per il biglietto e se ne ricevono indietro 300, non è giusto, non ha senso", ha dichiarato Thomas Reynaert, amministratore delegato della lobby industriale Airlines for Europe (A4E), con sede a Bruxelles.

Secondo quanto stabilito da una direttiva del 2004 sui diritti dei passeggeri, che riguarda i viaggi da e per l'Ue, al momento se un volo viene cancellato il passeggero ha diritto di ottenere un volo alternativo o il rimborso del prezzo del biglietto. Se il volo invece fa più di tre ore di ritardo, si applica una tariffa di rimborso fissa di 250 euro fino a 1.500 chilometri, di 400 tra i 1.500 e i 3.500 e di 600 per i voli di più di 3.500 chilometri. La Commissione europea aveva già tentato di riformare la legislazione, pubblicando nel 2013 una proposta riveduta che raccomanda un periodo di cinque ore prima che scatti il risarcimento e fornisce esempi di "circostanze straordinarie" in cui una compagnia aerea non sarebbe tenuta a pagare.

La cosa però preoccupa le associazioni per i diritti dei consumatori. Steven Berger, responsabile legale del gruppo Beuc con sede a Bruxelles, sostiene al contrario che il regolamento dovrebbe andare oltre, non essere annacquato, e ha affermato che il risarcimento dovrebbe essere automatico sostenendo che ritardi e cancellazioni hanno un grande impatto su un viaggiatore. "Se si va dalla Lituania al Portogallo per 30 euro e si rimane intrappolati per due giorni tra un volo e l'altro, è giusto ricevere solo pochi euro di risarcimento? Dobbiamo mantenere il livello di compensazione e rafforzare l'applicazione". L'Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (Iata) e A4E hanno stimato che i rimborsi dovuti ai passeggeri per i biglietti venduti ma non utilizzati tra marzo e maggio 2020 ammontano a 9,2 miliardi di euro nell'Ue e nel Regno Unito.

Secondo le regole attuali, le compagnie aeree non sono tenute a pagare se un ritardo o una cancellazione sono dovuti a una "circostanza straordinaria". Ma non c'è consenso su cosa debba effettivamente essere considerato straordinario e molti casini finiscono in tribunale e davanti alla Corte di Giustizia dell'Ue, dove vengono stabiliti nuovi precedenti. "La legge che il Parlamento europeo ha approvato non è la legge che abbiamo ora; intere parti di essa sono state inventate dai giudici in barba al testo", ha sostenuto Harry Snook, responsabile globale del settore aviazione di Oracle Solicitors a Belfast, secondo cui invece "si dovrebbe essere in grado di leggere la legge risultante senza essere un avvocato, e capirla".

Ma le organizzazioni per i diritti dei passeggeri sostengono che il numero di cause giudiziarie deriva dal fatto che le compagnie aeree spesso non pagano i risarcimenti come dovrebbero. "Se le agenzie di reclamo ci sono, è perché non c'è applicazione; se le compagnie aeree rispettassero i diritti dei passeggeri, non ci sarebbe un mercato per questo", ha detto Berger.

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