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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Eurogruppo

Che fine ha fatto il Mes? Solo Italia e Germania non hanno ancora ratificato la riforma

Berlino attende solo l'ok della Consulta. Più difficile la situazione in Italia, con il Parlamento che potrebbe rimandare ancora il voto definitivo

Che fine ha fatto il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità? La riforma dell'ex Fondo salva-Stati dei Paesi dell'area euro, considerato da una parte della politica italiana il braccio armato dei falchi dell'austerity, è ancora al palo. Dopo gli ok di Francia e Portogallo, l'accordo raggiunto un anno fa a Bruxelles dai governi dei 27 attende la ratifica di due soli Stati: l'Italia e la Germania. Ma se nel caso di Berlino, l'iter è bloccato per via di un ricorso alla Corte costituzionale tedesca, in Italia lo stop è frutto di una spaccatura all'interno della maggioranza. Uno stallo che a Bruxelles cominciano a contestare.  

M5s e Lega, come è noto, hanno sempre alzato un muro contro il Mes in qualsiasi sua forma. L'opposizione a questo strumento ha avuto la meglio con lo scoppio della pandemia, quando alla fine i Paesi frugali furono costretti ad accettare (e sborsare) i sussidi del Recovery fund e non i prestiti del Meccanismo europeo di stabilità. Le battaglie di quelle settimane portarono i governi Ue a rivedere le regole del fondo, in particolare per eliminare o annacquare quelle condizionalità che secondo gli anti-Mes metterebbero a rischio la sovranità degli Stati in difficoltà nel rientro dei prestiti, costringendoli a rifome lacrime e sangue per far quadrare i conti.

La riforma, i cui negoziati furono condotti dall'allora governo Conte, portarono a un accordo all'Eurogruppo sottoscritto in via definitiva da tutti i Paesi nel gennaio 2021. La riforma prevede anche l'introduzione del cosiddetto backstop, ovvero la possibilità che una quota del Mes faccia da paracadute nel caso in cui il Fondo di risoluzione unico per il salvataggio delle banche, costituito dalle risorse degli stessi istituti bancari, non sia sufficiente. In altre parole, se una banca rischia il fallimento e le risorse private del settore bancario non riescono a eliminare il rischio, interverrà il backstop del Mes per frenare sul nascere pericolose speculazioni, compresi i danni all'economia del Paese in cui quella banca si trova. Per molti, si tratta di un punto a favore del settore bancario italiano, tra i più gravati dai cosiddetti Npl, ossia i crediti non esigibili. 

La riforma contiene però ancora alcuni punti che potrebbero dare sfogo alle proteste degli anti-Mes senza se e senza ma: chi sottoscrive un prestito, infatti, dovrà fornire a priori delle garanzie vincolanti su riforme e tagli per ripagare il fondo nel caso in cui si trovi in una situazione di non rispetto del Patto di stabilità. Inoltre, il Mes può ancora portare alla ristrutturazione del debito pubblico dei Paesi che richiedono gli aiuti. È probabile che questi aspetti verranno sottolineati da chi si oppone al Mes al Parlamento italiano, che dovrà ratificare la riforma (tecnicamente il testo è un trattato tra Stati e non una direttiva o un regolamento Ue). 

Tra gli oppositori alla ratifica potrebbero esserci Fratelli d'Italia e Lega, mentre il M5s dovrebbe sconfessare in un colpo sia il leader Giuseppe Conte, sia il ministro degli Esteri Luigi di Maio, entrambi fautori dell'accordo del gennaio 2021. I numeri dovrebbero essere a favore della riforma, con Forza Italia e Pd nettamente schierati per la ratifica. Ma il premier Mario Draghi sembra temere il passaggio in Parlamento. Il suo ministro dell'Economia, Daniele Franco, è atteso venerdì all'Eurogruppo di Parigi. E in vista di quell'incontro da Bruxelles sono cominciate ad arrivare alcuni messaggi diretti a Roma: "Ci aspettiamo che l'Italia proceda con la ratifica" del Mes "il prima possibile" anche perché l'Unione bancaria "include" il backstop dal Meccanismo europeo di stabilità, ha sottolineato un alto funzionario Ue, aggiungendo che sul tavolo non c'è "nessun piano B sul Mes".

Stando ai retroscenisti di Palazzo Chigi, Draghi è allineato con Bruxelles, e intende sventolare come un successo la ratifica del Mes nei prossimi vertici europei, magari già a quello di inizio marzo. Il premier potrebbe utilizzare tale risultato per rassicurare i falchi dell'austerity e rilanciare la proposta, fatta a quattro mani con il presidente francese Emmanuel Macron, di riformare il Patto di stabilità, rendendolo più propenso a favorire spese e investimenti, e meno a seguire i dettami del rigore. 

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