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Domenica, 3 Marzo 2024
La guerra / Russia

Prezzo del petrolio alle stelle e più gas liquefatto in Europa: così la Russia aggira le sanzioni

Per Putin il commercio di gnl con i Paesi Ue potrebbe garantire oltre 5 miliardi di euro di introiti nel 2023. Ma il vero bottino lo sta accumulando con il greggio, in barba al tetto

L'andamento al ribasso del rublo aveva sollevato la speranza di Ucraina e Occidente di un prossimo crollo dell'economia russa. Ma per il momento, Mosca continua a resistere alle sanzioni, e questo anche grazie agli ingenti introiti che affluiscono alle sue casse dalla vendita di petrolio e gas liquefatto. Un buco nero che imbarazza non poco l'Ue e gli Stati Uniti. 

Il tetto che non funziona

Come scrive il quotidiano tedesco Spiegel, il tetto al prezzo del petrolio varato dal G7 sembra non funzionare più: se nei primi mesi di applicazione, il costo del greggio russo era rimasto sotto la soglia di 60 dollari al barile, adesso viaggia sopra i 70 dollari. Merito anche del supporto indiretto dell'Arabia Saudita, che ha limitato la sua produzione. Se tale prezzo dovesse mantenersi ancora a lungo, stimano gli esperti, la Russia potrebbe intascare nel 2024 ben 188 miliardi di dollari dalle vendita del suo greggio. Oltre 40 miliardi in più rispetto a quanto potrebbe accumulare se il tetto del G7 fosse rispettato. E proprio qui sta il nodo.

Per intaccare il business russo del petrolio, l'Occidente ha varato una doppia tenaglia: un price cap e un divieto di importazione dell'oro nero di Mosca. Ma perché le sanzioni funzionino, occorre imporre una stretta sulle petroliere che le aggirano. È quello che ha fatto l'Unione europea introducendo il divieto non solo di importare petrolio e derivati dalla Russia, ma anche vietando alle petroliere con sede dell'Ue di trasportare il greggio russo verso Paesi terzi. Diverse inchieste giornalistiche, però, hanno mostrato che questi divieti non stanno funzionando come previsto.

Carenze nei controlli

Da un lato, la Russia ha controbattuto allo stop all'export verso l'Ue trovando nuovi sbocchi in Asia, Africa e Medio Oriente, e schierando una "flotta fantasma" di navi per sfuggire ai radar e consegnare i carichi di greggio nel mondo. Dall'altro, le petroliere delle compagnie occidentali stanno continuando a imbarcare l'oro nero del Cremlino, in barba al rischio di venire sanzionate dall'Ue. Secondo Spiegel, lo stanno facendo a causa della carenza di controlli da parte degli Stati membri.    

E così, se l'embargo sul petrolio russo è riuscito a ridurre gli introiti di Mosca nelle prime settimane di applicazione, adesso il combinato disposto delle petroliere che aggirano le sanzioni e l'aumento del prezzo del greggio oltre il price cap, sta rimpinguando le perdite iniziali. E rischia di alimentare ancora a lungo le entrate e la macchina da guerra di Putin. 

Boom di gnl

Ma le difficoltà sul petrolio non sono l'unica fonte di imbarazzo per l'Europa. Un'altra beffa per Bruxelles riguarda quello che sta accadendo con il gas naturale liquefatto: se le forniture via gasdotto sono crollate, lo stesso non è successo con il gnl. Anzi, rispetto a prima della guerra, l'export dalla Russia all'Ue di questo tipo di combustibile è persino aumentato. Secondo un'indagine della ong Global Witness, che si basa su dati Kpler, nei primi sette mesi di quest'anno i volumi di gnl arrivati nell'Ue sono stati superiori del 40% rispetto a quelli dello stesso periodo del 2021. Gli acquisti sono arrivati principalmente da Francia, Belgio e Spagna, e hanno garantito 5 miliardi di euro di introiti a Mosca solo tra gennaio e luglio. A guadagnarci è anche il gigante francese Total, che ha una partecipazione nell'impianto di Yamal, in Siberia, da cui proviene buona parte del gnl russo.

Secondo i dati citati da Le Monde, oggi il 15% del gas importato in Ue arriva dalla Russia (contro il 45% di media prima della guerra). L'export di Mosca si è dunque ridotto di un terzo, ma il gnl sta comunque contenendo le perdite. Circa la metà del gas che adesso l'Europa compra dalla Russia è liquido. E, cosa non di poco conto, il prezzo del gnl è ben più alto del gas naturale. Di elevare un blocco dell'import, per il momento, non se parla: "Credo che a breve, se le cose non cambiano in Russia e Ucraina, (un embargo) avrà luogo. Ma per il momento, dopo le turbolenze dell'anno scorso, la Commissione europea e gli Stati membri vogliono vedere come si evolvono le cose in un modo pacifico per evitare ulteriori turbolenze", ha detto la ministra spagnola Teresa Ribera.

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