Mercoledì, 17 Luglio 2024
La transizione / Norvegia

Ritorno al futuro: in Norvegia l'auto elettrica è già realtà (anche grazie ai fossili)

Entro il 2025 il Paese scandinavo smetterà di vendere veicoli a benzina e diesel. Ma continua a incassare miliardi dalla vendita di petrolio e gas

Lo scorso anno oltre l’80% delle auto nuove vendute in Norvegia erano elettriche: una cifra importante per una nazione che tra poco più di un anno e mezzo – nel 2025 – porrà definitivamente fine alla vendita di auto con motore a combustione. Nel Paese scandinavo le stazioni di ricarica superano di gran lunga le pompe di benzina. La politica di promozione e sovvenzione dell’elettrico ha catapultato Oslo dieci anni nel futuro rispetto a Washington e Bruxelles. L’aria è più pulita, la vita di città meno rumorosa e l’occupazione stabile. Un progresso che, finora, è stato possibile paradossalmente grazie proprio ai fossili: l’economia norvegese, tanto più dopo la crisi tra Ue e Russia, continua a incassare profitti record dalla vendita di petrolio e gas al resto dell'Europa e del mondo. E non intende fermarsi.

Dieci anni avanti

Oggi la Norvegia è dieci anni avanti rispetto agli Usa e all’Ue. Basti pensare che la Casa bianca lavora perché il 50% delle auto nuove vendute siano elettriche entro il 2030, un obiettivo che Oslo ha raggiunto e superato nel 2019. Ma quella norvegese è una transizione che parte da lontano. I veicoli elettrici sono stati promossi dalle autorità nazionali sin dagli anni ’90. Per lungo tempo questi veicoli sono stati esentati dalle tasse sul valore aggiunto e dal pagamento dei pedaggi autostradali. A partire dal 2017, inoltre, il Parlamento norvegese ha introdotto la regola del 50% a vantaggio delle auto a batteria, dimezzando ogni tariffa applicabile alle macchine a benzina o diesel, dai parcheggi a pagamento, ai pedaggi, fino al trasporto su nave. Nei fatti, nel Paese scandinavo da diversi anni chi ha una macchina col motore a combustione paga il doppio di chi guida un elettrico. Il governo si è poi speso nella sovvenzione della costruzione delle stazioni di ricarica rapida, indispensabili in una nazione grande quanto la California ma con 5,5 milioni di abitanti.

Economia che cambia

Il tutto non è stato accompagnato dalle "terribili" conseguenze previste da alcuni critici della transizione. La rete elettrica non è crollata e non c’è stato alcun aumento della disoccupazione tra i meccanici e addetti vari. Innanzitutto, i veicoli elettrici non hanno bisogno di cambi d’olio ma si guastano comunque. Inoltre, le auto elettriche stanno generando posti di lavoro in altri settori. Nella località di Fredrikstad un'ex acciaieria è diventata un centro di riciclaggio delle batterie, un destino che attende molte altre strutture di questo tipo, di pari passo con la completa sostituzione del motore a combustione. "Alcuni politici e dirigenti aziendali descrivono la lotta contro il cambiamento climatico come un duro sacrificio, ma con i veicoli elettrici non è così", ha affermato Christina Bu, segretaria generale dell’Associazione norvegese dei veicoli elettrici. "Questa transizione è una cosa che le persone desiderano". Anche per la loro salute: come riportato dal New York Times, le emissioni di gas serra misurate ad Oslo sono calate del 30% rispetto al 2009, mentre i livelli di ossido di azoto prodotti dalla combustione di diesel e benzina – colpevoli di diversi disturbi respiratori, tra cui l’asma – sono stati praticamente azzerati.     

Il ruolo dei fossili

Sono in molti, tuttavia, ad accusare i vertici norvegesi di ipocrisia visti i ricchissimi guadagni provenienti dalla vendita di combustibili fossili verso il resto del mondo, in particolare in direzione dei membri dell’Ue. Nel solo 2022 i ricavi da questo settore hanno portato oltre 180 miliardi di dollari nelle casse dello Stato. "Stiamo esportando dell’inquinamento", ha dichiarato Sirin Hellvin Stav, vicedirettrice per l’Ambiente e i trasporti di Oslo, sottolineando come il suo partito, quello dei Verdi, miri alla graduale eliminazione della produzione ed esportazione di petrolio entro il 2035. Tuttavia, il governo non è della stessa idea. "Abbiamo diversi giacimenti in produzione, o in fase di sviluppo, che forniscono sicurezza energetica all’Europa", ha scritto in una nota Amund Vik, segretario di Stato del ministero norvegese dell’Energia.   

Guardando al caso norvegese, emerge poi un altro dato interessante per il futuro del settore automotive europeo: il boom di auto elettriche nel Paese scandinavo ha fatto felice soprattutto Tesla. Quello di Elon Musk è di gran lunga il marchio più venduto, e ha tolto quote di mercato a concorrenti quali Volkswagen, Audi e Fiat, seguito a lunga distanza solo dalle cinesi Byd e Xpeng, in ascesa. Secondo alcuni esperti, se lo schema si dovesse riproporre a livello europeo, diverse case automobilistiche affermate potrebbero non sopravvivere.

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