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Mercoledì, 6 Dicembre 2023
Libero commercio

Carne brasiliana in cambio del Prosecco: cosa prevede l'accordo col Mercosur

L'Unione europea sta accelerando per definire il trattato commerciale con Paesi come Brasile e Argentina. Che potrebbe portare a un aumento della deforestazione e a contraccolpi per diversi settori agricoli

La firma per il Mercosur sembra ormai vicina. Alla definizione del Trattato commerciale tra l'Unione europea ed alcuni Paesi dell'America Latina mancano solo piccoli dettagli ed è su quelli che alcuni governi, ecologisti ed europarlamentari Verdi stanno lavorando per evitare che l'accordo si trasformi in un disastro per i produttori europei, soprattutto quelli agricoli, e per l'ambiente. A essere interessati all'abolizione delle tariffe applicate alle importazioni/esportazioni sono l'83% dei prodotti agricoli. L'intensificazione degli scambi promette maggiori introiti, ma potrebbe rivelarsi un boomerang per i piccoli produttori agricoli, da ambo i lati dell'Atlantico. Inoltre, potrebbe portare a un aumento della deforestazione in Sudamerica, in particolare in Amazzonia: secondo uno studio francese, con l'accordo il 25% del "polmone verde" del Pianeta potrebbe scomparire per far spazio a coltivazioni e allevamenti intensivi. 

Tariffe abbattute

L'accordo con il blocco del Mercosur (di cui fanno parte al momento Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) sarebbe il più grande siglato dall'Ue, con un aumento previsto di scambi commerciali pari a diversi miliardi di euro. In breve il trattato abbatterà tariffe commerciali per il 91% circa dei prodotti importati provenienti dall'Ue, che a sua volta eliminerà i dazi su circa il 95% dei prodotti che arrivano dai quattro Paesi latinoamericani. Nel do ut des, però, c'è chi vince, e chi perde.

Attualmente gli Stati del Mercosur applicano ai prodotti del blocco europeo dazi pari al 35% per le automobili, al 27% per il vino e al 28% per i formaggi: l'eliminazione o l'abbattimento di questi dazi vengono visti come un'opportunità dalle aziende interessate in Europa, tra cui quelle italiane, come si legge in una nota di qualche anno fa. Il nostro Paese spera di aumentare il suo export (non solo agroalimentare), trovando nuovi sbocchi per i pezzi da novanta del made in Italy, come il Prosecco.

Di contro, gli allevatori e alcuni settori dell'agricoltura sono in allarme: secondo le organizzazioni di categoria e ambientaliste (per una volta sulla stessa linea), ci sarebbe una liberalizzazione dei mercati che potrebbe piombare sulle aziende agricole europee con danni enormi, trovandosi a concorrere con prodotti più economici e per i quali non vigono le regole restrittive di tutela della salute come quelle su pesticidi e per il benessere animale. Senza tener conto poi dei danni legati alla deforestazione, necessaria per incrementare queste produzioni agricole, soprattutto in Brasile. Di quali prodotti parliamo?

Tagli più economici

Secondo uno studio pubblicato a inizio giugno dal partito europeo dei Verdi, all'interno dell'Ue sono otto i prodotti classificati come "sensibili" per specifici codici doganali, ma non per tutte le linee tariffarie di ogni prodotto. Si tratta in primo luogo di bovini: aumenteranno le esportazioni da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, che sono già i principali fornitori del mercato europeo. In particolare, sarebbe destinata ad aumentare la quota di "lombo e fesa" interi esportati dal Mercosur sul mercato dell'Ue passando dal +13% del 2019 al 21%-26% del 2030, a seconda delle due ipotesi formulate. Questi tagli sono molto più economici in America Latina, contando solo un terzo del valore dei bovini adulti nell'Ue.

Questo dato rappresenterebbe una minaccia per gli allevamenti europei, soprattutto quelli  estensivi nei quali ancora si consente al bestiame di utilizzare i pascoli permanenti. Sempre nel settore della carne bovina, dopo dieci anni dovrebbero essere eliminate le tariffe per le importazioni di bovini vivi nell'Ue. In assenza di specifici divieti in tema di benessere animale, potrebbero esserci massicce importazioni di animali destinati allo svezzamento attraverso l'Atlantico. Questo anche a causa del crollo delle mandrie di nutrici europee e alla forte domanda di questi animali da parte degli allevatori europei, in particolare in Italia o in Spagna.

Non solo bovini

Discorso simile per il pollame, per cui si prevede un aumento delle esportazioni dal Brasile, grazie all'elevata competitività dei loro prodotti. I tagli congelati potrebbero raggiungere circa 180mila tonnellate l'anno. Il Paese, nuovamente governato da Luiz Inácio Lula da Silva, rappresenta un pericolo, insieme al Paraguay, anche per zucchero ed etanolo. I rischi sono anche di natura ambientale, con una "colonizzazione" di nuovi terreni agricoli a scapito dei biomi naturali. La canna da zucchero sarebbe destinata ad espandersi principalmente sui prati permanenti, con gli allevatori di bestiame alla ricerca di nuovi terreni da disboscare.

Altre proiezioni riguardano i latticini, dove a perderci potrebbero essere invece i piccoli produttori lattiero-caseari del Brasile. È probabile che le esportazioni di formaggio e di latte artificiale dall'Ue verso il blocco Mercosur aumentino, dato che i piccoli e medi produttori di latte (circa l'80% degli allevatori brasiliani) sono esclusi dalle catene industrializzate, che possono offrire prezzi più competitivi.

Invasione di soia

In ambito di proteine vegetali, nell'Ue le importazioni di prodotti da cui si ricava soia sono già massicce ed esenti da dazi. In Argentina però si praticano in modo intensivo tasse sull'esportazione per i fagioli e i dolci di soia. La loro abolizione, inclusa nell'Accordo, andrà a stimolare ulteriormente la produzione di soia in questo Paese, in particolare nell'area del Chaco. Anche in questo caso, i danni principali riguardano la deforestazione. Nonostante l'Ue abbia approvato di recente un regolamento che impone doveri specifici alle aziende che importano prodotti a rischio deforestazione, la norma riguarda solo le aree deforestate di recente (dal 2021) e si riferisce solo alle foreste come l'Amazzonia e non alle savane come il Cerrado o il Chaco, nonostante anche queste zone siano molto ricche di biodiversità. D'altra parte, la stessa Ue punta in vari documenti ad incrementare la produzione di proteine vegetali, come fagioli, ceci ed altri legumi. Difficile capire come le piccole superfici disponibili in Italia e in Europa possano competere con quelle molto estese sudamericane.

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