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Sabato, 13 Aprile 2024
Libero scambio

Il mercato unico compie 30 anni: chi ci ha guadagnato in Europa

La fine delle frontiere per il commercio ha portato vantaggi a tutti i membri. Ma alcuni Paesi se ne sono avvantaggiati di più. E in Italia è aumentato il divario tra Nord e Sud

Tutto cominciò con il Trattato di Roma del 1957, quando per la prima volta sei Paesi europei, tra cui l'Italia, decisero di rimuovere le frontiere tra loro, ma solo per il commercio di beni e servizi. Bisognerà attendere invece il 1993 per la sua nascita ufficiale. Oggi, a 30 anni di distanza, quella del mercato unico è, a detta di quasi tutti gli economisti, una storia di successo, che ha favorito gli scambi commerciali tra i suoi membri, portando a una crescita economica maggiore di quella che avrebbero realizzato senza integrazione. Secondo uno studio recente della Commissione europea, grazie al mercato unico l'intera Ue ha avuto un Pil più alto tra l'8 e il 9%. E in media, senza di esso, ogni cittadino del blocco avrebbe perso circa 500 euro all'anno.

"Il mercato unico ha contribuito a trasformare l'Ue in uno dei blocchi commerciali più potenti del mondo, al pari di altre potenze commerciali globali come gli Stati Uniti e la Cina", scrive il Parlamento europeo, che ricorda anche che "i cittadini dell'Ue beneficiano di elevati standard di sicurezza dei prodotti e possono studiare, vivere, lavorare e andare in pensione in qualsiasi Paese dell'Ue. Fin qui, i vantaggi generali del mercato unico. Ma chi è che se n'è avvantaggiato di più tra i suoi membri (compresi quelli extra-Ue, come Islanda, Norvegia, Liechtenstein e Svizzera)? 

Chi ha guadagnato di più

Due studi, uno del governo olandese e uno del think tank tedesco Bertelsmann Stiftung, giungono più o meno alle stesse conclusioni. Il primo, quello olandese, ha calcolato il Pil aggiuntivo derivante dalle attività commerciali di cui i singoli Paesi hanno potuto beneficiare nel lungo termine: restando sulla ricchezza generata dal maggiore export di beni e servizi, l'Ungheria risulta di gran lunga lo Stato membro più avvantaggiato, con una crescita del 6,1% del Pil. A seguire il Belgio e la Slovacchia, con il 4,4% in più. Bene anche Austria e Olanda, rispettivamento con il 3,6% e il 3,1%. Guardando ai grandi Paesi dell'Ue, la Germania fa registrare una crescita aggiuntiva del Pil del 2,1%, la Francia 1,6%, la Spagna 1,3% e l'Italia 1%. Tra gli Stati del blocco, solo Grecia e Finlandia fanno segnare una crescita minore del Pil rispetto al nostro Paese. 

Lo studio olandese spiega che, in linea generale, i vantaggi maggiori per il commercio sono andati ai Paesi più piccoli del blocco (anche se Grecia e Finlandia fanno eccezione), e questo perché più esposti a una serie di costi legati alle frontiere, come i dazi doganali. I ricercatori olandesi, però, non chiariscono le differenze tra gli Stati più grandi, e il perché della prestazione italiana. Qualche delucidazione in più arriva dallo studio del Bertelsmann Stiftung, realizzato su base regionale (e non nazionale): il che dà uno spaccato di come anche la ricchezza di partenza e la posizione geografica di alcuni territori abbiano giocato un ruolo nel cogliere i vantaggi del mercato unico. E di come l'Italia sia andata a due velocità: una più sostenuta al Nord, e una lenta al Sud.

Lo studio tedesco

"Ci sono due tendenze principali in tutta Europa: in primo luogo, non sono le economie più grandi a beneficiarne maggiormente, ma soprattutto le nazioni esportatrici relativamente piccole ma forti", si legge nello studio tedesco, che conferma quanto rilevato da quello olandese. "In secondo luogo, i Paesi e le regioni al centro geografico (il "nucleo") dell'Europa registrano i maggiori guadagni pro capite dal mercato unico e ne beneficiano molto di più rispetto ai membri dell'Ue nel Sud o nell'Est del continente", aggiunge.

I calcoli del Bertelsmann Stiftung non riguardano il Pil, ma il reddito pro capite: in media, grazie al mercato unico, un cittadino europeo ha guadgnato 1.000 euro in più all'anno. I maggiori guadagni di reddito per persona e Paese sono registrati da Svizzera (2.900 euro), Lussemburgo (2.800 euro) e Irlanda (1.900 euro). Anche Belgio, Austria e Paesi Bassi sono tra i maggiori profittatori. "I maggiori vincitori sono i piccoli paesi che commerciano molto e hanno economie competitive", afferma Dominic Ponattu, coautore dello studio. Per Paesi come l'Olanda o l'Austria "il mercato unico ha un valore inestimabile perché hanno industrie competitive, ma dipendono dalle esportazioni dati i loro piccoli mercati interni", afferma Ponattu. Nell'Europa meridionale, invece, i guadagni di reddito derivanti dal mercato unico sono molto inferiori, anche perché la competitività è in ritardo, ad esempio in Spagna (590 euro pro capite e anno), in Portogallo (500 euro) o in Grecia (400 euro). E in Italia?

Il divario tra Nord e Sud

Per il nostro Paese il reddito pro capite aggiuntivo ammonta a 763 euro all'anno, circa un quarto di quello della Svizzera (membro del mercato unico grazie a una serie di accordi commerciali). Ma guardando al dettaglio regionale si nota come il Nord dell'Italia sia più o meno in linea con le regioni più ricche del resto d'Europa: la provincia di Bolzano guida la classifica nazionale con 1.372 euro pro capite, seguita da Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Friuli, tutte intorno ai 1.000 euro. Lazio e Toscana si fermano poco sotto gli 800 euro. Le regioni del Sud, a eccezione dell'Abruzzo (597 euro), sono tutte sotto i 500 euro. Calabria e Sicilia sono i fanalini di coda, con 394 e 392 euro di guadagni rispettivamente. Poche regioni in Europa fanno peggio. 

Il mercato unico: riunire l'Europa

Uno dei capisaldi dell'integrazione dell'UE, il mercato unico consente a merci, servizi, capitali e persone di circolare liberamente all'interno del blocco come all'interno di un singolo paese.


Comprende paesi sia UE che extra UE: Islanda, Liechtenstein e Norvegia vi partecipano attraverso lo Spazio economico europeo che hanno istituito con l'UE, mentre la Svizzera ha concluso una serie di accordi bilaterali con l'UE che danno al Paese un accesso parziale allo spazio unico mercato.

L'armonizzazione e il riconoscimento reciproco degli standard consentono alle imprese di vendere i propri prodotti a un mercato di oltre 450 milioni di persone.


La rimozione degli ostacoli ha portato a un aumento significativo degli scambi all'interno dell'UE. Mentre le esportazioni di merci verso altri paesi dell'UE ammontavano a 671 miliardi di euro nel 1993, sono aumentate a oltre 3,4 trilioni di euro nel 2021.

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