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Venerdì, 19 Aprile 2024
Economia

Materie prime critiche, il primo passo per disfarsi della dipendenza dalla Cina

Approvato il testo che consente di stringere accordi con Paesi ricchi di metalli dalle terre rare e di migliorare l'economia circolare. È una delle risposte al piano protezionista degli Usa

L'Europa segna un ulteriore passo in avanti verso l'indipendenza nell'approvvigionamento di materie prime reputate strategiche per la crescita economica e la svolta energetica green degli Stati membri. L'ultimo via libera arriva dal Parlamento europeo, che a Strasburgo ha adottato il 14 settembre la sua posizione sulle nuove misure in questa materia. La legge mira a rendere l'Unione europea più competitiva e autonoma, andando anche a ridurre la burocrazia. Nel testo approvato si punta a migliorare l'innovazione lungo l'intera catena di produzione, con attenzione in particolare alla ricerca e allo sviluppo di materiali alternativi e di metodi di estrazione e produzione più rispettosi dell'ambiente.

Sfida ai sussidi Usa

La norma, che necessita ancora del vaglio del trilogo, rientra nel più ampio processo di transizione verso l’energia pulita a cui lavora da anni l'Unione europea, abbinandolo all'autosufficienza delle risorse necessarie. Il testo (noto come Raw Materials Act), insieme al Net-Zero Industry Act, costituisce un pacchetto di proposte con cui la Commissione europea intende controbattere all'Inflation Reduction Act (Ira). Bruxelles si è irritata non poco a fronte del gigantesco piano degli Stati Uniti da 375 miliardi di dollari versate nelle casse delle principali aziende statunitensi per la transizione ecologica e digitale. Diversi governi (in particolare Germania e Francia) hanno puntato il dito contro questa maxi manovra accusando Washington di protezionismo.

Liberarsi dai lacci cinesi

Al contempo l'Ue punta ad una minore dipendenza dalle materie prime cinesi, che fin troppi vincoli hanno finora determinato nell'evoluzione industriale europea. Il 63% del cobalto mondiale utilizzato nelle batterie viene estratto nella Repubblica Democratica del Congo, ma il 60% viene raffinato in Cina. Il 97% delle forniture di magnesio dell'Ue proviene sempre da Pechino, dove poi viene raffinato il 100% delle terre rare utilizzate per i magneti permanenti a livello globale. Secondo aziende, governi e funzionari, si tratta di una catena che urge spezzare.

Fonti diversificate

La votazione ha visto una larga maggioranza di voti favorevoli, ben 515 con soli 34 voti contrari e 28 astensioni. Nella posizione negoziale che verrà illustrata ai governi degli Stati membri in vista del trilogo, gli eurodeputati sottolineano l'importanza di garantire partenariati strategici tra l'Ue e i Paesi terzi per le materie prime essenziali. L'obiettivo è di diversificare l'approvvigionamento dell'Ue, ponendo su un piano di parità i Pesi coinvolti con vantaggi condivisi da tutte le parti. Il trasferimento di conoscenze e tecnologie, la formazione e l'aggiornamento professionale per nuovi posti di lavoro, dovrebbero essere garantiti tramite i partenariati. Si punta anche a migliori condizioni di lavoro e di reddito per i lavoratori locali coinvolti. Si richiede inoltre che l'estrazione e la lavorazione dei materiali nei Paesi partner rispettino elevati standard ecologici.

Possibili partner

In sostanza, l'Ue almeno sulla carta sta cercando di creare un pacchetto capace di attrarre i Paesi più ricchi di risorse, come Cile, Congo e Kenya, con cui ha appena siglato un accordo per l'estrazione dell'idrogeno. Si pensi che solo il Sudafrica fornisce il 71% del fabbisogno di metalli del gruppo del platino dell'Ue. Gli Stati membri si rivolgono invece alla Turchia per il borato, rifornendo il 98% delle forniture necessarie al blocco. L'Ue sa che le occorrono sempre più metalli da terre rare, essendo materie indispensabili sia per le turbine eoliche che per i veicoli elettrici. Nel testo si spinge anche ad una maggiore attenzione alla ricerca sui materiali ed i processi e produttivi che potrebbero sostituire in futuro le materie prime nelle tecnologie reputate strategiche.

Fermare l'export di rottami ferrosi

Anche l'economia circolare è stata messa al centro del documento, affinché anche dai prodotti di scarto vengano estratte le materie prime strategiche. Un esempio è quello del rottame ferroso, come sottolineato da Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia e promotore dell'emendamento che ha incluso anche questo prodotto nel testo approvato. "I rottami ferrosi vengono infatti riciclati nella produzione siderurgica e forniscono materie prime decisive in numerosi settori industriali, attivando un circuito virtuoso da diversi punti di vista: rafforza l'autonomia strategica, accelera la de-carbonizzazione e aumenta il risparmio energetico", ha spiegato Salini. L'eurodeputato ha spiegato inoltre come la definizione di "materiale strategico" dovrebbe aiutare ad evitare l'export illegale di materiale ferroso riciclabile. "La normativa contribuisce così ad arginare la concorrenza sleale da paesi extra europei, che acquistano il rottame ferroso per produrre acciaio a basso costo, secondo modalità estremamente inquinanti e incompatibili con gli standard green Ue, attuando una forma di dumping estremamente aggressiva che danneggia le nostre imprese e mette a rischio posti di lavoro", ha concluso Salini. Il Parlamento avvierà ora i negoziati con la presidenza spagnola del Consiglio per raggiungere un accordo in prima lettura.

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