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Domenica, 26 Giugno 2022
Il caso / Grecia

Come la Grecia sta aiutando la Russia a vendere il suo petrolio nel mondo

Gli armatori di Atene hanno triplicato i loro affari con Mosca dall'inizio della guerra. Ma non sono i soli

Mentre a Bruxelles i governi non riescono ancora a trovare la quadra per attuare l'embargo al petrolio russo, c'è un Paese dell'Ue che sta aumentando i suoi affari con Mosca proprio in relazione al business del greggio: la Grecia. Atene, la cui flotta può vantare la capacità di trasporto più grande del mondo, ha sfruttato la necessità della Russia di spostare sempre più forniture di petrolio su nave dopo che, con lo scoppio della guerra in Ucraina, il principale oleodotto verso l'Europa, il Druzhba, ha cominciato a ridurre i suoi flussi.

Secondo quanto emerge dal registro navale londinese Lloyd's List, dall'inizio del conflitto, "si stima che 4,5 milioni di barili di greggio per un valore di circa 509 milioni di dollari americani abbiano lasciato il Paese ogni giorno". Sempre secondo i dati dei Lloyd's, nel corso del mese di aprile 190 petroliere hanno lasciato le linee nei porti petroliferi russi di Primorsk, Novorossijsk, Ust-Luga e San Pietroburgo, 76 delle quali da sole battevano bandiera greca. Gli elleni hanno così triplicato la loro quota nel trasporto petrolifero russo rispetto all'anno precedente, scrive Die Welt.

Nulla di illegale, sia chiaro. Se è vero che l'Ue ha imposto delle sanzioni alle navi commerciali russe, vietandone l'ingresso nei porti europei, è vero anche che Bruxelles ha tenuto a escludere proprio il trasporto di energia da questo divieto. Tanto più se le navi battono bandiere non russe. Un'opportunità che i giganti del petrolio di Mosca, come Rosneft, hanno colto al volo per spedire i loro carichi via mare a un ritmo maggiore rispetto a prima della guerra. Sempre più navi cisterna fanno adesso rotta verso India, Cina e Corea del Sud, come dimostrano i tracciati ricostruiti dal Russian Tanker Tracking Group promosso da alcuni attivisti di Kiev. Mentre le tariffe di trasporto sono già aumentate del 230 per cento.

Un business che sta facendo felici gli armatori di tutto il mondo, non solo greci. Anche Cipro e Malta, per esempio, hanno la loro buona quota di affari con Mosca, e non è un caso se i due Paesi, insieme alla Grecia, stiano cercando di bloccare le sanzioni di Bruxelles sul petrolio russo: per i governi di Atene, La Valletta e Nicosia, il problema non è tanto se gli Stati membri dell'Ue diranno addio alle forniture di greggio, quanto se la misura conterrà, come previsto dalla proposta della Commissione, anche il divieto per le petroliere europee di trasportare i barili russi in altre parti del mondo.

Per navi come la petroliera Nissos, che in queste ore, secondo il Russian Tanker Tracking Group, sta viaggiando verso l'India carica di petrolio imbarcato al porto russo di Novorossiysk, sarebbe un duro colpo. Sempre gli attivisti di Kiev segnalano comunque che per il momento, il principale sbocco del mercato del greggio di Mosca resta l'Europa, con 110 petroliere dirette o ancorate nei porti del Vecchio Continente, di cui 7 partire nelle ultime 24 ore.  

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