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Venerdì, 21 Giugno 2024
Le stime

La Germania verso la recessione. E la crescita italiana si ferma

Le ultime previsioni economiche di Bruxelles: l'inflazione resterà alta per tutto il 2023

Nel 2023 la ripresa dell'economia europea sotto la spinta delle misure post-Covid sarà prossima allo zero. Un trend che riguarderà anche l'Italia, mentre tre Paesi membri potrebbero trovarsi in recessione. Tra questi, a preoccupare di più per il potenziale impatto sul resto del Vecchio Continente è la Germania, che secondo gli esperti di Bruxelles subirà una contrazione del Pil dello 0,6%. È quanto emerge dalle ultime previsioni economiche della Commissione europea.

Lo spettro della recessione

"Dopo una prima metà dell'anno positiva - scrive Bruxelles - l'economia dell'Ue è ora entrata in una fase molto più impegnativa. Gli shock scatenati dalla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina stanno intaccando la domanda globale e rafforzando le pressioni inflazionistiche globali. L'Ue è tra le economie avanzate più esposte, a causa della sua vicinanza geografica alla guerra e della forte dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia. La crisi energetica sta erodendo il potere d'acquisto delle famiglie e pesando sulla produzione. Il sentimento economico è notevolmente diminuito. Di conseguenza, sebbene la crescita nel 2022 sia destinata a essere migliore rispetto alle previsioni precedenti, le prospettive per il 2023 sono significativamente più deboli per la crescita e più alte per l'inflazione rispetto alle previsioni intermedie estive della Commissione europea".

La crescita del Pil secondo le stime Ue

pil previsioni 2022

La crescita è "destinata a contrarsi in modo significativo" già  "alla fine dell'anno". Questo vale un po' per tutti, ma colpirà diversamente le economie. L'Italia, dopo una crescita per il 2022 più alta di quella prevista in precedenza (+3,8% contro il +2,9% stimato delle previsioni estive di Bruxelles), assisterà a una contrazione dell'economia con una crescita prevista dello 0,3%, in linea con quella attesa per l'intera Eurozona e per tutta l'Ue. Tra i grandi Paesi del blocco, solo Francia e Spagna sembrano resistere alla contrazione generale (entrambe con una crescita prevista dell'1%), mentre per la Germania si fa concreto lo spettro della recessione: se la scorsa primavera, all'inizio della guerra in Ucraina, Bruxelles attendeva una crescita per Berlino pari al 2,4%, poi redimensionata a +1,3% in estate, adesso la stima è di un -0,6%. Lo stato di crisi dell'economia tedesca viene evidenziato da altri indicatori: la contrazione degli investimenti e del saldo positivo della bilancia commerciale. Per quanto riguarda quest'ultimo indicatore, la Commissione prevede per l'Italia un saldo negativo per il 2023: dopo anni di export superiore all'import, il prossimo anno potrebbe registrarsi una preoccupante inversione di tendenza. 

Quando la ripresa?

La Commissione spera in segnali di ripresa solo alla fine del 2023, e in un rilancio nella crescita l'anno successivo: "Entro il 2024 si prevede che la crescita economica riprenderà progressivamente trazione, con una media dell'1,6% nell'Ue e dell'1,5% nell'area dell'Euro". Molto dipenderà dalla guerra in Ucraina e dalla crisi energetica, che trova il suo indicatore di riferimento nell'inflazione: a dispetto di tutte le previsioni di Bce e Bruxelles di qualche mese fa, oggi la Commissione si aspetta che "l'inflazione deve ancora raggiungere il picco prima di allentarsi gradualmente". 

Nel 2022 il tasso di inflazione finale atteso è del 9,3% nell'Ue e dell'8,5% nella zona euro. "L'inflazione dovrebbe diminuire nel 2023, ma rimanere elevata al 7,0% nell'Ue e al 6,1% nell'area dell'Euro, prima di moderarsi nel 2024 rispettivamente al 3,0% e al 2,6%. Rispetto alle previsioni intermedie estive, ciò rappresenta una revisione al rialzo di quasi un punto percentuale per il 2022 e di oltre due punti nel 2023", scrive Bruxelles. Le revisioni "riflettono principalmente prezzi all'ingrosso di gas ed elettricità significativamente più elevati, che esercitano pressioni sui prezzi al dettaglio dell'energia e la maggior parte dei beni e servizi nel paniere dei consumi".

Occupazione resiliente

Secondo le stime di Bruxelles, la contrazione dell'economia non dovrebbe comportare situazioni critiche sul fronte dell'occupazione, e questo grazie alla spinta delle misure anticrisi: "Nonostante il contesto difficile, il mercato del lavoro ha continuato a funzionare bene, con l'occupazione e la partecipazione ai massimi livelli e la disoccupazione ai minimi degli ultimi decenni. La forte espansione economica ha portato al lavoro altri due milioni netti di persone nella prima metà del 2022, portando il numero di occupati nell'Ue a un massimo storico di 213,4 milioni. Il tasso di disoccupazione è rimasto al minimo storico del 6,0% a settembre". Per questo, "si prevede che i mercati del lavoro reagiranno al rallentamento dell'attività economica con un certo ritardo, ma rimarranno resilienti". Per l'Italia, il 2023 dovrebbe comportare un sostanziale stop alla crescita dell'occupazione, ma il tasso di disoccupati dovrebbe restare comunaue più basso anche di quello pre-pandemia. 

Sul fronte spesa pubblica, l'analisi di Bruxelles mostra che un po' tutti i governi stanno approfittando della sospensione del Patto di stabilità per continuare a sostenere famiglie e imprese dinanzi a inflazione e caro bollette. La spesa in deficit a un tasso superiore al 3%, il tetto del Patto, continuerà anche nel 2023 e nel 2024, anno in cui le regole di bilancio europee dovrebbero tornare in vigore. Per l'Italia, come per tutti i Paesi ad alto debito, Bruxelles si attende un rapporto deficit/Pil ben più alto del parametro previsto. In compenso, il percorso di riduzione del debito pubblico italiano dovrebbe essere in linea con quello dell'Eurozona.

L'incertezza

Al netto di tutte queste stime, il problema vero è che "le prospettive economiche restano circondate da un eccezionale grado di incertezza poiché la guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina continua e il potenziale di ulteriori perturbazioni economiche è tutt'altro che esaurito", avverte la Commisione. "La minaccia maggiore deriva dagli sviluppi negativi del mercato del gas e dal rischio di carenze, soprattutto nell'inverno 2023-24 - continua - Oltre all'approvvigionamento di gas, l'Ue rimane direttamente e indirettamente esposta a ulteriori shock su altri mercati delle materie prime che si riverberano a causa delle tensioni geopolitiche. Anche l'inflazione di lunga durata e i potenziali aggiustamenti disordinati dei mercati finanziari globali al nuovo contesto di tassi di interesse elevati rimangono importanti fattori di rischio. Entrambi sono amplificati dalla potenziale incoerenza tra gli obiettivi di politica fiscale e monetaria", conclude. 

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