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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Lo stallo / Cipro

Cipro ha gas per l'Europa, ma non può sfruttarlo a causa dell'occupazione turca

La parte nord dell'isola fu invasa delle forze di Ankara dal 1974, e così le acque della nazione sono contese e le estrazioni e il transito di idrocarburi vengono ostacolati da Erdogan

Una delle soluzioni per ridurre la dipendenza dell'Europa dal gas della Russia di Vladimir Putin potrebbe essere quella di sfruttare gli idrocarburi presenti nelle acque cipriote, e di far transitare in esse anche quelli proveniente dal Medio Oriente. Ma c'è un ostacolo non da poco che frena questa possibilità: Recep Tayyip Erdogan e l'occupazione della parte nord dell'isola da parte della Turchia che va avanti dal 1974. Ankara vuole avere voce in capitolo su come i profitti vengono ricavati dalle ricchezze dell'isola, vuole assicurarsi che i benefici fluiscano alla comunità turco-cipriota e vuole allo stesso tempo che qualsiasi gas che transita nella regione attraversi il suo territorio nella rotta verso l'Europa.

Questo entra in conflitto con gli interessi della Grecia, che potrebbe essere un altro hub per il transito del gas mediorientale. "Quando si tratta di gas dal Mediterraneo orientale, penso che dobbiamo considerare tutte le opzioni e dobbiamo trovare il modo più conveniente per trasferire quello che esiste a Cipro o in Israele al mercato europeo", ha detto il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis a Reuters in un'intervista la scorsa settimana. E a suo avviso "qualunque soluzione si possa immaginare, coinvolgerà sicuramente la Grecia". Peccato che Erdogan non la veda allo stesso modo e sia pronto a mettere il bastone tra le ruote a qualsiasi progetto in quel senso.

Un esempio lampante è il gasdotto EastMed, progetto da sei miliardi di euro annunciato nel 2020 con un accordo firmato tra Cipro, Grecia e Israele per la costruzione di una conduttura di 1.900 chilometri capace di trasportare dai 9 ai 12 miliardi di metri cubi all'anno di idrocarburi, ma che è un pausa in quanto la Turchia protesta sostenendo che il percorso pianificato attraverserebbe il territorio marittimo rivendicato da Ankara. E neanche le nuove necessità create dalla guerra in Ucraina hanno fatto ammorbidire la posizione dei turchi. "Tenendo presente il recente passato e in generale la nostra esperienza con la Turchia, non siamo così ingenui da credere che la Ankara avrebbe cambiato il suo atteggiamento nei confronti della Grecia o di Cipro dall'oggi al domani", ha affermato Kornelios Korneliou, un alto funzionario del ministero degli Affari esteri cipriota, come riporta Politico.

La questione della divisione in due di Cipro risale all'invasione turca della parte nord del Paese nel 1974, quando l'esercito di Ankara la occupò in risposta a un tentativo di golpe di nazionalisti ciprioti che sognavano l'unione con la Grecia, sostenendo che l'invasione era necessaria per proteggere i turchi che abitavano nella regione. Da lì fu poi fondato lo Stato di Cipro del nord, che però è riconosciuto solo dalla Turchia, e gli sforzi per la riunificazione dell'isola vanno avanti da anni senza risultati. E così 15 anni dopo che Cipro ha annunciato il suo primo round di licenze e 11 anni dopo la scoperta del primo grande giacimento al largo dell'isola, il gas non viene estratto e spedito da nessuna parte, e non è stata presa alcuna decisione su come potrebbe essere combinato con altre riserve nella regione e inviato nel resto d'Europa.

La scorsa settimana l'italiana Eni e la francese TotalEnergies hanno iniziato a perforare un pozzo esplorativo di gas al largo delle coste di Cipro. Nel febbraio 2018 avevano segnalato una scoperta nel pozzo Calypso, un'altra area dello stesso isolato, ma il programma di esplorazione offshore ha dovuto affrontare forti obiezioni dalla Turchia, visto che le acque sono contese. Prima di questa c'era stata la scoperta del giacimento Afrodite nel 2011, ma Ankara afferma che Nicosia deve astenersi da qualsiasi azione in quelle acque e ha lanciato le proprie navi da esplorazione affiancate da navi da guerra. Per tutta risposta nel 2019 l'Ue ha sanzionato il Paese governato da Erdogan per perforazioni non autorizzate.

Una soluzione al problema non sembra facile da trovare e Nicosia teme che le tensioni potrebbero scoraggiare le compagnie energetiche dal continuare a investire ed esplorare, ostacolando un'espansione dei ricavi dei combustibili fossili considerata cruciale, soprattutto ora che gli investimenti russi, pure fondamentali per l'economia nazionale, sono congelati. E proprio quando il gas cipriota potrebbe essere più utile all'Europa.

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