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Sabato, 2 Marzo 2024
La sfida

La Cina divide l'Ue: cosa c'è dietro il nuovo scontro tra von der Leyen e Michel

La rivalità tra i due presidenti riguarda i rapporti con Pechino e la dipendenza dalle materie prime necessarie alla transizione 'green' dell'industria europea

Dalla scaramuccia del Sofagate allo scontro sulla Cina. Ursula von der Leyen e Charles Michel sono nuovamente al centro delle tensioni ai vertici dell'Ue. La presidente della Commissione europea, von der Leyen, lo scorso fine settimana ha firmato a Washington un'intesa con Joe Biden che prevede, tra le altre cose, un legame più forte tra le due sponde dell'Atlantico sulle materie prime. Una mossa in chiave anti-Pechino che non è piaciuta per niente al presidente del Consiglio europeo, Michel, che ha scomodato addirittura gli esperti di diritto Ue per bloccare la rivale. 

La verifica

All'indomani dell'intesa, gli uffici di Michel hanno infatti chiesto ai servizi giuridici del Consiglio di verificare se von der Leyen abbia agito oltre i limiti del suo mandato nella dichiarazione congiunta firmata con Biden. Un passaggio legale che non ha ancora portato ad alcun risultato ma che è stato premonitore di uno scontro che si è consumato ieri al Parlamento europeo. Nel corso del dibattito in Aula a Strasburgo Michel, pur ammettendo che "non c'è equidistanza tra Stati Uniti e Cina" dal momento che con Washington "siamo un alleato forte, leale e fedele", ha ribadito che in ogni caso "la Cina è una realtà, un dato di fatto, un attore importante sulla scena internazionale". "Ed è per questo - ha aggiunto - che mi sembra che ci siano tre elementi chiave nel nostro rapporto con Pechino".

"Dialogare con Pechino"

Il presidente del Consiglio europeo ha dunque citato "la difesa dei diritti umani" e la necessità di "riequilibrare le relazioni economiche con la Cina", ma anche che "non ci sia altra scelta che dialogare con Pechino sui temi globali come quelli relativi al cambiamento climatico e la salute globale". Al contrario, von der Leyen ha preferito mettere l'accento sulle minacce rappresentate dalla superpotenza asiatica dalla quale l'Ue è sempre più dipendente sulle materie prime.

I partner affidabili

"Oggi l'Ue dipende fortemente da alcuni Paesi terzi e otteniamo il 98% della nostra fornitura di terre rare e il 93% del magnesio dalla Cina", ha dichiarato von der Leyen in Aula. "La pandemia e la guerra ci hanno insegnato una lezione sulle dipendenze. Se vogliamo essere indipendenti, dobbiamo urgentemente rafforzare e diversificare le nostre catene di approvvigionamento con partner più stretti", ha aggiunto prima di citare un fornitore di materie prime ritenuto affidabile dalla Commissione. "La scorsa settimana sono stata in Canada, dove le aziende europee stanno facendo proprio questo sull'approvvigionamento di nichel a basso tenore di carbonio per produrre batterie qui in Europa", ha spiegato von der Leyen. "Il Canada non è solo un partner affidabile: condivide anche i nostri valori e garantisce che i materiali vengano estratti con i più alti standard per l'ambiente e per i lavoratori", ha evidenziato per mettere in risalto le differenze con la Cina. 

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La sfida sulle materie prime

La rivalità tra Michel e von der Leyen - il primo più dialogante con Pechino, la seconda più sensibile alle preoccupazioni degli Usa - potrebbe emergere anche la settimana prossima quando i ventisette leader Ue si incontreranno a Bruxelles per discutere della competitività del mercato unico e dunque del difficile rapporto con le due superpotenze. Sul tavolo dei capi di governo ci sarà anche il Critical raw materials act, il piano che presenterà oggi von der Leyen con il dichiarato obiettivo di rendere l'Ue più autonoma dalla Cina sulle materie prime necessarie alla riconversione 'green' dell'economia europea. "Vogliamo estrarre più materie prime e minerali in Europa e aumentare la nostra capacità di lavorazione fino ad almeno il 40% del consumo annuo", ha anticipato ieri mattina la presidente della Commissione. Tuttavia diversi dubbi sul piano di 'sganciamento' dell'Ue dalla dipendenza cinese sono emersi da parte di alcuni esperti, i cui pareri potrebbero offrire nuovi argomenti a Michel nella sua sfida alla linea di von der Leyen.

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