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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Mobilità sostenibile

Per salvare l'auto, l'Europa deve copiare la Cina

L'industria dell'automotive europeo chiede maggiori finanziamenti statali per arrestare l'emorragia nelle vendite

La mobilità sostenibile, uno dei pilastri portanti da cui dipende il successo del Green deal europeo, si traduce tra le altre cose nella diffusione delle auto elettriche. Ma i produttori dell'Ue stanno lanciando l'allarme: senza ingenti investimenti pubblici, l'industria non potrà sostenere i costi. E così, a sentire i colossi dell'automotive, se Bruxelles vuole raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi climatici mantenendo al contempo la competitività commerciale delle aziende europee dovrà seguire l'esempio cinese e foraggiare generosamente il comparto automobilistico.

I numeri dell'elettrico

Nonostante siano cresciute nel 2023, le vendite di auto elettriche in Europa (considerando l'Ue, il Regno Unito e l'Efta) hanno subito una battuta d'arresto verso la fine dello scorso anno. Già lo scorso ottobre, le immatricolazioni nel Vecchio continente sono scese a 158.439 dalle 187.358 di settembre, con una flessione di circa il 15,4% secondo i dati Acea. 

Questo sebbene il confronto con lo stesso mese dell'anno precedente abbia fatto registrare un +30,1% sulle vendite (erano 121.749 nell'ottobre 2022), e un +1,8% sulla quota di mercato dei cosiddetti Bev (acronimo inglese che designa i veicoli elettrici a batteria), che è salita così al 15,2%. Complessivamente, nei primi dieci mesi del 2023, il comparto elettrico ha visto un aumento delle consegne del 40,5% rispetto allo stesso periodo del 2022, con 1.630.808 veicoli contro 1.124.121. 

A livello nazionale, il campione delle vendite è la Germania (424.623 vetture immatricolate tra gennaio e ottobre 2023, in aumento del 37,8% rispetto all'anno precedente), seguita da Regno Unito (262.484, un incremento del 34,2%), Francia (+45,9% a 230.089 immatricolazioni), Italia (che ha fatto salire in un anno le vendite del 30,3%, portandole a 51.513) e Spagna (39.663 veicoli nei primi dieci mesi del 2023, con una crescita del 66,7% su base annua). 

Quanto ai brand più venduti, la classifica europea dei singoli costruttori incorona come regina indiscussa dell'elettrico la Tesla dell'imprenditore statunitense Elon Musk, che ha venduto tra gennaio e agosto 2023 il 142% in più rispetto all'anno precedente per un totale di 236.650 veicoli. Medaglia d'argento alla Volkswagen con 138.918 vetture (+82% sul 2022) e di bronzo alla Bmw con 78.170 (56%). La Fiat è andata in negativo di uno 0,7% vendendo 41.836 auto nei primi otto mesi dell'anno passato. 

A livello di gruppi, invece, il leader di mercato è senza dubbio il gruppo tedesco Volkswagen (che possiede Audi, Cupra, Porsche, Seat, Skoda e appunto Volkswagen), che ad agosto 2023 ha immatricolato 287.855 veicoli elettrici registrando un incremento del 59% su base annua. In seconda posizione arriva Tesla (i dati sono gli stessi citati sopra, dato che l'azienda "corre" da sola) davanti al gruppo Stellantis, che nel periodo in esame ha venduto 168.713 vetture (+17%). 

Il calo delle vendite

Come dicevamo, tuttavia, la vendita di auto elettriche ha subito un rallentamento negli ultimi mesi, che secondo gli osservatori è dovuto alla congiuntura economica negativa, che fa gravare sui consumatori gli alti costi per l'acquisto delle vetture (nel Regno Unito si parla di circa il 33% in più rispetto a quelle a combustione), cui si aggiungono peraltro gli alti tassi d'interesse dei finanziamenti. Ma pare che giochi un ruolo determinante anche la carenza di modelli, che si traduce in un'attrattività relativamente bassa di questo genere di prodotti per i guidatori che cercano prestazioni, sicurezza ed estetica nelle loro auto. 

Soprattutto, però, servono da un lato forti incentivi fiscali per agevolare l'acquisto dei veicoli elettrici e, dall'altro, le infrastrutture di supporto, prime tra tutte le colonnine per la ricarica. 

Il timore dei produttori, come riporta il quotidiano americano Bloomberg, è proprio quello che se gli Stati non metteranno a disposizione i fondi necessari, la battaglia per il mercato globale dell'auto elettrica sarà vinta da Tesla e dalle aziende cinesi, che possono contare su un forte supporto finanziario da parte dei loro governi. In Ue, invece, le strette regole sugli aiuti di Stato impediscono ai Paesi membri di sostenere con altrettanta efficacia i propri "campioni industriali", con la conseguenza che i costi dell'innovazione si riflettono sui prezzi di listino, portando il prodotto finale fuori dalla portata di una grossa fetta dei consumatori. 

Locomotiva tedesca in panne?

In Germania, che come abbiamo visto è il maggiore mercato europeo, l'amministratore delegato di Bmw Oliver Zipse sta ripetendo ormai da qualche tempo che senza un afflusso più consistente di sussidi statali l'industria dell'auto elettrica non potrà reggere la competizione estera e finirà per andare fuori mercato, non potendo offrire ai consumatori dei beni ad un prezzo per loro accessibile. 

Questo comporterebbe una diminuzione della domanda di Bev prodotti in Europa, mentre potrebbe far aumentare la richiesta di veicoli elettrici cinesi, sui quali peraltro la Commissione ha lanciato un'indagine da diversi mesi. Secondo le stime fornite da Bloomberg, nel 2024 si prospetta un calo del 14% delle vendite di vetture a batteria in Germania (la prima flessione in almeno otto anni), mentre sembrano tornare in auge gli ibridi plug-in. 

Del resto, l'obiettivo fissato dal governo di coalizione tedesco di installare un milione di colonnine di ricarica entro il 2030 appare decisamente lontano, considerando che lo scorso settembre non si superava quota 105mila. E non sembra più vicino nemmeno il traguardo delle 15 milioni di vetture elettriche che Berlino vorrebbe mettere sulle strade entro la fine del decennio: a novembre 2023 i Bev tedeschi erano circa un milione. 

Questa situazione starebbe già portando diverse case automobilistiche come Volkswagen a ridurre le linee di produzione di veicoli elettrici per evitare che rimangano invenduti, il che sicuramente non potrà portare ad un aumento delle vendite. Ma se verranno a mancare gli investimenti il rischio sarà quello di un possibile fallimento della rivoluzione della mobilità europea, il che a sua volta impedirà all'Ue di centrare i target climatici fissati per la decarbonizzazione al 2050. E tutti i miliardi iniettati finora nel settore andranno in fumo.

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