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Sabato, 25 Giugno 2022
Le conseguenze della guerra

Le banche europee hanno già perso 8 miliardi in Russia

Il calcolo di Bloomberg tra prestiti inesigibili e asset svenduti. Le italiane Unicredit e Intesa Sanpaolo tra le più esposte

Le banche europee più esposte con la Russia hanno già perso 8 miliardi di euro tra prestiti diventati insolvibili e svendite di asset, secondo quanto calcolato da Bloomberg. Tra queste, c'è anche l'italiana Unicredit, che nel primo trimestre di quest'anno ha quantificato una perdita di 1,8 miliardi di euro. Che potrebbe triplicare nel caso di uno stop completo ai suoi affari con Mosca.

Del resto, ci sono pochi dubbi sul fatto che le perdite degli istituti di credito dell'Ue in seguito al conflitto siano destinate a salire. Il calcolo di Bloomberg si basa sui dati trimestrali fin qui resi noti. Ma ci sono altre banche che devono ancora comunicare le loro eventuali perdite. I contraccolpi derivanti dal muro contro muro tra Bruxelles e Mosca sono noti da tempo: l'esposizione degli istituti Ue in Russia alla fine del 2021 ammontava a circa 75 miliardi di euro. Quasi un terzo di questa esposizione è concentrata in Italia, e riguarda in particolare Unicredit (7,4 miliardi) e Intesa Sanpaolo (5,7 miliardi), secondo Reuters. 

La banca europea più esposta in assoluto è la francese Société Générale, con 18,6 miliardi legati agli affari con Mosca che si sono già ridotti: il mese scorso, l'istituto transalpino ha svenduto la sua unità, Rosbank PJSC, alla società di investimento di Vladimir Potanin, l'uomo più ricco della Russia. Il costo dell'operazione (in negativo per Société Générale) è stato di circa 3 miliardi di euro, che dovrebbe pesare sui bilanci del secondo trimestre.

Sebbene gli istituti stiano cercando di minimizzare i rischi per la loro stabilità nel breve termine (per esempio, Unicredit ha già coperto 1,3 miliardi di perdite per dimostrare la sua solidità ai mercati e alle autorità di regolamentazione), la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi mesi. E non solo e non tanto per l'esposizione in Russia, quanto per gli effetti del conflitto sull'economia e sui creditori europei. "Le insolvenze aziendali nei nostri mercati aumenteranno probabilmente" quest'anno sulla scia dell'impennata dei prezzi dell'energia, dell'inflazione elevata e delle interruzioni della catena di approvvigionamento, ha dichiarato l'amministratore delegato di Commerzbank, Manfred Knof. Consultancy EY prevede che il 3,4% dei prestiti europei non sarà pagato quest'anno. Si tratta di un valore di gran lunga superiore al 2,4% registrato lo scorso anno, per effetto della pandemia.

Gli occhi sono puntati sulla Bce, la Banca centrale europea, che potrebbe aumentare i tassi di interesse già a luglio, sul modello di quanto già fatto per esempio dalla Banca d'Inghilterra. Ma i tassi più alti potrebbero essere un'arma a doppio taglio, avvertono alcuni analisti: se da un lato il loro aumento può aiutare alcuni istituti di credito a incassare più denaro, dall'altro può avere effetti negativi sui loro clienti. Facendo aumentare ancora di più la quota di crediti deteriorati in pancia. 

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