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Mercoledì, 29 Maggio 2024
L'indagine

Pugno duro sui giganti dell'e-commerce, rischiano sanzioni fino al 10% del fatturato

Apple, Google e Meta sono finite di nuovo nel mirino dell'antitrust di Bruxelles, che ora ha a disposizione una nuova e più severa legislazione sui mercati digitali

Apple, Alphabet (Google) e Meta sono finite di nuovo nel mirino dell'antitrust comunitaria per le loro attività di commercio online. La Commissione ha avviato cinque procedimenti contro le tre aziende per sospetta violazione delle norme europee in materia di concorrenza, per la prima volta nell'ambito del nuovo regolamento sui mercati digitali il Dma. Bruxelles ha dialogato per mesi con i tre giganti americani di Internet per aiutarli a prepararsi a rispettare le norme entrate in vigore all'inizio di marzo. Dopo aver perseguito invano per anni i loro abusi di posizione dominante con una legislazione non sufficientemente dissuasiva, l'esecutivo europeo spera di avere finalmente, con il Dma, un'arma abbastanza potente da farli piegare.

"Possiamo già vedere dei cambiamenti nel mercato. Ma non siamo convinti che le soluzioni proposte da Alphabet, Apple e Meta siano conformi ai loro obblighi", ha dichiarato il commissario europeo per il digitale Thierry Breton. L'avvio di queste indagini, a soli 18 giorni dalla scadenza del 7 marzo per la conformità, "rischia di confermare i timori dell'industria che il processo sia politicizzato", ha però denunciato la lobby tecnologica Ccia. Se Bruxelles dovesse concludere che le violazioni ci sono state, potrà imporre multe fino al 10% del fatturato totale della società a livello globale, multe che possono salire al 20% in caso di violazione reiterata.

L'Ue sta combattendo da tempo contro questi giganti perché vuole aprire i mercati digitali, proteggere la nascita e la crescita delle start-up in Europa e migliorare la scelta per gli utenti. Le procedure annunciate si basano su reclami noti, con l'esecutivo europeo spera di concluderle entro un massimo di 12 mesi. Come spiega la France presse, la Commissione sta aprendo un'indagine contro Alphabet, sospettata di aver sfruttato il monopolio virtuale del suo motore di ricerca Google per favorire i propri servizi di comparazione dei prezzi, grazie a migliori inserzioni, a scapito dei concorrenti nella ricerca di hotel, biglietti aerei o altri beni di consumo venduti online. Google è già stata multata per 2,4 miliardi di euro nel 2017. Ma i rimedi proposti non sono mai stati ritenuti soddisfacenti. Alphabet e Apple sono nel mirino anche per le restrizioni imposte ai loro negozi di app Google Play e App Store. Secondo la Commissione, i due gruppi "limitano la capacità degli sviluppatori di comunicare e promuovere liberamente le loro offerte e di concludere direttamente contratti" con gli utenti finali, "in particolare imponendo varie tariffe".

Su questo tema, Apple è già stata multata per 1,8 miliardi di euro da Bruxelles all'inizio di marzo, a seguito di un'indagine aperta nel giugno 2020 dopo una denuncia della piattaforma di streaming musicale Spotify. Giovedì scorso (21 marzo), inoltre, il governo statunitense ha portato Apple in tribunale per pratiche monopolistiche basate sui vincoli imposti dal gruppo californiano agli sviluppatori di applicazioni. Bruxelles ha aperto un'altra causa contro Apple, sospettata di non aver rispettato l'obbligo di offrire agli utenti un modo per disinstallare facilmente le applicazioni predefinite sul sistema operativo iOS che alimenta i suoi popolari iPhone.

In particolare, la Commissione teme che "il design della schermata di scelta del browser web impedisca agli utenti di esercitare realmente la loro scelta" di un'alternativa a Safari. Meta, il gigante dei social network che gestisce Facebook e Instagram, è invece nel mirino per non aver rispettato la norma che impone di chiedere il consenso degli utenti prima di combinare i dati personali dei suoi vari servizi ai fini della profilazione pubblicitaria. Per adeguarsi, Meta ha offerto agli utenti di Facebook e Instagram un abbonamento a pagamento che consente loro di non essere presi di mira dalla pubblicità.

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