Vertice Ue a 6 per decidere le poltrone europee. E l'Italia è fuori

Due capi di Stato e di governo di ognuna delle tre forze di maggioranza, socialisti, popolari e liberali, si siederanno al tavolo per discutere le future cariche delle istituzioni comunitarie

Foto Ansa Fabio Frustaci

Con le elezioni europee concluse e i nuovi equilibri politici del Parlamento europeo ormai delineati, partono le trattative per la divisione dei ruoli apicali nelle istituzioni comunitarie. I numeri fanno capire che si prospetta nell'Aula di Strasburgo una maggioranza che sarà assicurata da una coalizione ampia tra popolari, socialisti e liberali, con possibile appoggio esterno dei Verdi. Tutti partiti europei in cui non figura né la Lega, né il Movimento 5 stelle. Questo vuol dire che il nostro Paese dopo anni nel gruppo dei vincitori si ritroverà adesso escluso dal tavolo di chi comanda.

La Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio siederanno i primi nei banchi della destra sovranista (il gruppo dell'Enf con Marine Le Pen) e i secondi, ancora in cerca di una collocazione, o in quello euroscettico con Nigel Farage o in quello dei Non Iscritti (a meno di non riuscire a formare un nuovo gruppo, ma sempre all'opposizione). Insomma, il governo è di fatto fuori dal giro che conta e i due leader italiani dovranno quindi accontentarsi, volenti o nolenti, delle poltrone che gli verranno lasciate. La dimostrazione indiretta arriva dal vertice a 6 convocato per venerdì a cena a Bruxelles: 2 rappresentanti per ciascun partito della ormai quasi certa nuova maggioranza che terrà le redini del potere nell'Ue. Spartendosi poltrone pesanti.

Il vertice

Secondo fonti comunitarie, citate da diverse agenzie, infatti, i primi ministri di Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Croazia e Lettonia si ritroveranno venerdì a cena a Bruxelles in un mini-vertice per discutere della ripartizione delle cariche dell'Unione europea nella prossima legislatura tra le grandi famiglie politiche europee. Si parlerà di chi saranno i futuri presidenti della Commissione, del Consiglio europeo e della Bce, e il nuovo Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune e tutti gli altri commissari. Ospiti del premier uscente belga, il liberale Charles Michel, i sei sono stati incaricati di coordinare i negoziati dagli altri leader. Al tavolo ci saranno il croato Andrej Plenkovic e il lettone Krisjanis Karins per il Ppe, l'olandese Mark Rutte sempre per i Liberali (insieme al già citato Michel), e poi lo spagnolo Pedro Sanchéz e il portoghese Antonio Costa per i Socialisti.

Italia fuori dai giochi

Nessuno parlerà per il governo italiano, le cui famiglie politiche europee non saranno rappresentate. E neppure un rappresentante del governo. Un fatto che non accadeva da tempo. Quando si formarono le precedenti commissioni al governo c'erano Silvio Berlusconi (con Forza Italia membro della principale forza politica Ue, i popolari del Ppe), che lanciò nel 2004 il suo pupillo Antonio Tajani, il quale prese parte ai due esecutivi Barroso. E nella scorsa Matteo Renzi (con il Pd primo partito nazionale del gruppo dei Socialisti e Democratici, alleato del Ppe della Grande coalizione che nomino' Jean-Claude Juncker a capo della Commissione).

In quell'occasione, Renzi volle fortemente e ottenne per l'Italia la posizione di Alto rappresentante, che fu assegnata a Federica Mogherini. Una scelta più di prestigio che altro, e che infatti fu criticata non poco da chi diceva che l'Italia avrebbe potuto aspirare a un ruolo meno appariscente, ma molto più concreto e importante per il Paese, come quello del commissario all'Agricoltura. E che poi fu sconfessata dallo stesso Renzi.

Una presidente donna?

Per la presidenza della Commissione il nome dello "Spitzenkandidat" popolare, Manfred Weber, non sembra quello capace di raggiungere i consensi necessari e così si starebbe rafforzando la candidatura dell'attuale commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager. La danese, candidata con i liberali che sono il gruppo che ha incrementato di più i propri seggi in queste elezioni europee (da 68 a 105) è stata considerata un'ottima commissaria alla Concorrenza in questi cinque anni (anche se non perfetta, la Corte di Giustizia ha bocciato alcune sue decisioni), ha buone doti di comunicazione e in più è una donna. Affidare a lei la guida dell'esecutivo comunitario sarebbe anche simbolicamente un segnale importante.

Nelle trattative in corso, pero', si è fatto strada un altro nome, quello del francese Michel Barnier, attuale capo negoziatore dell'Ue per la Brexit. Sia Barnier che Vestager avrebbero l'appoggio di Emmanuel Macron, mentre Angela Merkel, sulla carta, spinge per Weber. Tra gli altri papabili, c'è il socialista Frans Timmermans.

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