#JeSuisItalie, stampa belga appoggia l’Italia: “10mila morti non sono abbastanza?”

Il giornale Le Soir attacca l’egoismo dei Paesi europei, ma anche “l’ipocrisia e l’ambiguità” delle istituzioni Ue. Critiche alla von der Leyen: “Ricordati che vivi a Bruxelles, non più a Berlino”

Il quotidiano belga Le Soir, con un articolo dell’editorialista economica Béatrice Delvaux, ha lanciato l'hashtag #JesuisItalie a sostegno del Paese europeo più colpito dal coronavirus e il cui Governo è stato protagonista di un duro scontro con i Paesi del Nord Europa, Germania a Olanda in primis. “Ma quale crimine avranno mai commesso questi italiani per fare in modo che oltre 10mila morti non siano abbastanza per ricevere sostegno degli altri Paesi europei, senza esclusioni?”, si chiede la giornalista. 

Il progetto europeo in crisi

“È questo ciò che è diventato il progetto europeo?”, si chiede ancora la Delvaux, “una versione B degli Stati Uniti in cui si assiste alla morte altrui solo quando si può dimostrare di aver pagato abbastanza e senza aver saltato una scadenza? È questo lo stile di vita europeo?”. L’editorialista definisce lo scontro in atto “il contrario di ciò che volevamo diventare, di ciò che dicevamo di essere e, soprattutto, di ciò che volevamo creare”.

"L'ambiguità costruttiva" di Michel

Richiamando alla recente riunione del Consiglio europeo, nella quale è emerso lo scontro tra italiani, spagnoli e portoghesi da una parte e tedeschi e olandesi dall’altra, la giornalista belga se le prende con il connazionale Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, reo di essere riuscito “a mascherare la disunità pubblica” dimostrando una “ambiguità costruttiva” di fronte alla quale “molti osservatori dell'Unione non avuto parole abbastanza dure per crocifiggerla”.

"L'ambiguità ipocrita" della von der Leyen

“Ma il peggio non era ancora stato raggiunto”, prosegue la giornalista. “Poche ore dopo, la presidente della Commissione (Ursula von der Leyen, ndr) ha silurato gli sforzi del presidente del Consiglio europeo rendendo la sua ‘ambiguità costruttiva’, una ‘ambiguità ipocrita’”. “In un'intervista con la 'sua' stampa tedesca - prosegue la Delvaux - Ursula von der Leyen ha escluso qualsiasi uso di 'coronabond', chiamandoli ‘slogan'. Da allora la dichiarazione è stata corretta”, ricorda la giornalista, tenendo conto che la politica tedesca ha fatto sapere di essere stata fraintesa nella traduzione dell’intervista. Una parziale marcia indietro giudicata comunque negativamente dalla giornalista che attacca: “Signora von der Leyen, la tua casa adesso è Bruxelles e non più Berlino”.

La parte giusta 

“I coronabond potrebbero non essere la risposta, ma non è questo il problema”, aggiunge la Delvaux. “Siamo tornati in uno di quei momenti in cui i politici scelgono di essere o meno dalla parte giusta della storia”, conclude la giornalista nella sua dichiarazione di appoggio alla chiamata alla solidarietà lanciata dall’Italia e da altri Governi.

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