Ema, il business dei palazzi di Amsterdam che rischia di costare caro ai contribuenti Ue

Quella che doveva essere la sede provvisoria dell'Agenzia del farmaco acquistata poco prima dell'assegnazione dal fondo Usa Blackstone. Mentre per quella definitiva i costi di affitto starebbero già lievitando. E intanto oggi gli eurodeputati sono in missione nella capitale olandese

Lo Spark building di Amsterdam, la sede provvisoria dell'Ema / EPA/REMKO DE WAAL

Le carte “segrete” dell'offerta olandese non lo sono più da ieri sera, da quando il governo dell'Aja ha pubblicato l'intera documentazione, comprese le parti che erano state omesse al pubblico per questioni di segreto commerciale. Se qualcosa di oscuro resta nell'intera vicenda che ha portato i paesi Ue ad assegnare ad Amsterdam la sede dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, bisogna guardare ad altre carte. 

Quelle relative al Tripolis, la sede provvisora indicata in un primo momento dall'Olanda nei documenti secretati, e allo Spark building, l'edificio scelto alla fine per ospitare gli uffici nel periodo transitorio: un palazzone tutto da sistemare. Ma anche e soprattutto quelle del Vivaldi building, lo stabile ancora da costruire che dovrà ospitare gli uffici dell'agenzia in via definitiva: non si sa ancora quando sarà pronto, ma da quanto comunicato dalla stessa Agenzia all'Ue pare che i costi di affitto stiano già lievitando. 

Affari immobiliare all'ombra dell'Ema

Insomma, dietro la querelle sollevata dall'Italia, più che un problema di norme procedurali non rispettate, emerge giorno dopo giorno un quadro di affari immobiliari condotti non proprio alla luce del sole. Un quadro su cui, per il momento, la giustizia Ue chiamata in causa dal governo e dal Comune di Milano avrà poco o nulla da dire. Ma che di sicuro rischia di far aumentare i costi a carico dei contribuenti. Olandesi ed europei.

L'affitto lievita

Già, perché stando a quanto scoperto dal quotidiano La Stampa, l'Ema avrebbe chiesto alla Commissione europea di intercedere con il governo olandese: il problema è che l'affitto del Vivaldi builiding sarebbe già lievitato. Se nell'offerta iniziale si parlava di 320 euro a metro quadro, oggi il prezzo sarebbe arrivato a 433 euro. L'aumento sarebbe stato giustificato alla luce dei costi di adeguamento dell'edificio, che ammontano a 50 milioni di euro e che, secondo l'Olanda, sono stati richiesti dall'Ema in un secondo momento. I responsabili dell'agenzia, invece, reputano questi adeguamenti necessari per il lavoro dei dipendenti e dunque non intendono pagare di più. Sarà il segretario generale della Commissione Ue a dirimere la questione. 

La beffa del Tripolis

Intanto, la sede provvisoria è ancora tutta sistemare: come raccontato dal Sole 24 Ore, lo Spark building è “abbandonato a se stesso”. A differenza del Tripolis, il palazzo che l'Olanda aveva indicato nelle famose carte secretate e che poi, per le proteste dei dirigenti dell'Ema, è stato scartato. A mangiarsi le mani sono gli americani del fondo Blackstone, che hanno acquisito l'immobile per 72 milioni di euro proprio nei giorni in cui a Bruxelles si decideva sulla futura sede dell'Ema. 

La missione del Parlamento europeo

Proprio per far luce sullo stato dello Spark e del Vivaldi, oggi ad Amsterdam è arrivata la delegazione del Parlamento europeo guidata dall'eurodeputato italiano Giovanni La Via. L'Eurocamera rivendica il proprio ruolo nella scelta della sede, ma difficilmente Strasburgo potrà modificare quanto deciso dagli Stati membri.

Ecco perché i ricorsi dell'Italia rischiano di fare acqua da tutte le parti

Il Consiglio Ue "boccia" il Comune di Milano

Sui ricorsi presentati dall'Italia, nel frattempo, è arrivata una prima doccia fredda. Il ricorso di Milano sulla sede dell'Agenzia europea del farmaco è "manifestamente irricevibile" sostiene l'ufficio giuridico del Consiglio Ue. In un documento reso noto dall'Agi, gli avvocati del Consiglio smontano punto su punto la richiesta del capoluogo lombardo di una sospensiva sulla decisione che riguarda l'assegnazione della sede dell'Ema: in primo luogo il comune di Milano avrebbe commesso un "errore" perché ha fatto ricorso contro la "decisione del Consiglio dell'Unione europe". Ma il Consiglio, si legge nel documento, "non può essere considerato l'autore della decisione impugnata, ed essa non può in alcun modo essergli attribuita": la decisione su Ema infatti non è stato adottata dal Consiglio, ma "dai rappresentanti degli Stati membri che hanno agito dunque non in qualità di membri del Consiglio, ma in qualità dei rappresentati dei loro governi".

 Inoltre, continua il documento che contiene le osservazioni scritte del Consiglio Ue, il Comune di Milano non è il destinatario dell'atto impugnato, perchè "non ha avuto alcun ruolo diretto nell'intera procedura di selezione che ha unicamente visto coinvolta la Repubblica italiana". Spettava agli Stati membri infatti, così come era stato deciso dal Consiglio Ue del 22 giugno 2017, presentare le candidature, scambiare informazioni con la Commissione e partecipare alle procedure di voto per l'assegnazione delle agenzie. 

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