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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
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Voto di sfiducia a Boris Johnson: cosa succede se il premier britannico perde la guida del governo

Il premier britannico Boris Johnson non è il primo premier della Gran Bretagna ad affrontare un voto di sfiducia

Sarà una giornata difficile per Boris Johnson, il premier britannico che oggi 6 giugno dovrà affrontare un voto di sfiducia sulla sua leadership del partito Tory. Il gruppo parlamentare dei conservatori dovrà esprimersi a favore o contro Johnson: il voto si terrà dalle ore 18 alle ore 20 britanniche di questa sera.

La drammatica svolta è arrivata dopo che è stato raggiunto il quorum necessario del 15 per cento dei deputati di maggioranza dei Tory, vale a dire 54 parlamentari. Tecnicamente il voto sarà sul ruolo di Johnson quale leader di partito, ma in caso di sfiducia da parte oltre la metà dei suoi 180 deputati, il numero uno dei Tory dovrà dimettersi anche come premier.

Johnson è finito alla sbarra soprattutto per il suo coinvolgimento nello scandalo del Partygate, le feste che si sono tenute a Downing Street durante le restrizioni imposte dallo stesso premier nel 2020 per frenare i contagi di Covid-19. Il premier è però fiducioso di riuscire a spuntarla nella conta finale. Per il numero uno dei conservatori, il voto di fiducia rappresenta "un'occasione" per mettere fine a "mesi di illazioni" sul governo e sulla sua leadership. Ma il voto di oggi, che è un voto segreto, può presentare diversi colpi di scena. Come ha precisato il deputato Sir Graham Brady, presidente del Comitato dei parlamentari conservatori, ''le schede verranno conteggiate subito dopo'' il voto.

Inchiesta Partygate costata 460mila sterline, e a Johnson fatta solo una multa da 50

Al contempo, il leader dell'opposizione laburista, Keir Starmer sfida il gruppo Tory a "dare prova di leadership e a liberarsi di Boris Johnson" nel voto di sfiducia interno di stasera. Intervistato da vari media britannici, Starmer ha detto che al Labour potrebbe anche convenire continuare a fronteggiare un premier la cui reputazione è stata "pesantemente danneggiata" dal Partygate, ma ha aggiunto di sperare che la maggioranza dei conservatori stacchi comunque la spina a BoJo per ragioni di "interesse nazionale".

Gli umori del Paese verso BoJo sono cambiati. Nella seconda giornata di celebrazioni del Giubileo di Platino, organizzate per i 70 anni di regno di Elisabetta II, Johnson è stato sommerso da fischi al suo arrivo a St. Paul, nel centro di Londra, accompagnato dalla moglie Carrie, multata nell’ambito dello scandalo Partygate. Il premier britannico non si è scomposto davanti alla contestazione, limitandosi a salutare e a sorridere a quanti lo applaudivano.

Cosa succederà se BoJo dovesse perdere il voto

Johnson rischia quindi di dover lasciare Downing Street. La figura del premier è però serrata dai suoi. Stando a quanto riporta la Bbc, la maggior parte del governo britannico sostiene Johnson. Come precisa l’emittente britannica, 18 dei 22 membri del governo hanno già dichiarato pubblicamente che voteranno perché Johnson rimanga leader dei Tory, così come 50 deputati conservatori hanno espresso pubblicamente il loro sostegno al premier. Il primo ministro ha bisogno del sostegno di almeno 180 parlamentari, per rimanere leader dei conservatori e primo ministro.

Se non dovesse superare il voto, la leadership dei Tory potrebbe finire nelle mani dell’attuale ministra degli Esteri Liz Truss, che gode di un alto sostegno all’interno del partito conservatore. La 46enne responsabile della diplomazia britannica non vuole però insabbiare la figura di Johnson, a cui conferma al “100 per cento” il suo sostegno. In alternativa, la guida del partito conservatore potrebbe essere affidata a Jeremy Caccia, l’ex ministro degli Esteri che è arrivato secondo a Boris Johnson nel voto interno per la leadership dei Tory nel 2019, quando l’ex premier Theresa May ha lasciato il governo.

Il leader del Labour pronto a dimettersi per il 'Partygate' (per fare pressione su Johnson)

Ma la rosa dei nomi è ricca di personalità rilevanti per il governo britannico. In caso di uscita di scena di Johnson, le redini del governo potrebbero andare nelle mani di Rishi Sunak, Cancelliere dello Scacchiere (cioè il ministro delle Finanze) che però non gode di un alto favore popolare a causa delle misure introdotte per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia, ma anche per aver preso parte alle feste a Downing Street durante il 2020.
La partita per la guida del partito resta aperta anche per Nadhim Zahawi, l’attuale segretario all’Istruzione britannico, e Penny Mordaunt, l’ex ministro della Difesa silurato dallo stesso Johnson quando è diventato primo ministro.

Gli altri precedenti

Il premier britannico Boris Johnson non è il primo premier della Gran Bretagna ad affrontare un voto di sfiducia. Prima di lui, nel 2018, toccò a Theresa May, criticata dai deputati conservatori per la gestione della Brexit. Quando il 15 per cento dei suoi parlamentari ha dichiarato di non avere fiducia nella sua leadership è stata indetta una votazione, come accadrà oggi per Johnson. May ne è uscita vincitrice, con il 63 per cento dei parlamentari che l'hanno sostenuta e che hanno impedito un nuovo voto di sfiducia per un altro anno.

L'ottenuta fiducia, però, non ha placato le critiche nei confronti della sua premiership. A maggio 2019 May ha dichiarato di non essere in grado di realizzare la Brexit e ha annunciato che avrebbe lasciato la carica di leader dei Tory a giugno. Con l’uscita di scena di May, il timone del partito e del governo è passato nelle mani di Johnson nel luglio del 2019.

Il voto di sfiducia potrebbe portare a un terremoto politico interno, mentre imperversa da oltre 100 giorni la guerra in Ucraina, per cui il leader britannico è diventato un sostenitore della resistenza di Kiev.
 

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