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Giovedì, 1 Dicembre 2022
L'intervista

"La redistribuzione dei migranti fondamentale per gli Stati in prima linea"

Secondo l'eurodeputata del M5S Ferrara "il pagamento di quote in denaro per non accettare l'accoglienza lascia irrisolte diverse questioni"

Al di là dell'emergenza dei rifugiati in fuga della guerra in Ucraina, la redistribuzione dei migranti che arrivano sulle nostre coste è “fondamentale” per i Paesi, come l'Italia, che sono in prima linea. Ma purtroppo alcuni governi “dimostrano una chiara ostilità” all'idea, e l'hanno bloccata, portando a un accordo in Consiglio che prevede che possano evitare di accogliere pagando una cifra in denaro. Secondo Laura Ferrara, eurodeputata del Movimento 5 Stelle, e membro della commissione Libertà civili, la crisi ucraina ci deve far capire che ricevere protezione internazionale pure è un “diritto fondamentale” per chiunque scappi dal proprio Paese di origine.

Nell'accoglienza dei rifugiati ucraini gli Stati europei hanno dimostrato una grande solidarietà, come giudica la risposta dell'Europa alla crisi?
La solidarietà europea è stata massima, senza precedenti, nei confronti degli Ucraini in fuga dal loro paese a causa della guerra in corso. Per la prima volta l’Unione europea ha attivato il regime di protezione temporanea. Questo meccanismo di emergenza, pur essendo su base volontaria, si è rivelato efficace proprio per la manifesta volontà di accogliere degli Stati Membri.

In passato rifugiati provenienti da altri Paesi non hanno ricevuto però lo stesso trattamento, quale crede sia la causa di questa differenza?
In passato, come M5S, avevamo invocato l’attivazione del regime di protezione temporanea a seguito della crisi afghana, ma senza risultati. In questo caso è stata la volontà dei Paesi membri e lo strumento giuridico utilizzato a fare la differenza. Per l’Ucraina ha influito sicuramente il fatto che i flussi massicci provenissero da un Paese europeo che sta subendo un’invasione militare ed è stato giusto concedere protezione a chi fuggiva. Ma gli Stati che accolgono gli ucraini non dovrebbero mai dimenticare che ricevere protezione internazionale è un diritto fondamentale per chiunque scappi dal proprio Paese di origine e lo fa perché la propria vita è minacciata dalle violenze di un conflitto armato. Sul piano dei diritti non ci dovrebbe essere mai alcuna discriminazione.

La gestione dei flussi migratori, al di là delle emergenze, resta però il grande nodo da risolvere. Su temi come la redistribuzione delle persone che arrivano sulle nostre l'ultimo accordo Ue prevede che gli Stati che non vogliono accettare migranti possano pagare una quota in denaro, come giudica questo compromesso?
Abbiamo sempre ritenuto che il ricollocamento automatico fosse la migliore risposta per garantire solidarietà ed equa ripartizione della responsabilità tra le nazioni, soprattutto per dare immediato sollievo agli Stati in prima linea, sottoposti a pressioni sproporzionate. Purtroppo alcuni governi, a differenza di quanto accade oggi, dimostrano una chiara ostilità e chiusura a qualsiasi forme di redistribuzione. Al momento ci sarebbe solo una dozzina di Paesi pronti ad impegnarsi per applicare un sistema di ricollocamento. Il pagamento di quote in denaro per accettare migranti lascia irrisolte diverse altre questioni, crea divisioni nelle politiche migratorie e di asilo, prevede diversi modi di ripartire responsabilità ed oneri. Mi chiedo quale potrebbe essere una cifra ritenuta giusta per gestire i flussi in uno Stato membro, come potrà solo l’aiuto in denaro essere efficace di fronte a flussi massicci che vanno oltre la capacità adeguata di fornire accoglienza e dare risposte immediate in caso di concessione di protezione o rimpatrio.

Altro grande tema irrisolto è la riforma delle regole di Dublino? A che punto è la discussione e quali sono le prospettive per un accordo?
Il regolamento di “Dublino 3”, attualmente in vigore aspetta da anni una sua profonda riforma. Da quando la Commissione ritirò la proposta della modifica nel 2020 sostanzialmente è cambiato poco. Il nuovo pacchetto avrebbe dovuto porre fine allo stallo che si era creato per l’impossibilità di trovare una posizione comune nel Consiglio e garantire un equilibrio tra i principi di equa ripartizione della responsabilità e solidarietà. Nella proposta l’impianto generale rimane, così come il principio del Paese di primo ingresso per stabilire la competenza per l'esame di una domanda di protezione internazionale. In base ai negoziati ancora in corso, così come ai lavori del Parlamento europeo in seno al quale si dovrebbe raggiungere una posizione verso la fine dell’anno, i progressi procedono a rilento e le sfide da affrontare sono ancora enormi.

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