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Martedì, 27 Settembre 2022
Liste transnazionali

Strasburgo chiede una 'circoscrizione europea' per le prossime elezioni. La Lega vota no

L’Europarlamento si spacca ma il testo passa e andrà ora in esame al Consiglio. Il leghista Rinaldi: "Salta la rappresentatività dei territori"

L’Aula di Strasburgo ha dato il via libera alla richiesta della creazione di una circoscrizione pan-europea per le elezioni dell'Assemblea comunitaria del 2024, che si affiancherà alle circoscrizioni nazionali attuali. Il meccanismo prevede due voti per ogni elettore: uno per i partiti nazionali ed uno per eleggere 28 deputati da liste transnazionali. Sull'idea l’emiciclo è stato tutt’altro che compatto ma alla fine il testo è passato, segnando il primo successo della proposta dopo diverse bocciature.

L’Eurocamera ha approvato con 323 voti a favore, 262 contrari e 48 astensioni una relazione di iniziativa legislativa che mira a rivedere le norme che regolano le elezioni europee. Attualmente, le elezioni vengono condotte in autonomia dai 27 Stati membri, che seguono solamente alcuni “princìpi comuni” ma adottano leggi elettorali diverse.

La risoluzione del Parlamento è il primo passo verso una riforma della legge elettorale dell’Ue, per armonizzare le distinte elezioni nazionali e convertirle in un’unica elezione veramente “europea”. Gli eurodeputati, che avranno però bisogno dell’ok all’unanimità del Consiglio Ue, propongono dunque un sistema di doppio voto: gli elettori potranno dare una preferenza ad un candidato della propria circoscrizione nazionale e contemporaneamente darne un’altra nella circoscrizione pan-europea, che è composta da 28 seggi supplementari rispetto ai 705 attuali.

Il problema della rappresentanza geografica equilibrata è stato risolto suddividendo gli Stati membri in tre gruppi in ragione della loro popolazione. Le liste elettorali verranno dunque compilate da entità elettorali europee (partiti politici europei, coalizioni di partiti nazionali o associazioni nazionali di elettori) in maniera proporzionale, con candidati e candidate da ciascuno di questi tre gruppi. Quanto alla disuguaglianza di genere, sono state proposte liste chiuse obbligatorie “a cerniera” (cioè con un’alternanza tra candidate e candidati) oppure un sistema di quote, comprendendo anche i rappresentanti con identità non binaria.

La relazione, presentata dal socialista spagnolo Domènec Ruiz Devesa, prevede anche altre proposte per “europeizzare” le elezioni, come quella di istituire una data unica per il voto (il 9 maggio, giornata dell’Europa), garantire il diritto alla candidatura a tutti gli europei over-18, assicurare il diritto di voto a tutti gli europei over-16 (tranne nei Paesi ove la Costituzione preveda altrimenti), introdurre una soglia elettorale minima al 3,5% per le circoscrizioni con 60 o più seggi e istituire un’Autorità elettorale europea.

C’è poi anche il riferimento alla procedura del cosiddetto Spitzenkandidat, il “candidato di punta” che partiti europei indicano prima delle elezioni perché diventi il presidente della Commissione. Il meccanismo era stato utilizzato in maniera informale nel 2014 per la nomina di Jean-Claude Juncker ma è poi stato abbandonato nel 2019 quando è stata scelta Ursula von der Leyen, che non era stata nominata da nessuna forza politica.

Per Devesa, il voto di oggi è una prima tappa verso la creazione di uno spazio politico realmente europeo: “La gente saprà che sta votando per le entità politiche europee e per i candidati per il presidente della Commissione”, ha dichiarato. “È giunto il momento di cambiare la legge elettorale dell’Ue per avere elezioni che riflettano correttamente le realtà politiche di oggi”.

Ma la destra italiana a Strasburgo si è schierata compattamente contro l’idea: Lega (Id) e Fratelli d’Italia (Ecr) hanno votato contro la relazione, che per il leghista Antonio Maria Rinaldi è “l’ennesima eurofollia di una maggioranza del Parlamento europeo sempre più distante dal mondo reale”.

Secondo Rinaldi, che è membro della commissione Affari costituzionali dalla quale è uscito il testo approvato dall’Aula, “si rischia un vulnus nella rappresentanza in seno al Parlamento europeo, che aumenterebbe la distanza tra rappresentanti ed elettori”. “Per quale motivo un cittadino italiano dovrebbe sentirsi rappresentato da un candidato finlandese, maltese o tedesco, che non sono espressione del proprio territorio e non ne conoscono le istanze?”, si è chiesto l’eurodeputato, spiegando in questi termini l’opposizione del suo partito “a queste proposte che vanno in direzione opposta all’essenziale rappresentatività dei territori”.

La legge elettorale dell’Ue risale al 1976 ed è stata emendata nel 2002 e nel 2018, anche se l’ultima modifica non è entrata ancora in vigore perché non è stata ancora ratificata da tutti gli Stati membri. La legge stabilisce i princìpi comuni che le norme elettorali nazionali devono rispettare, ma non c’è menzione di un sistema elettorale uniforme per tutta l’Unione.

Non è la prima volta che Strasburgo tenta di riformare le norme europee in tema di elezioni. L’idea delle liste transnazionali arriva dagli anni Novanta ed è tornata alla ribalta diverse volte, ma a Strasburgo è approdata una sola volta, nel 2018, ed era stata bocciata. L’iniziativa legislativa presentata dal Parlamento dovrà ora essere approvata dai governi nazionali all’unanimità prima di cominciare il percorso di ratifica nei parlamenti dei Ventisette.

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