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Sabato, 18 Maggio 2024
nuova tegola / Cina

Così la Cina tenta di fregare la rivoluzione eolica europea

La Commissione europea ha aperto un'indagine sui sussidi della Cina alle aziende di turbine eoliche. Come per il settore dell'automotive, Bruxelles ritiene che la produzione delle turbine sia stata gonfiata dai sussidi dello Stato cinese

"Questa non è una nuova arma, è un nuovo mondo". Citando il fisico Robert Oppenheimer (protagonista della pellicola di Christopher Nolan), la commissaria europea per la Concorrenza, Margrethe Vestager, annuncia un provvedimento che prende di mira ancora la Cina. Questa volta, la Commissione decide di avviare un'indagine sulle turbine eoliche cinesi installate in cinque parchi green dell'Europa (Spagna, Grecia, Francia, Romania e Bulgaria), dopo quella già aperta sulle auto elettriche del gigante asiatico. 

Il tempismo è tutto

Come per il settore dell'automotive, Bruxelles ritiene che la produzione delle turbine eoliche sia stata gonfiata dai sussidi dello Stato cinese. Il provvedimento dell'indagine è stato annunciato dalla stessa commissaria danese nel corso del suo intervento alla Princeton University negli Stati Uniti il 9 aprile, spiegando come l'Unione Europea non possa permettersi di vedere che si ripeta quanto già accaduto con il settore dei pannelli solari, ormai dominato dal gigante asiatico.

"Se stabiliamo che sono state sovvenzionate illegalmente, imporremo rimedi", ha affermato la vicepresidente della Commissione europea, evidenziando che Bruxelles sta "sfruttando appieno gli strumenti di cui dispone", ma "c'è bisogno di qualcosa di più di un approccio caso per caso: abbiamo bisogno di un approccio sistematico. E ne abbiamo bisogno prima che sia troppo tardi". Vestager, tuttavia, non ha menzionato le aziende interessate dal provvedimento.

L'indagine di Bruxelles userà lo strumento introdotto lo scorso luglio, quello del Regolamento sulle sovvenzioni estere, secondo cui le aziende sono obbligate a notificare le gare d'appalto pubbliche nel territorio europeo, quando il valore stimato del contratto supera i 250 milioni di euro e quando l'azienda ha ricevuto almeno 4 milioni di euro di contributi finanziari esteri da almeno un Paese terzo nei tre anni precedenti la notifica. Il provvedimento è stato già utilizzato contro il colosso cinese dei treni statali, Crrc, che lo scorso mese si è ritirato da una gara d'appalto in Bulgaria dopo che la sua offerta - inferiore del 50 per cento rispetto a quella presentata dai suoi concorrenti - ha fatto scattare l'allarme della Commissione.

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Perché queste misure?

Le turbine eoliche installate nei Paesi europei sono in gran parte prodotte nel continente, ma si teme che la spinta produttiva cinese possa mettere a rischio la tenuta delle aziende europee. Come già accaduto per la produzione dei pannelli solari, le turbine eoliche della Cina stanno rapidamente raggiungendo una quota di circa due terzi del mercato globale nel 2022.

La Cina è infatti la maggiore produttrice al mondo non solo di pannelli fotovoltaici, ma di tutti i materiali (come il polisilicio) e i componenti intermedi necessari alla manifattura di questi dispositivi. "L'Europa non sarà in grado di assorbire l'incombente shock da sovraccapacità cinese in tutti questi settori, che colpirà non solo la competitività del continente, ma anche la sua sicurezza economica", ha affermato la commissaria europea. Più in generale, Pechino sta cercando di affermarsi come leader globale nel settore della tecnologia green, su cui Bruxelles sta concentrando le sue direttive politiche ed economiche per realizzare la transizione energetica.

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È solo di qualche giorno fa la notizia della decisione di Bruxelles di mirare ai pannelli solari. La Commissione europea ha avviato due indagini approfondite sul ruolo potenzialmente distorsivo del mercato di sovvenzioni estere per due gruppi cinesi partecipanti a una procedura di appalto pubblico per un parco fotovoltaico in Romania. Bruxelles vuole capire, quindi, se due società collegate alla Cina abbiano utilizzato sussidi statali così da poter presentare un'offerta più bassa rispetto ai concorrenti in gara per un progetto solare rumeno, che è parzialmente finanziato dal Fondo europeo per la modernizzazione. Anche in questo caso, lo strumento sarà quello del Regolamento sulle sovvenzioni estere.

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