rotate-mobile
Venerdì, 19 Aprile 2024
Il punto

Cosa hanno ottenuto finora i trattori dall'Europa. E cosa chiedono ancora

Nonostante le deroghe concesse da Bruxelles, gli agricoltori sono tornati in piazza chiedendo più soldi e molte meno regole e controlli

La settimana a Bruxelles è iniziata con una nuova protesta dei trattori, che dalle quattro del mattino del 26 febbraio hanno fatto ingresso strombazzando tra le vie della città ancora dormiente. Nonostante le concessioni finora ottenute dalla Commissione europea, gli agricoltori non si ritengono soddisfatti e promettono di non arrestare le manifestazioni (che si sono fatte più violente) fino a quando non avranno ottenuto i risultati sperati. Anche le organizzazioni agricole italiane erano presenti stamattina nella capitale europea, seppur in forme diverse. Mentre migliaia di membri della Coldiretti erano davanti al Parlamento europeo, esponendo cartelli contro la burocrazia e chiedendo lo stop alle importazioni dai Paesi terzi, a pochi passi da Place du Luxembourg Confagricoltura ha deciso invece di organizzare la propria assemblea generale, preferendo forme più istituzionali rispetto a quelle della classica "protesta". L'idea condivisa è quella di rovesciare quasi del tutto le misure di stampo ambientalista contenute nella nuova Politica agricola comune (entrata in vigore nel 2023). Vediamo insieme quali sono state le esenzioni ottenute finora dal movimento agricolo e quali sono le nuove richieste avanzate dal settore. 

Cosa è già stato concesso

La prima concessione, ottenuta in contemporanea con le proteste del primo febbraio scorso, riguarda la proroga della sospensione della norma che prevede di lasciare a riposo il 4% dei terreni agricoli utilizzati per ottenere in cambio i contributi Ue. La proroga era stata sollecitata lo scorso anno per garantire una maggiore produzione agricola da parte dell'Europa. In seguito Bruxelles ha allungato l'elenco delle deroghe, che riguardano innanzitutto le misure "ecologiste" inserite nella nuova Politica agricola comune. È stata in primo luogo modificata la misura che impone l'obbligo di mantenere stabili le superfici a prato permanente nell'Ue. "Gli ex allevatori con grandi prati, costretti a passare alla produzione di seminativi a causa delle perturbazioni del mercato nel settore lattiero-caseario e della carne" avrebbero dovuto "riconvertire i loro seminativi in prati permanenti", aveva scritto la Commissione in una nota. La misura era stata ideata per promuovere la biodiversità e rimuovere  il carbonio dai terreni agricoli. Gli ex allevatori interessati si oppongono, lamentando pesanti perdite economiche conseguenti all'applicazione di questa misura, che risulta adesso congelata.

Meno burocrazia 

Al centro delle lamentele condivise da tanti operatori del settore c'è la burocrazia, con oneri amministrativi sempre più numerosi e complessi. Il governo dell'Ue ha proposto una metodologia semplificata per alcuni controlli, "al fine di ridurre fino al 50% il numero di visite presso le aziende agricole da parte delle amministrazioni nazionali", si legge nella nota diffusa nei giorni scorsi da Bruxelles. Il governo dell'Ue sta anche valutando la possibilità di esentare le piccole aziende agricole (quelle con  meno di 10 ettari) dai controlli relativi al rispetto dei requisiti di condizionalità", cioè i target ambientali fissati dalla Pac per ottenere i sussidi. Potrebbe inoltre sorvolare sulle violazioni di alcune norme della Pac in caso di eventi eccezionali. Queste le mosse principali varate o al centro di una valutazione da parte della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha da poco annunciato la sua candidatura per un secondo mandato. 

Organizzazioni agricole divise a Bruxelles 

Ciò nonostante, le organizzazioni agricole italiane e di altri Paesi, come Francia, Spagna e Portogallo, insistono per ottenere un vero e proprio "rovesciamento" della nuova Pac. "Serve una modifica profonda della Pac, con l'eliminazione dei gravosi adempimenti legati agli ecoschemi. In una situazione geopolitica instabile, serve più multilateralismo e la salvaguardia dei prezzi per i produttori e i consumatori", ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, durante un incontro informale con la stampa, a cui ha partecipato anche Today. Il 26 febbraio a Bruxelles si è tenuta l'assemblea con i delegati regionali e provinciali arrivati dall'Italia nella sede del Copa Cogeca, l'ombrello europeo dei sindacati agricoli. La Coldiretti ha scelto invece di scendere nuovamente in piazza a manifestare con i suoi aderenti, provenienti da tante parti d'Italia. "Siamo a Bruxelles con oltre 3mila agricoltori di Coldiretti per chiedere risposte concrete. Abbiamo proposto di semplificare la Pac da subito, aumentare il tetto degli aiuti di stato, autorizzare una moratoria dei debiti delle imprese agricole e rimuovere vincoli ambientali che diminuiscono la produzione di cibo in Europa e favoriscono le importazioni da altri continenti", ha dichiarato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti in piazza sin dalle prime ore del mattino davanti al Parlamento europeo. "Non è questa l'Europa che vogliamo, serve un cambio di passo urgente. I tempi della burocrazia europea non sono quelli delle imprese. Continueremo a presidiare Bruxelles a lungo, perché qui si decide il futuro del settore", ha aggiunto Prandini.

La lista delle nuove richieste

In vista delle elezioni elezioni europee di giugno, che determineranno la composizione del nuovo governo europeo, il Copa (cui aderiscono sia Confagricoltura che Coldiretti) ha chiesto che la vicepresidenza esecutiva venga affidata al prossimo Commissario Ue all'agricoltura. Per l'Italia, ha fatto trapelare Giansanti, sarebbe importante ottenere questa figura. Nel corso dell'assemblea generale Confagricoltura ha esposto quelle che reputa le dieci priorità a livello europeo. In ragione di un possibile nuovo allargamento dell'Ue, si chiede di "aumentare  in termini reali il  bilancio destinato all'agricoltura", oltre che di "rimodulare  gli aiuti diretti della Pac in funzione  dell'evoluzione dei prezzi all'origine e della stabilità dei redditi". Altro punto riguarda il cambiamento climatico. Al posto degli eco-schemi, si chiede di varare il "terzo pilastro" della Pac, specifico "per la gestione comune dei rischi e dei danni provocati dagli eventi climatici estremi", prevedendo una maggiore dotazione finanziaria della riserva di crisi.

Le norme contestate

Le organizzaizoni agricole chiedono anche la sospensione del processo legislativo delle contestate proposte di regolamento sul ripristino della natura e sulle emissioni industriali, nonché sulla "direttiva Nitrati". Al centro delle polemiche anche la proposta sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggi, di cui si chiede una revisione in base alle "specificità dei prodotti destinati all'alimentazione". Si chiede poi di "eliminare dalla normativa sulla Pac gli obblighi relativi alla rotazione obbligatoria e alla destinazione non produttiva dei terreni", precisando che vanno subito sospese le sanzioni, insieme ad una semplificazione amministrativa estesa a tutte le aziende, a prescindere dalla loro grandezza. Uno dei capitoli più importanti riguarda la reciprocità nelle importazioni e i relativi controlli. Gli alimenti che entrano nel mercato europeo da Paesi terzi dovrebbero quindi rispettare anch'essi "le regole dell'Ue in materia di sicurezza alimentare,  biodiversità, tutela del lavoro e del benessere degli animali". Confagricoltura propone inoltre di inserire grano e semi di girasole "nella lista dei prodotti sensibili prevista nella proposta di regolamento riguardante la proroga della sospensione dei dazi sulle importazioni agroalimentari dall'Ucraina". Queste misure andrebbero accompagnate ad una "moratoria sui crediti per migliorare la condizione di liquidità delle imprese", a causa dell'eccezionale aumento dei tassi. 


 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Cosa hanno ottenuto finora i trattori dall'Europa. E cosa chiedono ancora

Today è in caricamento