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Venerdì, 21 Giugno 2024
Posizioni differenti / Israele

La richiesta di arresto di Netanyahu divide l'Europa

L'Alto rappresentante Borrell ha ricordato che gli Stati che riconoscono la Corte sono "obbligati" a rispettare i suoi ordini. L'Austria: "Sbagliato mettere sullo steso piano Israele e Hamas"

La richiesta di arresto per crimini di guerra e contro l'umanità per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha diviso l'Unione europea. Ancora una volta, come sempre quando si parla di Israele, i Paesi membri hanno avuto posizioni distanti tra loro. La richiesta è arrivata dal procuratore capo della Corte penale internazionale (Cpi), Karim Khan, che ha chiesto di arrestare anche Mohammed Deif, il leader delle Brigate Ezzedin Al Qassam, e Ismail Haniyeh, il leader dell'ufficio politico di Hamas, che insieme a Sinwar, sono accusati di "sterminio, omicidio, presa di ostaggi, stupro e violenza sessuale durante la detenzione".

Perché il mandato di arresto contro Netanyahu è una buona notizia per il premier di Israele

Il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, si è limitato a "prendere nota" della richiesta del procuratore, sottolineando che "tutti gli Stati che hanno ratificato lo statuto della Cpi sono obbligati a eseguire" le sue decisioni. "I crimini commessi a Gaza devono essere perseguiti al più alto livello, indipendentemente dagli autori", ha dichiarato Hadja Lahbib, la ministra degli Esteri del Belgio, Paese con la presidenza di turno dell'Ue, sottolineando il sostegno del suo governo al lavoro della Corte penale internazionale. Anche il ministero degli Esteri della Slovenia, uno dei quattro Paesi che dovrebbe presto riconoscere la Palestina, ha rilasciato una dichiarazione simile, affermando che i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità commessi in territorio israeliano e palestinese "devono essere perseguiti in modo indipendente e imparziale, a prescindere dagli autori". "La responsabilità è fondamentale per prevenire le atrocità e garantire la pace", ha aggiunto.

Il ministero francese ha ricordato di aver "messo in guardia per molti mesi sull'imperativo del rigoroso rispetto del diritto umanitario internazionale e in particolare sulla natura inaccettabile delle perdite civili nella Striscia di Gaza e sull'insufficiente accesso umanitario", aggiungendo: "La Francia sostiene la Corte penale internazionale, la sua indipendenza e la lotta contro l'impunità in tutte le situazioni".

Le ragioni di Israele non giustificano il massacro in corso a Gaza

Ma altri leader hanno criticato invece la richiesta di arresto. "La proposta del procuratore capo della Corte penale internazionale di emettere un mandato di arresto per i rappresentanti di un governo democraticamente eletto insieme ai leader di un'organizzazione terroristica islamica è spaventosa e del tutto inaccettabile", ha scritto il primo ministro ceco Petr Fiala. Il cancelliere austriaco Karl Nehammer (OeVP) su X ha scritto di "rispettare l'indipendenza della Cpi" ma aggiungendo di "non riuscire a capire" l'operato del procuratore Khan, sostenendo che "è incomprensibile che i leader dell'organizzazione terroristica Hamas, il cui obiettivo dichiarato è la distruzione dello Stato di Israele, siano menzionati insieme ai rappresentanti democraticamente eletti di questo stesso Stato".

Almeno 35mila palestinesi sono stati uccisi nella guerra a Gaza, sin grandissima pafrte civili, donne e bambini, e la situazione umanitaria è catastrofica nella Striscia, con le agenzie umanitarie che da tempo stanno lanciando un allarme per la fame diffusa e la carenza di carburante e di forniture mediche. Nell'attacco del 7 ottobre sono state uccise circa 1.140 persone israeliani e più di 250 sono stati presi in ostaggio, molti dei quali sono ancora nelle mani di Hamas. Se i giudici della Corte decideranno di accettare la richiesta del procuratore e di emettere il mandato d'arresto per Benjamin Netanyahu, ciò significa che, in teoria, qualsiasi dei 124 Stati membri della Corte sarebbe obbligato ad arrestarlo se si recasse sul loro territorio. Ma anche se il mandato potrebbe complicare alcuni dei viaggi di Netanyahu, la Cpi non dispone di forze di polizia per far rispettare i suoi mandati e si affida alla volontà dei suoi Stati membri di collaborare.

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