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Domenica, 26 Maggio 2024
Sos dal mare

Perché l'Europa vuole vietare la pesca a strascico

Pescatori protestano contro la proposta di divieto totale entro il 2030. Bruxelles la reputa la causa di catture eccessive, distruzione dei fondali e morte di squali e tartarughe

Le sirene dei pescatori europei sono arrivate nelle stanze delle istituzioni a Bruxelles, lanciando un Sos contro la proposta della Commissione europea di limitare ulteriormente la pesca a strascico. Nel corso del weekend in molti porti, inclusi quelli italiani, hanno suonato all'unisono le sirene dei pescherecci per far arrivare ai funzionari dell'Unione europea il proprio dissenso. L'esecutivo europeo ha inserito nelle linee guida sulla tutela dei mari una misura per ridurre questa tipologia di pesca, prevedendo una sua progressiva eliminazione entro il 2030. La pesca a fondo mobile viene reputata dagli esperti la causa di catture in eccesso, nonché di danni irreparabili ai fondali ed altri animali marini, come razze, squali e tartarughe.

Stock ittici a rischio

Lo scorso febbraio la Commissione europea ha presentato il pacchetto sulla pesca sostenibile, con varie misure che indicano la strada che Bruxelles intende perseguire per salvaguardare gli stock ittici e più in generale la salute dei mari e degli oceani. Il pacchetto, noto come Marine Action Plan, prevede una progressiva rinuncia alla pesca a strascico (nota anche come pesca a fondo mobile) entro il 2030 nelle aree marine protette. A margine del Consiglio agricoltura e pesca di marzo, il ministro dell'Agricoltura e della Pesca Francesco Lollobrigida aveva dichiarato che la proposta dell'esecutivo Ue "ci preoccupa particolarmente, ci preoccupa il modello", sottolineando come l'inquietudine venisse condivisa con "quasi tutte le nazioni europee".

Strage nei mari

Secondo numerose organizzazioni ambientaliste specializzate nella tutela dei mari e degli oceani, il pacchetto, pur andando nella "giusta direzione", lascerebbe in realtà ancora troppo margine di manovra agli Stati membri, in particolare sulle tempistiche. Secondo l'ong Oceana occorrono misure immediate, in particolare per arrestare la perdita di squali e razze, le cui popolazioni hanno subito una riduzione del 71% negli ultimi 50 anni. Altre vittime sono le tartarughe marine. Nello specifico, la pesca a strascico dei gamberi provoca un numero particolarmente alto di catture di tartarughe. Nonostante i divieti già in vigore per le aree marine protette, Oceana denuncia che le pratiche di pesca a strascico proseguono, mentre Bruxelles lascia ai Paesi membri la possibilità di "trascinare" il divieto totale fino al 2030 senza esigere un'attuazione repentina. In base a recenti verifiche della Commissione europea risulta che circa il 30% degli stock ittici nell’Atlantico e ben il 75% di quelli nel Mediterraneo sono ancora soggetti a pesca eccessiva. Le organizzazioni ambientaliste hanno quindi chiesto di attivare procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri e soprattutto di intensificare i controlli a livello nazionale accompagnati dalle relative sanzioni.

Tagli progressivi

Di parere opposto invece i pescatori. Oggi, 9 maggio, giornata dell'Europa, è arrivato a Bruxelles l'Sos audio delle sirene fatte risuonare lungo le coste italiane ed europee, veicolandolo sui canali social con l'hashtag #SOS_Eu_Fishing. L'iniziativa è stata promossa dall'Alleanza della pesca a strascico, coinvolgendo i 7mila pescherecci europei di un comparto che produce il 25% della produzione ittica dell'Ue. Il settore si oppone alle nuove linee che prevedono per la pesca a strascico un taglio fino al 30 per cento delle aree di pesca attuali tra il 2024 e il 2027, fino alla sua scomparsa entro il 2030. Secondo Coldiretti Impresapesca, quella a strascico rappresenta la tipologia più produttiva della marineria italiana.

Se venisse confermata la proposta Ue "affonderebbero" quasi tremila pescherecci, impattando sull'economia, sull'occupazione e sui consumi. Nel corso del fine settimana la mobilitazione ha riguardato tutti gli Stati membri che operano nei mari. "Il nostro obiettivo è far capire alla Commissione europea che le misure al vaglio sono insostenibili sul fronte economico e anche sociale", ha spiegato l'Alleanza in una nota, precisando: "Questo è solo il primo atto di una battaglia che vogliamo portare avanti e vincere non solo per tutelare il reddito e il lavoro ma per garantire ai consumatori di continuare a mangiare prodotti ittici italiani".

Porta aperta alle importazioni

La confederazione ricorda che circa il 68% delle aree marine sono già escluse allo strascico. In vigore c'è anche il divieto di pesca a strascico oltre i mille metri di profondità. A questi 3mila chilometri quadrati di aree marine protette e zone di tutela biologica, Bruxelles vorrebbe aggiungere altri 17mila chilometri di siti inclusi nel pacchetto Natura 2000, che corrisponderebbero ad un'area di interdizione assoluta e destinata ad aumentare nel tempo. ''Così di fatto si metterebbe fine alla pesca a strascico, ma solo in Europa, spalancando le porte ad un importazione extra-europea meno sostenibile perché non soggetta agli stessi standard di produzione'', hanno sottolineato i promotori dell'iniziativa. Il coordinamento ha sottolineato come un paradosso il duplice ruolo attribuito a Virginijus Sinkevičius, che ricopre l'incarico di commissario europeo per l'Ambiente, gli oceani e la pesca. "Non si possono delegare ad uno stesso commissario le competenze della pesca e dell'ambiente".

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