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Domenica, 26 Maggio 2024
Il rapporto

"L'Europa ha comprato il 78% delle armi per l'Ucraina da Paesi esteri, una vergogna"

L'atto d'accusa dell'ex premier Letta a Bruxelles. Il settore della difesa come cartina di tornasole dei problemi dell'economia europea

L'Unione europea deve sfruttare le economie di scala, "nell'industria della difesa. Se non ci riusciamo, continueremo con questa vergogna dell'80%, il 78% per essere precisi, delle forniture militari" che proviene "da fuori Ue". L'atto di accusa è dell'ex premier Enrico Letta, a Bruxelles per presentare ai 27 leader del blocco il suo rapporto "Molto più che un mercato", il documento di 150 pagine contenente una serie di proposte e indicazioni per la riforma del mercato unico, e più in generale della politica industriale del continente. 

Il settore della difesa, complice la guerra in Ucraina e le tensioni internazionali, è diventato una sorta di cartina di tornasole dello stato di salute dell'economia europea e della sua frammentazione, tanto nella manifattura quanto nei servizi, digitale compreso. Ecco perché Letta ha tenuto a sottolineare come, tra il 2022 e il 2024, gli europei hanno speso "somme ingenti" per sostenere militarmente l'Ucraina. Giusto farlo, sia chiaro. Ma mentre l'Ue ha comprato il 78% delle armi e delle altre attrezzature da fornitori esteri, gli Stati Uniti "hanno acquistato circa l’80% dell’equipaggiamento militare utilizzato per sostenere la guerra in Ucraina direttamente da fornitori americani, una netta differenza che evidenzia la debolezza del nostro approccio", si legge nel rapporto.

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I problemi produttivi della difesa sono noti da tempo: ogni Stato ha le sue imprese, che dialogano a fatica con le altre aziende europee. E ogni governo vuole avere il pieno controllo della propria spesa militare e dei Paesi fornitori con cui fare affari. Il risultato di questa frammentazione di investimenti e produzione lo si è visto con lo smacco sulle munizioni per Kiev: l'anno scorso l'Ue ha stanziato 2 miliardi per inviare 1 milione di munizioni 'made in EU' all'Ucraina entro il marzo 2024, ma le imprese di casa sono riuscite a produrne meno della metà entro quella scadenza.

Come dicevamo, l'industria della difesa è una cartina di tornasole dei mali del mercato unico dell'Ue. La frammentazione riguarda diversi settori, alcuni strategici per il futuro della competizione globale. Per esempio, c'è il settore delle telecomunicazioni, con "27 sistemi diversi" e "cento" operatori attivi, mentre negli Usa sono "tre". Tra questi due estremi, "penso che possiamo trovare un compromesso che dia una buona soddisfazione ai consumatori" europei, ma che "nello stesso tempo" eviti questo "disastro industriale che è il sistema delle telecomunicazioni in Europa", un tempo leader globale.

Un altro esempio è quello dei trasporti: Letta cita l'alta velocità ferroviaria "perché trovo totalmente assurdo l'obbligo di circolare tra le capitali europee in aereo, e non con treni ad alta velocità", ha spiegato. L'alta velocità ferroviaria "funziona molto bene all'interno dei Paesi europei. Si può andare tranquillamente da Barcellona a Madrid, da Aix-en-Provence a Parigi: funziona benissimo. Ma quando si tratta di collegare le capitali, ecco i problemi del mercato unico", lamenta l'ex premier. I sistemi ferroviari europei sono organizzati Paese per Paese e l'offerta di collegamenti transfrontalieri è molto inferiore alla disponibilità di tratte all'interno di ciascuno Stat Per Letta bisogna colmare queste lacune allargando il mercato unico anche all'energia, per esempio. 

Il "punto di svolta" è attrarre investimenti su scala europea per creare dei 'campioni' industriali Ue. E per farlo occorre costruire anche "un'Unione del risparmio e degli investimenti". Letta punta il dito sul fatto che "più di 300 miliardi di euro di risparmi lasciano ogni anno l'Europa per il mercato americano perché il mercato europeo è frammentato e non abbastanza attraente". Così le startup europee finiscono negli Usa a cercare fondi. E l'innovazione va altrove.  

"Il distacco dagli Stati Uniti, ma anche dal resto delle economie mondiali, significa che abbiamo un'ultima opportunità, un'ultima finestra che si apre e dobbiamo approfittarne", ha avvertito l'ex premier. Il quale si è augurato che "questo rapporto non finisca nel cassetto, il suo più grande nemico". 

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