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Domenica, 14 Aprile 2024
I dati sull'export

Quanto guadagnerebbero in più i produttori di cibo se venisse concluso il Mercosur

Secondo uno studio all'Ue conviene chiudere tutti gli accordi commerciali in fase di negoziazione con i Paesi terzi, incluso il contestatissimo trattato con gli Stati Latino Americani

Più esportazioni, anche per gli italiani, se l'Unione europea riesce a chiudere tutti gli accordi di libero scambio. Lo dice uno studio che ha valutato il potenziale impatto di dieci accordi di libero scambio, conclusi di recente  come quello col Canada o attualmente in fase di negoziazione come il  Mercosur. Secondo gli autori della ricerca l'approccio commerciale di Bruxelles apre nuove opportunità commerciali agli esportatori agroalimentari. Grazie a relazioni commerciali che passano per via preferenziali, le fonti di importazione risultano diversificate. Altro vantaggio sarebbe una migliorata resilienza delle catene di approvvigionamento alimentare dell'Ue, già sottoposta a moleplici scossoni dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Lo studio arriva in un momento molto delicato, con il Mercosur (l'accordo con alcuni Paesi dell'America latina in trattativa da venti anni) che è stato al centro delle proteste dei contadini di mezza Europa. Sotto la pressione del principale sindacato agricolo transalpino (Fnsea), il governo francese ha già detto di voler ritrattare il proprio consenso alla chiusura dell'accordo perché danneggerebbe eccessivamente i suoi produttori. 

Ue principale esportatore agroalimentare

Attualmente gli Stati membri dell'Ue insieme risultano il principale esportatore mondiale di prodotti agroalimentari: nel 2022 con 58 miliardi di euro calcolati, la bilancia agroalimentare dell'Ue risulta particolarmente positiva. Secondo una recente relazione sulla diversificazione del commercio agroalimentare, questa posizione dominante deriverebbe viene consolidata grazie a relazioni commerciali equilibrate e favorevoli con i Paesi terzi, da cui comunque i Paesi europei importano in abbondanza materie prime alimentari, come grano, mais, soia e carni. Condotto dal Centro comune di ricerca della Commissione, lo studio pubblicato oggi si concentra sugli accordi con Australia, Cile, India, Indonesia, Malaysia, Mercosur (che vede coinvolti Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), Messico, Nuova Zelanda, Filippine e Thailandia, accordi attualmente negoziati o conclusi ma non ancora attuati.

Vantaggi dai nuovi accordi 

Nel 2032, stima la ricerca, il valore delle esportazioni agroalimentari dell'Ue sarebbe compreso tra 3,1 e 4,4 miliardi di euro in più rispetto a quanto verrebbe ottenuto in assenza di questi dieci accordi commerciali. Ad avvantaggiarsi maggiormente sarebbero i prodotti lattiero-caseari (+  780 milioni di euro), il vino e altre bevande (+  654 milioni di euro), insieme ai prodotti agroalimentari trasformati come passate, conserve e prosciutti (+1.3 miliardi). Qualità, sicurezza e sostenibilità sono le caratteristiche degli alimenti che più rafforzano la reputazione del cibo europeo a livello mondiale.

Settori sensibili alle importazioni facilitate

Per quanto riguarda le importazioni, al momento dell'entrata in vigore dei dieci accordi commerciali oggetto dello studio, il valore dovrebbe oscillare tra 3.1 e 4.1 miliardi di euro in più nel 2032 rispetto a quanto sarebbe stato in assenza di tali accordi. In sostanza si avrebbe un aumento equilibrato sia delle esportazioni che delle importazioni, con un leggero vantaggio complessivo che pende dal lato dell'Ue. Lo studio riconosce però che alcuni settori "sensibili", come le carni bovine e ovine, il pollame, il riso e lo zucchero, dovrebbero far fronte a una maggiore concorrenza da parte dei dieci partner menzionati nello studio.Per questa ragione Bruxelles proteggere sistematicamente questi settori con dei contingenti tariffari, calibrati sul rischio della concorrenza straniera. Questo strumento inserito negli accordi commerciali può contribuire ad attenuare eventuali perturbazioni del mercato, sostengono i ricercatori, proteggendo agricoltori e produttori agroalimentari europei.

L'impatto della Brexit

Lo studio ha anche esaminato anche l'impatto sull'agricoltura dell'Ue degli accordi commerciali recentemente conclusi dal Regno Unito con l'Australia, la Nuova Zelanda e i Paesi membri dell'accordo globale e progressivo di partenariato transpacifico (Cptpp) in seguito alla Brexit. Lo studio mostra che questi partner commerciali conquisteranno alcune quote che prima vantavano i produttori dell'Ue sul mercato britannico. Pur restando l'Ue tra i principali fornitori del Regno Unito, si prevedono impatti negativi per le carni bovine, il vino e il tabacco, per i prodotti alimentari trasformati, per i prodotti lattiero-caseari e per le carni ovine. Tuttavia secondo gli esporti, queste perdite sarebbero compensate dai vantaggi ottenuti se entrassero in vigore tutti gli accordi che Bruxelles è in fase di negoziazione. 
 

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