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Domenica, 16 Giugno 2024
Contraccezione forzata / Danimarca

Giovani costrette a usare contraccettivi, dopo lo scandalo la richiesta di risarcimento

La pratica messa in atto negli anni '60 e '70 in Groenlandia dal governo danese per ridurre la popolazione inuit ha riguardato 4.500 ragazze. Alcune di loro ora chiedono compensazioni

Migliaia di giovani indigene erano state obbligate a usare contraccettivi per impedire che avessero figli negli anni Sessanta e Settanta, quando la Groenlandia era ancora in parte sotto il controllo della Danimarca. Lo scandalo era noto da tempo, ma ora alcune di queste donne hanno deciso di fare causa a Copenaghen, chiedendo delle compensazioni per gli abusi subiti. 

L'antecedente

Negli anni Sessanta e Settanta il governo danese ha impiantato ben 4.500 dispositivi intrauterini (Iud) a giovani donne Inuit. Come è emerso dai documenti e dalle testimonianze delle vittime, molte di loro all'epoca avevano soltanto 13 o 14 anni. "Non sapevo cosa stesse succedendo", ha detto Naja Lyberth al giornale spagnolo online El Confidencial mentre raccontava di quel giorno in cui, a soli 13 anni, aveva dovuto saltare la scuola per andare dal medico che le ha poi impiantato il piccolo dispositivo a forma di T senza il suo consenso. 

Secondo quanto riportato dall'emittente di stato danese Dr, il programma di contraccezione forzata riguarda la metà della popolazione femminile indigena in età fertile negli anni Sessanta e Settanta. La Groenlandia è diventata indipendente dalla Danimarca nel 1953, ma ha assunto il controllo del sistema sanitario nei suoi territori soltanto nel 1992. La pratica del controllo delle nascite sulle donne indigene è avvenuta fra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, quando la sanità era quindi sempre di dominio danese. 

La vicenda legale

Secondo quanto riporta Abc News, è probabile che Copenaghen avesse deliberatamente messo in atto questa politica di controllo delle nascite per limitare la crescita della popolazione groenlandese che, grazie al miglioramento del servizio sanitario e delle cure mediche, stava crescendo, ma impedendo di riprodursi solo alle donne inuit. "E' una pratica che si è vista anche in altri contesti", ha detto a El Confidencial Siff Lund Kjærgaard, professoressa del dipartimento di Scienze Politiche e Pubblica Amministrazione dell'università della Danimarca Meridionale, "in questa vicenda dobbiamo tenere conto dell'aspetto coloniale".

Lo scorso settembre, Naja ed altre 66 donne hanno deciso di fare causa al governo danese per la contraccezione forzata chiedendo una compensazione totale di 43 milioni di corone (4 milioni di euro). Già un anno prima, nel 2022, il governo si era scusato pubblicamente ma, di fronte alla richiesta di un risarcimento di 300mila corone danesi (circa 40mila euro) si era rifiutato fino alla chiusura definitiva delle indagini sul caso, ipotizzata per il 2025. A questo punto le vittime, data la loro età avanzata, hanno deciso di andare per vie legali. "Le più anziane di noi hanno più di 80 anni e quindi non possiamo più aspettare", ha dichiarato una delle donne, Naja Lyberth, all'emittente pubblica groenlandese Knr. "Finché viviamo, vogliamo recuperare il rispetto per noi stesse e per il nostro utero". 

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