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Giovedì, 26 Maggio 2022
Spionaggio informatico

D'Amato (Greens) alla Commissione: "Il sofware spia israeliano pagato con fondi Ue?"

L’Europarlamento ha avviato un’inchiesta su Pegasus, che sarebbe stato utilizzato per spiare politici e giornalisti

Mentre monta l’allarme in Ue per gli scandali di spionaggio legati allo spyware Pegasus, gli eurodeputati continuano a fare pressione su Bruxelles perché sospenda i finanziamenti europei alla società israeliana Nso Group, sviluppatrice del software recentemente finito nell’occhio del ciclone per il suo impiego nella sorveglianza di molte persone in tutto il mondo (compresa l’Europa).

Rosa D’Amato, parlamentare dei Greens europei, ha ribadito su Eu Observer la necessità che la Commissione europea congeli il flusso di cassa che, tramite i programmi Horizon, arriva a Nso. Almeno finché non sarà possibile accertare con sicurezza che i soldi dei contribuenti europei non vengano utilizzati nello sviluppo di malware per lo spionaggio o nell’occupazione illegale dei territori palestinesi.

Per il periodo 2021-2027, l’Ue ha stretto con Israele un accordo di associazione al programma Horizon Europe del valore di 95,5 miliardi di euro. Tel Aviv riceve da almeno 25 anni un notevole sostegno finanziario da parte dell’Unione nel campo della ricerca e dell’innovazione, che ha contribuito allo sviluppo di diverse tecnologie di informazione e comunicazione, soprattutto digitale.

Tra queste, anche se non è certo se finanziate direttamente dall'Ue, spicca appunto lo spyware Pegasus, finito sotto i riflettori l’estate scorsa in seguito a un’inchiesta internazionale che ha svelato come, tramite questa tecnologia di sorveglianza, diversi governi abbiano spiato e violato la privacy di almeno un migliaio di politici, giornalisti, giudici, attivisti per i diritti umani, manager e altre personalità in oltre 50 Paesi nel mondo. In Europa, gli scandali maggiori sono scoppiati in Ungheria, Polonia, Francia e Spagna, dove si parla da settimane di “Catalangate” e dov’è appena saltata una testa eccellente.

A metà dicembre 2021, una sessantina di eurodeputati ha inviato una lettera al capo della diplomazia Ue, Josep Borrell, dicendosi preoccupati circa la possibilità che i fondi europei finanziassero tecnologie usate dal governo israeliano in attività illegali come lo spionaggio sugli attivisti palestinesi e sulle organizzazioni di difesa dei diritti umani, nonché nelle violazioni dei diritti fondamentali della popolazione palestinese, soprattutto nei territori occupati. Poco prima, 86 tra ong ed esperti avevano chiesto alla Commissione di sanzionare il gruppo Nso e di vietare la vendita e l’utilizzo di Pegasus.

Ma dal Berlaymont non è giunta risposta. O meglio, una risposta è arrivata, ma non era quella che chi l’ha interpellato si aspettava: la questione è di competenza degli Stati membri, non della Commissione. L’esecutivo comunitario si è giustificato dicendo che non può mettere bocca sulle normative nazionali in materia di sicurezza, e ha suggerito a chi è diventato “bersaglio” dello spionaggio di rivolgersi alle autorità giudiziarie domestiche.

Il software Pegasus, ha ribadito D’Amato, “mina il diritto alla privacy, alla libertà di espressione e di associazione, nonché l’integrità generale del quadro giuridico internazionale”. “Rappresenta una minaccia reale per la sicurezza di individui e organizzazioni, per i diritti civili e per la sicurezza”, ha aggiunto, sottolineando che il suo utilizzo mette in seria discussione la credibilità e le intenzioni dei governi democratici che vi fanno ricorso contro i propri cittadini.

Lo scorso marzo, l’Eurocamera ha istituito una commissione d’inchiesta di 38 membri per indagare sull’uso dello spyware nel territorio dell’Ue, che ha iniziato le sue attività ad aprile. “È fondamentale che il Parlamento metta in discussione il ruolo dei programmi di finanziamento dell’Ue, come Horizon 2020 e Horizon Europe, nel rafforzare i governi oppressivi e le situazioni di occupazione militare attraverso lo sviluppo di tali software spia e le attività e relazioni commerciali che li circondano”, ha dichiarato D’Amato, per la quale va sancita l’incompatibilità di tali tecnologie con i valori fondanti dell’Ue nonché, nello specifico, con la mission dei programmi Horizon.

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