Sabato, 13 Luglio 2024
Nuove sanzioni / Russia

L'Ue per la prima volta sanziona il gas russo: cosa cambia per Putin

Via libera al nuovo pacchetto di misure anti-Mosca: colpiti i transiti di gnl nei porti europei che valgono 3,4 miliardi

Pr la prima volta, l'Unione europea ha deciso di colpire con le sue sanzioni anche la principale fonte di introiti della Russia, il gas. Il quattordicesimo pacchetto di misure anti-Cremlino approvato dai 27 Stati membri, compresa l'Ungheria, prevede il divieto per la navi russe di riesportare il gas naturale liquefatto (gnl) dai porti europei verso altre destinazioni, principalmente l'Asia. Secondo i calcoli dell'ong belga Bond Beter Leefmilieu, questa misura colpirà una fonte di ricavi per Mosca che tra il 2022 e il 2023 ha raggiunto circa 3,4 miliardi di euro.

Per capire meglio come funzionerà la sanzione bisogna partire dalla penisola Jamal, nella Russia siberiana occidentale: qui si trova il maxi giacimento di idrocarburi Yamal Lng, che nel 2023 ha prodotto circa 27,6 miliardi di metri cubi di gnl. La maggioranza di questo gas (16,2 miliardi) viene importato dai Paesi Ue, un flusso che non è stato sanzionato. Il resto va ai mercati dell'Asia orientale, tra cui la Cina.

Per arrivare in Asia, però, le navi russe hanno due strade: una diretta attraverso il passaggio a Nord-Est, ossia attraverso il mar Glaciale artico, l'altra che passa dai porti dell'Europa del Nord, dove avviene la cosiddetta riesportazione verso l'Asia. La rotta europea, seppur più lunga, è quella privilegiata in inverno, dato che attraversare l'Artico in questa stagione comporta costi notevoli in più per via del ghiaccio e della necessità di far leva su navi apposite per sgombrare la strada (passando dall'Ue, invece, la navi rompighiaccio caricano su imbarcazioni più piccole il gnl). Finora, la Russia ha suddiviso equamente i suoi flussi tra le due rotte. Ma adesso, con la nuova sanzione varata dall'Ue, dovrà fare affidamento solo sulla via artica.

La misura, va detto, non colpirà l'intero giro d'affari tra Mosca e i Paesi europei sul gas: i gasdotti continuano a pompare l'oro blu in Austria e Ungheria, mentre lo stop alla riesportazione non dovrebbe incidere più di tanto sulle importazioni di gnl nell'Ue, che nel 2023 hanno generato ricavi per Mosca intorno agli 8 miliardi di euro. 

La misura, però, è un ulteriore colpo all'economia russa, che comincia mostrare i segni dovuti alle sanzioni occidentali e al protrarsi della guerra. La Banca centrale di Mosca sta facendo sempre più fatica a contenere l'inflazione, nonostante i continui aumenti dei tassi d'interesse. Dinanzi alla grave carenza di manodopera, le imprese russe fanno a gara per accaparrarsi i lavoratori innalzando i salari. Ma questo non basta a coprire i buchi in organico. L'economia di guerra e la chiusura dei rapporti con l'Occidente stanno poi rallentando lo sviluppo tecnologico, il che potrebbe avere effetti pesanti sulla crescita del Paese in futuro.

In questo quadro, non vanno sottovalutate le altre sanzione introdotte dall'Ue nel nuovo pacchetto: viene rafforzato l'obbligo per le aziende europee di tracciare le merci che commercializzano all'estero, per evitare che finiscano in Russia attraverso intermediari di Paesi terzi. Inoltre sono state introdotte restrizioni nei confronti delle istituzioni finanziarie di Paesi terzi che favoriscono questo ripo di intermediazione. Si tratta di misure volte a impedire l'arrivo a Mosca di tecnologie fondamentali sua per l'industria civile, ma anche per quella bellica, come i microprocessori.

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