Sabato, 13 Luglio 2024
Il patto / Libano

L'Europa prova a frenare i flussi di migranti dal Libano, scatenati dalla guerra a Gaza

Al Paese offerto un pacchetto di aiuti di un miliardo, per far fronte alla dura crisi economica e aumentare i controlli alle frontiere. In forte crescita gli sbarchi a Cipro ma anche in Italia

L'Europa teme che un'estensione del conflitto in Medio Oriente possa portare una nuova crisi dei migranti in Europa, e sta già correndo ai ripari. Dal Libano, Paese che ospita un milione e mezzo di profughi siriani, stanno iniziando a fuggire diverse migliaia di persone, con gli sbarchi irregolari che a Cipro, isola che dista circa 160 chilometri dal Paese, che sono in forte aumento. E la Commissione ha offerto ora un pacchetto di aiuti di ben un miliardo di euro, per migliorare le capacità del Paese di controllo dei suoi confini, offrendosi anche di sostenere lo sforzo di ricollocamento dei siriani nel loro Paese di origine.

A Beirut si sono recati oggi (2 maggio) la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il presidente cipriota Nikos Christodoulidis per siglare il patto. Von der Leyen ha dichiarato che il pacchetto aiuterà a rafforzare i servizi di base nella nazione, tra cui la sanità e l'istruzione, anche se ha aggiunto che è fondamentale che Beirut "porti avanti le riforme economiche, finanziarie e bancarie" per rivitalizzare l'ambiente imprenditoriale e il settore bancario. Parlando insieme al premier libanese Najib Mikati e a Christodoulidis, ha affermato che il sostegno alla sicurezza dell'esercito libanese, delle forze di sicurezza interne e della Sicurezza Generale si concentrerà sulla fornitura di formazione, attrezzature e infrastrutture per migliorare la gestione delle frontiere quello che all'Europa interessa di più.

L'economia libanese ha iniziato a sgretolarsi nel 2019, dopo decenni di forti spese e corruzione. Al Paese era stato offerto un pacchetto di aiuti da 3 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario Internazionale, ma la mancanza di riforme richieste non lo ha fatto partire. La crisi si è intanto inasprita, con la maggior parte dei libanesi è stata esclusa dai propri risparmi bancari, la valuta locale che è crollata e le istituzioni pubbliche (dalle scuole all'esercito) che hanno faticato a continuare a funzionare. Parallelamente il Libano ha visto un aumento delle imbarcazioni di migranti che salpano dalle sue coste e si dirigono verso l'Europa, con la vicina Cipro e, sempre più spesso, anche l'Italia, come destinazioni principali.

Il Libano ospita al momento già un milione e mezzo di profughi siriani, il 90% dei quali vive in condizioni di estrema povertà e il 20% ancora in campi, in condizioni spesso deplorevoli. Sin dall'inizio della guerra nella Striscia di Gaza, gli scontri tra le truppe israeliane e le milizie libanesi di Hezbollah (alleate di Hamas), attraverso principalmente lancio di razzi, sono state costanti. Ampie zone sia del Libano che di Israele a ridosso del confine sono state evacuate, per creare zone di sicurezza. La popolazione ovviamente è molto preoccupata, e i primi a scappare sembra siano proprio i rifugiati che si trovano in Libano, che temono di vedersi trascinare in un nuovo conflitto, dopo essere scappati da quello siriano.

Tre settimane fa Nicosia ha sospeso l'esame delle domande di asilo dei siriani in seguito al forte aumento degli arrivi irregolari del  mese scorso quando più di mille persone erano arrivate a Cipro su imbarcazioni provenienti dal Libano dall'inizio di aprile. L'isola mediterranea in tutto ha registrato più di 2mila arrivi via mare nei soli primi tre mesi di quest'anno, rispetto agli appena 78 dello stesso periodo dello scorso anno. "Voglio essere chiaro: la situazione attuale non è sostenibile per il Libano, non è sostenibile per Cipro e non è sostenibile per l'Unione Europea. Non è sostenibile da anni", ha detto il presidente cipriota Christodoulidis.

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