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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Lo scenario / Regno Unito

Cosa cambierà per la Brexit con l'addio di Johnson

A Bruxelles sperano che l'uscita di scena del premier apra a un miglioramento dei rapporti con Londra, ma potrebbe trattarsi solo di una pia illusione

Le dimissioni di Boris Johnson sono state accolte con sollievo e con una certa soddisfazione a Bruxelles e in diverse capitali europee. Il premier britannico, fautore della prima ora della Brexit, e alfiere della linea dura nei negoziati con l'Ue, non aveva rapporti idilliaci né con i vertici comunitari, né con diversi suoi omologhi del continente. In tanti sperano che ora le posizioni di Londra sul divorzio con l'Europa si ammorbidiscano.

"La partenza di Boris Johnson apre una nuova pagina nelle relazioni con il Regno Unito", ha twittato Michel Barnier, l'ex negoziatore dell'Ue sulla Brexit, secondo cui questa relazione "potrebbe essere più costruttiva, più rispettosa degli impegni presi, in particolare per quanto riguarda la pace e la stabilità in Irlanda del nord e più amichevole con i partner nell'Ue". Ha parlato addirittura di una "opportunità" per ricostruire i rapporti tra Dublino e Londra il primo ministro irlandese Micheal Martin. "Abbiamo l'opportunità di tornare al vero spirito di collaborazione e rispetto reciproco di cui abbiamo bisogno", ha detto.

Ma le speranze rischiano di essere deluse, perché al momento non si vede all'orizzonte la possibilità di un ammorbidimento delle posizioni, e la possibilità di una marcia indietro è un sogno che neanche i più idealisti ormai conservano. E nemmeno sembra che il Regno Unito possa cambiare idea sul punto più caldo che ancora resta aperto: la questione nord Irlandese. Il governo britannico ha introdotto in Parlamento un disegno di legge per modificare unilateralmente il Protocollo sull'Irlanda del Nord, che stabilisce che questa nazione continui ad essere politicamente britannica ma contemporaneamente dal punto di vista commerciale resti all'interno dell'Unione doganale europea.

Perché si parla ancora di Brexit e qual è il problema con l'Irlanda del Nord

Johnson ha voluto una clausola di sicurezza che se approvata darebbe al governo il potere di infrangere il patto su alcuni punti, per permettere una più facile circolazione delle merci ma in violazione delle regole comunitarie, cosa che significherebbe la violazione di un trattato internazionale, un cosa che potrebbe avere serie ripercussioni per il Paese. Di fatto, la maggior parte dei candidati più accreditati alla successione alla leadership, come Sajid Javid, Rishi Sunak, Jeremy Hunt, Penny Mordaunt, Ben Wallace, Steve Baker, Suella Braverman e naturalmente Liz Truss, autrice del disegno di legge, sono tutti favorevoli al testo, o comunque non si sono mai espressi in maniera contraria. E favorevole è il gruppo conservatore a Westminster, che al nuovo leader dovrà dare la fiducia, e in cui è molto influente ll'European Research Group, il gruppo dei duri della Brexit guidati da Jacob Rees-Mogg, il cui supporto sarà fondamentale per la vittoria.

La modifica al Protocollo dovrebbe passare la fase delle commissioni la prossima settimana con la terza lettura in arrivo a settembre. Se diventerà legge entro la fine dell'anno, come previsto, l'Ue e il Regno Unito potrebbero iniziare una sorta di guerra commerciale. La speranza è solo che un futuro premier si mostri moderato, e decida di non utilizzare i poteri che il disegno di legge gli darebbe, ma è difficile che Bruxelles accetti di non fare nulla basandosi solo su una eventuale fiducia.

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