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Venerdì, 21 Giugno 2024
Lo scenario / Paesi Bassi

Perché la destra al potere in Olanda potrebbe aiutare Meloni a conquistare l'Europa

Il nuovo esecutivo guidato dal partito di Geert Wilders e sostenuto da quello del premier uscente Rutte, sta scombussolando il campo liberale e contribuendo a ridisegnare la geografia politica dell'Ue

L'annuncio di un accordo per un governo in Olanda guidato dall'estrema destra di Geert Wilders ha scosso la politica europea a meno di un mese dalle elezioni dell'8 e 9 giugno. E potrebbe avere ripercussioni sulla stessa Commissione che nascerà da quelle elezioni, dando una spinta all'idea di un sostegno delle forze conservatrici a un nuovo esecutivo guidato da Ursula von der Leyen. Un'ottima notizia per Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia. Il Partito per la Libertà (Pvv) di Wilders, conosciuto come un feroce critico dell'Islam e dell'immigrazione, in Europa siede nei banchi di Identità e democrazia insieme alla Lega di Matteo Salvini e al Rassemblement National di Marine Le Pen, quello contro cui finora in Aula è stato creato un 'cordone sanitario' che gli impedisce di ottenere ruoli apicali.

La vittoria alle urne

Al voto del 22 novembre scorso aveva conquistato 37 dei 150 seggi, la maggioranza relativa della Camera de L'Aia, ma non abbastanza per formare un governo. Dopo mesi di trattative il partito è riuscito a trovare un accordo per un esecutivo in gran parte tecnico, ma comunque a trazione di estrema destra. E lo ha fatto grazie al sostegno di altri tre partiti, tra cui il Nuovo Contratto Sociale (Nsc) di Pieter Omtzigt, che è membro del Partito popolare europeo, e addirittura dei liberali Vvd del premier uscente Mark Rutte, uno dei leader europei più influenti e che ha governato il Paese per oltre 13 anni.

E questo nonostante i liberali europei di Renew, gruppo di cui il Vvd fa parte nel Parlamento di Strasburgo e Bruxelles, avessero sottoscritto proprio la settimana scorsa un appello che chiede che la prossima Commissione non accetti il supporto della destra. Ma se ora gli stessi liberali sdoganano la destra più estrema di Identità e democrazia, perché un'eventuale futura Commissione non dovrebbe accettare quella sempre radicale ma ritenuta meno radicale dell'Ecr di Meloni?

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I malumori liberali

Ieri Valérie Hayer, eurodeputata francese che guida il blocco liberale Renew al Parlamento europeo, ha espresso la sua "totale disapprovazione" del patto con Wilders, che è l'equivalente olandese di Marine Le Pen. Per questo ha convocato una riunione per il 10 giugno, il giorno dopo le elezioni, per discutere sul da farsi.

Sul tavolo ci sarà anche la possibilità di espellere il Vvd, cosa che spingerebbe il partito con ogni probabilità nelle braccia del Ppe. Lo stesso Ppe che, sia con il leader in Aula Manfred Weber, sia con la stessa von der Leyen, ha più volte aperto alla possibilità di un'alleanza con la destra. Un eurodeputato del Vvd, Malik Azmani, è il vice di Hayer alla guida di Renew, e il partito è stato un pilastro della stessa nascita del gruppo che al momento rappresenta la terza forza più grande dell'Aula, con 102 parlamentari su 720 totali.

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Possibile scissione

Storicamente la casa dei liberali era l'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa (Alde), un tempo guidata proprio dall'olandese Rutte. Ma il partito Renaissance di Macron ha sempre evitato di affiliarsi all'Alde, e per questo era stato creato all'Europarlamento nel 2019 il gruppo di Renew, grazie appunto a un patto tra Macron e Rutte. Ma ora questi equilibri potrebbero saltare e far esplodere la galassia liberale, che comunque è data in calo dai sondaggi. E visto che invece le due destre radicali europee, Ecr e Id sono in crescita, le geografia politica dell'Aula potrebbe cambiare e non poco. E così anche la maggioranza in sostegno del nuovo esecutivo comunitario, a tutto vantaggio dei conservatori di Meloni.

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