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Martedì, 27 Settembre 2022
Bruxelles

L'Italia vuole la guida dal Mes: sfida a Olanda, Lussemburgo e Portogallo

Il nostro Paese non ha ancora ratificato la riforma del fondo salva-Stati. Nell'attesa, lancia il capo di gabinetto di Gentiloni per il posto di direttore generale

La sua riforma attende ancora il via libera definitivo a causa dei ritardi nella ratifica da parte dell'Italia (e della Germania), tanto che da Bruxelles è arrivata più di una tirata d'orecchi al nostro Paese. Eppure, il prossimo capo del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), ossia del fondo salva-Stati considerato da un pezzo della nostra politica una sorta di braccio armato dell'austerity, potrebbe essere proprio un italiano. Roma ha infatti formalizzato la candidatura di Marco Buti al posto di direttore generale del Mes, detenuto per il momento dal tedesco Klaus Regling. 

Buti è stato a capo della prestigiosa direzione generale Affari economici della Commissione europea, e con l'arrivo di Paolo Gentiloni a Bruxelles ne è diventato il capo di gabinetto. Il curriculum è dunque di massimo spessore, e a suo vantaggio potrebbe esserci anche il fatto che l'Italia, dopo David Sassoli, non ha più una presidenza di peso nelle istituzioni Ue (a differenza di Germania e Francia). Buti dovrà vedersela con  due ex ministri delle Finanze, il portoghese Joao Leao e il lussembughese Pierre Gramegna. Tra i candidati anche Menno Snel, un ex viceministro delle Finanze olandese che si è dimesso nel 2019 in seguito a uno scandalo sugli assegni familiari revocati a famiglie povere, spesso composte da migranti. Il suo eccesso di zelo, che ha suscitato un'ondata di indignazione nel Paese, oltre a costi aggiuntivi per le casse olandesi, non sembra il miglior biglietto da visita per un fondo visto da molti come al soldo dei falchi europei dell'austerity.

I governi hanno tempo fino al 23 maggio per cercare voti tra le capitali Ue a sostegno dei loro candidati.  

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